Luca 2
Cap. 2
Nessuno conosce la data in cui è nato Gesù, né il periodo dell’anno, ma ciò non ha importanza poiché ciò che conta è che Egli sia venuto sulla terra.
Vs. 1-5. Ora, in quei giorni fu emanato un decreto da parte di Cesare Augusto che si compisse il censimento di tutto l’impero. 2 Questo censimento fu il primo ad essere fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 E tutti andavano a farsi registrare ciascuno nella sua città. 4 Or anche Giuseppe uscì dalla città di Nazaret della Galilea, per recarsi in Giudea nella città di Davide, chiamata Betlemme, perché egli era della casa e della famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua moglie, che aveva sposato e che era incinta.
Ottaviano era nipote di Giulio Cesare, e quando divenne imperatore cambiò il proprio nome in Cesare Augusto: Cesare significa “imperatore”, Augusto vuol dire “santo, divino”: insieme tali termini significano “divino imperatore”. A quel tempo i romani dovevano dichiarare la sua autorità divina e pertanto affermare che tale aggettivo spettava unicamente a Cristo significava andare incontro a morte certa.
Augusto emana un decreto col quale stabilisce un censimento, che aveva lo scopo di permettere l’applicazione delle tasse su tutto il popolo. Per tale motivo Giuseppe è costretto a spostarsi da Nazareth, sua città, fino alla Giudea: tale fatto è molto importante in quanto molteplici profezie affermavano che il Messia sarebbe giunto da Nazareth. Egli, tuttavia, doveva nascere a Betlemme, città di Davide, che significa “città del pane”, poiché egli è il pane della vita.
Da questi fatti comprendiamo come Augusto, che riteneva di essere divino, nella realtà era un burattino nelle mani di Dio e prendeva decisioni, che in apparenza provenivano dai bisogni del regno, ