Luca 18
Cap. 18
Parabola del giudice iniquo.
Gesù ha appena terminato di parlare degli ultimi tempi e del rapimento della chiesa ed ora esorta i cristiani a pregare.
Certamente Dio non viene paragonato al giudice iniquo, poiché di quest’ultimo si dice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. Tale persona, infatti, è in contrasto con il carattere del Signore.
Vs. 1. Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi,
Gesù ci esorta a pregare in quanto, essendo vicini gli ultimi tempi, dobbiamo essere costanti nell’essere in contatto con Dio in ogni momento della nostra giornata.
Vs. 2. dicendo: "C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo.
Questo giudice non dimostrava alcun timore di Dio nell’espletare il proprio compito, nè alcun rispetto per gli esseri umani. Egli, che avrebbe avuto il compito di difendere la giustizia e il sopruso che pesava sui poveri, in realtà usava il suo potere per imbrogliare e si lasciava corrompere facilmente.
Vs. 3. Or in quella stessa città c’era una vedova che andava da lui, dicendo: "Fammi giustizia del mio avversario".
Al suo cospetto arriva una donna, che come tale non aveva diritti, una vedova, che non aveva né figli maschi né un marito che potesse difenderla, ed inoltre era povera, quindi priva di quei mezzi ci corruzione che egli avrebbe accettato volentieri.
Le armi che questa donna aveva dalla sua parte erano solamente il fatto di essere nel giusto e la sua perseveranza. La donna si presenta alla tenda del giudice ripetutamente, fino a quando Egli la prende in considerazione.
Vs. 4-5. Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo, ma poi disse fra sé: "Anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, 5 tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia perché a forza di venire, alla fine non mi esaurisca"".
Il giudice non scolta la donna per motivi di giustizia, bensì solamente per togliersi di torno questo fastidio.
Vs. 6-7. E il Signore disse: "Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. 7 Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore?
Se un giudice tanto malvagio ha ascoltato le grida della vedova, tanto più Dio, che è un padre amorevole, ascolterà le grida dei suoi figlioli. Dio, quindi, è in contrasto con il giudice.
Ecco gli elementi di contrasto tra il giudice e Dio:
non aveva alcuna cura di lei.
1 Pietro 5:6-7. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli v’innalzi al tempo opportuno, 7 gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi.
Dio ha cura di ogni suo figlio perciò ogni nostra più piccola preoccupazione deve essere portata a Lui. Tanto più i grandi problemi.
Il giudice e la vedova erano estranei.
1 Giovanni 3:1. Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui,
Noi siamo molto vicini a Dio, che ci ama con l’amore di un padre e ci chiama “figli”.
Romani 8:32. Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?
Dio ci ama, ha cura della nostra vita, ha un profondo interesse per noi e desidera la nostra felicità; andiamo da Lui con questa certezza nel cuore. Dio ci ama in ogni momento, perciò possiamo andare alla sua presenza in ogni momento poiché è sempre pronto ad accoglierci.
Il giudice non voleva ascoltare la donna e per un certo tempo rifiutò di darle udienza.
1 Pietro 3:12- perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male".
Le orecchie di Dio sono sempre attente e protese verso le preghiere dei suoi figlioli. Egli desidera avere una comunione con noi continuamente e ci brama con gelosia; è più corretto affermare che le nostre orecchie sono sovente chiuse alle Parole di Dio.
Il giudice risponde a questa donna solamente a causa del fastidio che provava nel trovarsela davanti, non per amore o per simpatia.
Salmo 102:12-22. Ma tu, o Eterno, rimani per sempre, e il tuo ricordo dura per ogni età. 13 Tu ti leverai e avrai compassione di Sion, perché è tempo di usarle misericordia; e il tempo fissato è giunto. 14 Poiché i tuoi servi hanno affezione alle sue stesse pietre e hanno pietà della sua polvere. 15 Sì, le nazioni temeranno il nome dell’Eterno e tutti i re della terra la tua gloria, 16 quando l’Eterno ricostruirà Sion e apparirà nella sua gloria. 17 Egli ascolterà la preghiera dei derelitti e non disprezzerà la loro supplica. 18 Questo sarà scritto per la generazione futura, e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno, 19 perché egli guarda dall’alto del suo santuario; dal cielo l’Eterno osserva la terra, 20 per udire il gemito dei prigionieri, per liberare i condannati a morte; 21 affinché proclamino in Sion il nome dell’Eterno e la sua lode in Gerusalemme, 22 quando i popoli e i regni si raduneranno insieme per servire l’Eterno.
Qui il salmista sta profetizzando di quando la chiesa, composta dai gentili di tutte le nazioni, si radunerà per lodare Dio.
Viene descritto un Creatore che è sempre attento alle preghiere della Chiesa, proteso verso i suoi problemi.
Daniele 10:2-3. Daniele 10:10-13. 2 In quel tempo, io Daniele feci cordoglio per tre settimane intere. 3 Non mangiai cibo prelibato, non entrarono nella mia bocca né carne né vino e non mi unsi affatto, finché non furono passate tre intere settimane.
Dio conosce perfettamente i nostri bisogni, tuttavia ci chiede di pregare. Cosa accade nei luoghi celesti quando noi preghiamo?
Daniele prega e digiuna per tre settimane poiché vuole una risposta da Dio.
Andiamo al versetto 10:
10 Ma ecco, una mano mi toccò e mi fece stare tutto tremante sulle ginocchia e sulle palme delle mani. 11 Poi mi disse: "Daniele, uomo grandemente amato Siamo amati grandemente da Dio ed in Cristo eletti figli.
intendi le parole che ti dico e alzati in piedi, perché ora sono stato mandato da te". Quando mi ebbe detto questa parola, io mi alzai in piedi tutto tremante. 12 Egli allora mi disse: "Non temere, Daniele, perché dal primo giorno che ti mettesti in cuore di intendere e di umiliarti davanti al tuo DIO, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto in risposta alle tue parole.
Dio ha ascoltato le preghiere di Daniele quando ancora esse non erano altro che un pensiero posto nella sua mente, ossia prima ancora che egli le pronunciasse. Dio ci ascolta nell’istante in cui proviamo un bisogno e risponde immediatamente, se siamo suoi figlioli, altrimenti ci considera dei malvagi e chiude le sue orecchie ai nostri bisogni. La preghiera arriva a Dio nel momento in cui siamo nel bisogno ed Egli risponde immediatamente inviandoci degli angeli in soccorso.
Come mai, però, spesso l’aiuto tarda a manifestarsi, oppure non arriva mai? Ecco la risposta:
13 Ma il principe del regno di Persia mi ha resistito ventun giorni, però ecco, Mikael, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto, perché ero rimasto là con il re di Persia.
Nel cielo si verifica una lotta spirituale tra angeli e demoni. Satana è il demone sovrano, ma poi sotto di lui ci sono principati e potestà, i quali hanno il potere sui territori terrestri. Nel caso di Daniele, il principe della Persia ha impedito una risposta sollecita; da ciò impariamo che le nostre preghiere danno forza agli angeli, perciò dobbiamo essere perseveranti.
Vs. 8. Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?".
Gesù dichiara di tornare sulla terra quando si saranno ristabiliti i tempi malvagi e perversi esistenti ai tempi di Noè e di Lot, quando gli uomini agiranno in base al proprio senso di ciò che è giusto o sbagliato. Allora Cristo si domanda se in quell’occasione troverà ancora la fede sulla terra, ovvero se ci saranno ancora dei credenti nel Suo nome. E’ una domanda rivolta ad ognuno di noi: Gesù troverà fede in me al suo ritorno? Cosa starò facendo in quel momento? Dobbiamo scegliere se essere come Noè, cioè consacrati a Dio, oppure come Lot, un credente compromesso. Quando stava per arrivare il diluvio, Noè era pronto, dentro l’arca che aveva costruito secondo le dettagliate istruzioni di Dio, ben lontano dalle feste mondane preparate dai pagani che lo avevano deriso fino a quel giorno. Invece Lot esce da Sodoma trascinato dagli angeli, a dimostrazione dell’infinita grazia di Dio, che non abbandona i suoi figli, neppure quando essi sono compromessi. Il nostro mondo è estremamente perverso, perciò dobbiamo fare molta attenzione a non lasciarci trascinare dalle cose mondane per non conformarci ad esse, invece che all’immagine di Cristo. Se comprendiamo che stiamo vivendo negli ultimi tempi, se sappiamo che il Signore sta per tornare, allora cerchiamo di essere come Noè e le vergini sagge, che avevano la lampada piena di olio e stavano in attesa del Signore. Tutta la nostra vita deve essere protesa nell’attesa del Suo ritorno.
Parabola del fariseo e del pubblicano.
Questa parabola evidenzia il corretto modo di porsi di fronte a Dio e sottolinea la necessità di credere che non sono le opere a donarci la salvezza.
I farisei erano coloro che ritenevano di essere giusti davanti a Dio perché rispettavano punto per punto la Legge data a Mosè; erano molto ligi, tuttavia Gesù mette in luce ripetutamente la loro ipocrisia poiché essi prestavano molta attenzione agli aspetti esteriori, mentre il loro cuore era pieno di orgoglio per se stessi.
Vs. 9. Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri.
I Farisei erano presuntuosi, certi di essere giusti davanti a Dio e migliori degli altri.
Vs. 10. "Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il pubblicano era un esattore delle tasse, una persona generalmente disonesta e traditrice dei propri connazionali, odiata dalle persone e comunemente impegnata nei propri affari e non nelle cose di Dio.
Entrambi gli uomini si presentano al Tempio, un luogo di orazione per tutte le nazioni. Da esso Gesù aveva cacciato i venditori, poiché avevano cambiato la natura del Tempio da luogo di preghiera a mercato.
Due uomini vanno al Tempio per pregare, ma vedremo che la preghiera del fariseo non verrà udita, mentre quella del pubblicano riceverà addirittura una risposta.
Vs. 11. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano.
L’uomo Fariseo prega stando in piedi ed assume un atteggiamento di orgoglio. Confronta la sua vita con quella degli altri e ne deduce una sua certa superiorità. Poi elenca i peccati dai quali si astiene e quindi alcune pratiche religiose nelle quali è zelante. Egli riteneva di essere a posto davanti a Dio e non provava il bisogno di ricevere alcuna grazia.
Anche oggi è facile pensare che alcuni altri fratelli abbiano degli atteggiamenti peggiori dei nostri, tuttavia noi dobbiamo confrontarci con Gesù e non con gli altri esseri umani, che per loro natura sono fallaci. Gesù è il nostro standard: possiamo realmente dire di essere a posto con Dio guardando la Sua vita?
Paolo ci dice di “tenere gli occhi fissi su Gesù, autore e compitore della nostra fede”.
Vs. 12. Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo".
Egli superava anche le richieste della legge poiché dava la decima di ogni cosa; la legge, invece, richiedeva la donazione della decima solamente di alcuni prodotti dei campi.
Notiamo come il fariseo in realtà non preghi neppure: prima giudica gli altri e ne sottolinea i peccati, poi fa sfoggio delle cose che fa per Dio e si vanta.
Marco 12:38-40. Ed egli diceva loro nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze, 39 e avere i primi seggi nelle sinagoghe, e i primi posti nei conviti, 40 che divorano le case delle vedove e per mettersi in mostra, fanno lunghe preghiere; essi riceveranno una più dura condanna".
Ecco un’altra caratteristica degli scribi e dei farisei: le loro preghiere sono lunghissime, piene di parole, come se Dio non ci conoscesse. Ritengono che la loro eloquenza sia sinonimo di spiritualità.
Vs. 13. Il pubblicano, invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore".
Il pubblicano, invece, pienamente consapevole dei suoi falli si presenta al cospetto di Dio a testa bassa e chiede perdono e guarigione dal suo stato peccaminoso. La sua preghiera è brevissima e, al contrario della precedente, non contiene alcuna lista di doti o di azioni spirituali. Questo uomo sa di non meritare alcuna grazia, tuttavia si prostra umilmente davanti a Dio per ottenerne il perdono. Si è realmente ravveduto, è triste e desidera cambiare vita.
Vs. 14. Io vi dico che questi, e non l’altro, ritornò a casa sua giustificato, perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato".
Il pubblicano viene ascoltato da Dio e torna a casa reso giusto, ossia assolto da tutti i suoi peccati.
Gesù benedice i fanciulli
Vs. 15. Gli presentarono anche dei piccoli fanciulli perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo ciò, li sgridavano.
I fanciulli sono limpidi, spontanei, senza vergogna e non cercano il modo di apparire. L’orgoglio umano ci toglie ogni spontaneità. Ed ecco che i discepoli si comportano allo stesso modo dei farisei e cercano di allontanare i bambini.
E’ interessante che nel greco il termine “gli” (presentarono) indica un maschile, ad indicare che tale azione è stata svolta dai padri dei bambini stessi. Qui è il ruolo del padre come educatore dei figli nel presentarli a Gesù, in quanto pastori della propria famiglia. Loro è il ruolo di predicatori della Parola di Dio, affinché i figli crescano lungo la retta via e siano più forti rispetto le insidie del mondo.
Vs. 16. Gesù allora, chiamati a sé i fanciulli, disse: "Lasciate che i piccoli fanciulli vengano a me e non glielo impedite, perché di tali è il regno di Dio.
Gesù sgrida i discepoli perché non vi è nulla di più importante che andare da Lui. Anche nelle chiese a volte c’è la tendenza ad utilizzare un atteggiamento aggressivo verso coloro che vestono in modo poco usuale o che modificano il proprio aspetto in modo fuori dal comune. Essi, invece, devono incontrare Gesù ed Egli poi cambierà il loro modo di essere; non è nostro compito. Molte persone agiscono in tale modo perché non si sentono appagate della realtà che stanno vivendo e credono che somigliare ai propri divi rock li faccia stare meglio. Invece, l’appagamento non è in queste cose, ma nelle cose spirituali. Non devono essere i cristiani l’impedimento dell’avvicinarsi delle anime a Dio, poiché siamo tutti peccatori salvati per grazia, posti lungo la via della guarigione.
Vs. 17. In verità vi dico che chi non riceve il regno di Dio come un piccolo fanciullo, non vi entrerà".
Dio ama la semplicità ed avere con noi un rapporto d’amore sereno, quello di un padre con un figlio.
Il giovane ricco
Vs. 18. Uno dei capi lo interrogò, dicendo: "Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?".
Questo uomo era un “capo”, quindi rivestiva un ruolo importante nella Giudea di allora. Viene descritto come un religioso, ossia una persona osservante della Legge. Tale uomo si avvicina a Gesù e gli chiede una sorta di lista di azioni che deve compiere per avere la certezza di ottenere la vita eterna; era convinto, infatti, di doversela guadagnare.
Chiama Gesù “buono”, attribuendogli una dote che era tipica di Dio.
Vs. 19. E Gesù gli disse: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio.
I Testimoni di Geova affermano che da tale versetto si evince che Gesù sta affermando di non essere Dio, ma le cose non stanno esattamente così. Infatti, Egli non sta facendo un’affermazione, bensì una domanda e sta chiedendo al suo interlocutore il motivo per il quale egli gli sta attribuendo un titolo che spetta solo al Creatore. Forse lo sta considerando alla stregua di Dio? Se si, tale affermazione è importante. Quindi, Gesù sta invitando il ragazzo a riflettere sulla Sua vera natura. Anche oggi in Italiano ci sono aggettivi che riserviamo solamente ad alcune persone: “reverendo” per i vescovi o per i cardinali, “sua maestà” per i re, ecc, anche se dovremmo considerare che non è lecito riverire un uomo, né considerare un altro uomo come superiore agli altri. Chiamiamo “santo padre” il Papa, eppure tale titolo spetta solamente a Dio, il Padre santo di ogni uomo.
In questo versetto Gesù chiede all’uomo se lo sta considerando come Dio; infatti tale uomo, all’apparenza tanto consacrato e religioso, nasconde un cuore tutt’altro che cristiano e Gesù lo sta mettendo alla prova.
Vs. 20. Tu conosci i comandamenti: "Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora tuo padre e tua madre"".
Il “capo” ha chiesto indicazioni circa le cose da fare per ottenere la vita eterna e Gesù gli risponde ponendosi sul suo stesso piano. Non nomina quei comandamenti che hanno a che fare con il rapporto dell’uomo con Dio, mentre cita solamente quelli che ci indicano quali doveri abbiamo verso gli altri. Su tali punti, infatti, l’uomo si sentiva giusto davanti a Dio, al punto da affermare che non li aveva mai trasgrediti.
Infatti afferma:
vs. 21. E colui disse: "Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza".
Gesù, però, aveva tralasciato appositamente l’ultimo comandamento, quello che ci dice di non desiderare le ricchezze degli altri. L’uomo in questione era molto ricco ed avaro, e questo è proprio il momento giusto per coglierlo nel suo errore:
vs. 22. Udito ciò, Gesù gli disse: "Ti manca ancora una cosa: vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi".
Qui Gesù non sta dicendo che siamo salvati in base alle nostre opere, anzi Paolo in Galati afferma che se noi crediamo questo siamo scaduti dalla grazia di Dio. Quindi, se crediamo di aver operato correttamente e quindi meritiamo la vita eterna, allora ne siamo esclusi totalmente.
Gesù sta mettendo il dito sul peccato preferito di questa persona poiché questo è lo scopo della Legge, ossia quello di essere per noi come uno specchio e farci vedere dove siamo mancanti davanti a Dio. Ora quest’uomo sa che anche lui viene meno davanti alle richieste, che ama i propri averi più di Dio e che non è in grado di salvarsi per le sue forze. Dio ci ha creati e conosce perfettamente la nostra natura, sa che non siamo capaci di adempiere alla sua legge e per questo ci ha dato la grazia. Paolo dice che la legge non è stata data per salvare l’uomo, bensì per fargli comprendere le sue mancanze; era il nostro precettore, colei che ci ha ammaestrato per condurci fino a comprendere la necessità di ottenere la grazia da parte di Dio. In questo caso, in nessun comandamento è scritto che dobbiamo vendere tutti i nostri beni; tuttavia, siccome questo uomo era avaro, Gesù lo colpisce proprio là dove è mancante, affinché comprenda che non è possibile una reale giustizia ottenuta dall’operare dell’uomo.
Vs. 23. Ma egli, udite queste cose, si rattristò grandemente, perché era molto ricco.
Questo uomo ama molto di più il suo denaro che Dio stesso. Si rattrista perché in un attimo pone quasi su una bilancia il Signore ed i suoi beni e decide che questi ultimi hanno la priorità.
E’ anche vero che non si ha la salvezza per aver donato tutto ai poveri, poichè essa è un dono gratuito.
Giovanni 6:27-39. Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna, che il Figlio dell’uomo vi darà, perché su di lui il Padre, cioè Dio, ha posto il suo sigillo". 28 Gli chiesero allora: "Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?". I discepoli chiedono di avere una lista di azioni da svolgere per avere la vita eterna.
29 Gesù rispose e disse loro: "Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato". Questa è l’unica azione da compiere: credere in Gesù e nella sua azione salvifica.
30 Allora essi gli dissero: "Quale segno fai tu dunque, affinché lo vediamo e ti crediamo? Che opera compi? 31 I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: "Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo"". 32 Allora Gesù disse loro: "In verità, in verità vi dico che non Mosé vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 33 Perché il pane di Dio è quello che discende dal cielo e dà vita al mondo". 34 Essi allora gli dissero: "Signore, dacci sempre questo pane". 35 E Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita chi viene a me non avrà mai più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. 36 Ma io ve l’ho detto: voi mi avete visto, ma non credete. 37 Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 38 perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39 E’ questa la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di tutto quello che egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
La manna era un cibo che Dio elargiva abbondantemente e gratuitamente e che essi dovevano solamente raccogliere. Ciò che mangiamo diviene un tutt’uno con noi e così Gesù, pane della vita, se accettato, diviene tutt’uno con noi.
Vs. 24. Allora Gesù, visto che si era molto rattristato, disse "Quanto è difficile per coloro che hanno delle ricchezze entrare nel regno di Dio!
Questo accade perché coloro che hanno tutte le cose materiali di cui necessitano, non credono di avere anche bisogno di Dio; al contrario, sono convinti di essere autosufficienti. I poveri, invece, non hanno alcuna speranza in questa vita e la ricercano in Dio. Giacomo afferma che “Dio ha scelto i poveri per essere ricchi in fede”.
Basare la propria sicurezza sulle cose materiali significa fondare le proprie certezze sulle cose che periscono, mentre porre fiducia in Gesù ci porta alla salvezza eterna. Soffermiamoci a riflettere sulle nostre priorità di vita e cerchiamo di capire quale posto dedichiamo a Dio.
Vs. 25. Perché è più facile che un cammello passi attraverso la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio".
E’ impossibile per un uomo ricco entrare nel regno di Dio perché basa tutta la sua esistenza sulle proprie forze, senza comprenderne la caducità.
Vs. 26-27. E quelli che l’udivano dissero: "Chi dunque può essere salvato?". 27 Ma egli disse: "Le cose impossibili agli uomini, sono possibili a Dio".
Anche una persona ricca può essere un figliolo di Dio se non cade nella trappola del materialismo e non si lascia sopraffare da ciò che possiede. Coloro ai quali l’Eterno dona molto, a loro volta devono impiegare tali beni per benedire altre persone.
Vs. 28. Poi Pietro disse: "Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito".
Pietro sembra farsi grande con questa affermazione, quasi a chiedere conto della ricompensa che gli spetta.
Vs. 29-30. Ed egli disse loro: "In verità vi dico che non c’è nessuno che abbia lasciato casa o genitori o fratelli o moglie o figli, per il regno di Dio, 30 che non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell’età a venire la vita eterna".
Dio non è in debito con nessuno dal momento che ricompensa grandemente coloro che lasciano i loro beni per seguirlo; il dono più grande che ci dona arriva alla fine della nostra vita ed è la vita eterna. In Malachia 3 Dio sfida Israele ed afferma di voler essere messo alla prova: se verrà onorato con le loro decime, allora Egli verserà su di loro una grandissima benedizione, aprendo le cataratte dal cielo. Nessuno è più generoso di Dio.
Gesù annunzia la sua passione.
Vs. 31-34. Poi prese con sé i dodici e disse loro: "Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e tutte le cose scritte dai profeti riguardo al Figlio dell’uomo si compiranno. Tutto ciò che la Scrittura ha predetto circa il Messia si compirà, che all’uomo piaccia o meno, perché questo è il piano di Dio.
32 Egli infatti sarà consegnato in mano dei gentili, sarà schernito e oltraggiato e gli sarà sputato addosso. 33 E, dopo averlo flagellato, lo uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà". 34 Ma essi non compresero nulla di tutto ciò: questo parlare era per loro oscuro e non capivano le cose che erano state loro dette.
Gesù predice di nuovo le sue sofferenze (v. anche 5:35, 9:22, 9:43-45, 12:50, 13:32 e seg, 17:25.)
I discepoli non comprendono il discorso di Gesù perché per loro era troppo difficile. Altrove Gesù dice che ciò è avvenuto “per la durezza del loro cuore”. Sovente, infatti, siamo talmente impegnati nelle nostra agiatezza economica e nello stato di grazia nel quale ci ha posto Dio, che ci dimentichiamo del resto dell’umanità. Il mondo ha bisogno di Dio perché la violenza ha il predominio su ogni cosa, perciò è tempo di muoversi e spendere la nostra vita per gli altri.
Il cieco di Gerico.
Marco racconta di un cieco di nome Bartimeo che viene guarito da Gesù, mentre questi stava uscendo da Gerusalemme. Marco narra di un cieco, del quale non cita il nome, che viene guarito da Gesù, mentre egli entra in Gerusalemme. Nessuno ha dati certi per chiarire queste incongruenze.
Nella storia della vedova abbiamo visto la risposta di un giudice ingiusto di fronte alle insistenze della donna e Gesù ha detto che tanto più risponderà Dio alle richieste del suo popolo, che grida a Lui giorno e notte. Il cap. 18 termina proprio con la storia di un cieco che viene guarito grazie alla sua insistenza. Infatti, Gesù era in cammino, ma viene fermato dal richiamo di questo uomo, che più volte alza la voce per attirare l’attenzione del Signore.
La città di Gerico che qui viene nominata non è quella antica originale, della quale Giosuè racconta la distruzione ad opera di Dio. L’Eterno, infatti, aveva predetto che tale città non sarebbe stata più ricostruita, e pertanto quella nuova è stata edificata in un altro punto. Al tempo di Gesù Gerico era posta a circa 210 metri sotto il livello del mare.
Vs. 35-37. Ora, come egli si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada, mendicando; 36 sentendo passare la folla domandò che cosa fosse; 37 gli risposero che stava passando Gesù, il Nazareno.
Gesù sta arrivando e Bartimeo, che come ogni giorno è intento a chiedere l’elemosina, si accorge che quel giorno sta accadendo qualcosa di diverso. Quindi chiede spiegazioni alla gente e viene a sapere che è in arrivo Gesù di Nazareth. Questo non era certamente un titolo di rispetto, ma solamente una indicazione della località dalla quale proveniva. Bartimeo, però, ne aveva già sentito parlare e sapeva che Gesù faceva miracoli, prodigi e cambiava la vita delle persone. L’uomo, infatti, non lo chiama “rabbino Nazareno”, “rabbino comune”, ma “figlio di Davide”, dimostrando di averne una conoscenza ben precisa. Per gli ebrei il “figlio di Davide” era il Messia, secondo le antiche profezie.
Luca 20:41-44. Ed egli disse loro: "Come mai dicono che il Cristo è Figlio di Davide? 42 Nel libro dei Salmi Davide stesso dice: "Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, 43 finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi". 44 Davide dunque lo chiama Signore, come può essere suo figlio?".
Gesù rivolge questa domanda a coloro che volevano farlo cadere in contraddizione: se il Messia è figlio di Davide, cioè suo discendente, come mai Davide, profetizzando sulla sua persona, lo chiama “Signore”? Tale termine, infatti vuol dire “padrone”. Per Israele il re Davide è stato il sovrano più importante, la loro colonna, un grande conquistatore ed allora, come mai tale re chiamava “Signore” un suo discendente? Perché il “Figlio di Davide” era un titolo messianico, dato solamente al salvatore di Israele, profetizzato da secoli.
Quindi Bartimeo dimostra di conoscere bene le scritture e di aver identificato Gesù con il Messia che doveva venire.
Vs. 38-39. Allora egli gridò, dicendo: "Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me". 39 Quelli che camminavano davanti lo sgridavano perché tacesse, ma lui gridava ancora più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me".
Il cieco non dimostra di avere nel cuore dell’amarezza verso Dio per la sua condizione, ma di comprendere pienamente chi Egli era e di desiderare una guarigione fisica e spirituale.
Come è accaduto già altre volte, le persone attorno a Gesù cercano di allontanare coloro che lo vogliono incontrare, dimostrando di non aver capito nulla dello scopo della venuta del Signore sulla terra. A quel tempo i maestri non prestavano attenzione ai mendicanti o ai lebbrosi, poiché non erano importanti all’interno della società, ma vediamo come Gesù si dedica a questo uomo cieco perché per Dio ogni uomo è degno di attenzione. Come guardiamo oggi i mendicanti? Il Padre celeste non ha sguardi di sufficienza per loro.
Nel vs. 39 vediamo che la folla dice al cieco di tacere, ma egli grida ancora più forte perché il suo bisogno di Gesù è prorompente e fuoriesce da tutto il suo essere.
Vs. 40. Allora Gesù, fermatosi, ordinò che gli fosse condotto e, quando gli fu vicino, lo interrogò,
Come l’insistenza della vedova ha mutato l’atteggiamento del giudice ingiusto, così il richiamo continuo del cieco ferma Gesù, colpito dalla sua fede. Il chiedere ripetutamente è segno di fede e Gesù desidera trovare persone di questo tipo al Suo ritorno. Preghiamo con insistenza e non fermiamoci di fronte alle difficoltà e vedremo la gloria di Dio.
Marco descrive dei dettagli non riportati in Luca:
Marco 10:49-50. E Gesù, fermatosi, ordinò che lo si chiamasse. Chiamarono dunque il cieco dicendogli: "Fatti animo, alzati, egli ti chiama!". 50 Allora egli, gettando via il suo vestito, si alzò e venne a Gesù.
Bartimeo getta via il suo vestito e va da Gesù. Gli storici raccontano che a quel tempo i mendicanti avevano un segno sugli abiti, che serviva ad identificarli quali persone appartenenti ai margini della società. Quindi il gesto di Bartimeo ha il significato della liberazione dal suo vecchio stato di vita.
Vs. 41. dicendo: "Cosa vuoi che io ti faccia?". Ed egli disse: "Signore, che io recuperi la vista".
Bartimeo chiama Gesù “Signore”, quindi ne riconosce la divinità ed il suo essere come Dio. Chiede una guarigione fisica, poiché sa che Gesù è onnipotente.
Vs. 42. E Gesù gli disse: "Recupera la vista; la tua fede ti ha guarito".
Matteo ci dice che Gesù ha toccato gli occhi del cieco, mentre Luca non menziona tale fatto. In ogni caso l’uomo dimostra di avere fede e quindi viene guarito. Che non si dica, al contrario, che la malattia è dovuta alla mancanza di fede.
Gesù vuole da noi la fede:
Ebrei 11:6. Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.
La fede è il requisito essenziale per piacere a Dio e per essere sanati nell’anima. La fede in Gesù dona la vita eterna.
Vs. 43. All’istante egli recuperò la vista e lo seguiva glorificando Dio;
La guarigione è istantanea e l’uomo dà gloria a Dio.
Ogni credente nato di nuovo ha avuto esperienza di tre cose:
i suoi occhi si sono aperti sulle verità della Parola di Dio,
cambia il suo camminare nella vita e si muove alla luce della Parola,
glorifica Dio.
e tutto il popolo, vedendo questo, diede lode a Dio.
Questo è il frutto del cambiamento della vita di questo uomo: tutto il popolo vede il miracolo e dà gloria a Dio. Anche nella nostra vita deve accadere questo, ossia che le persone attorno a noi vedano nella nostra vita qualcosa di diverso dalla normalità e si domandino a cosa sia dovuto. L’esempio e la curiosità devono attrarli verso Dio.
Il Signore sta per tornare ed allora anche noi dobbiamo alzarci e glorificarlo.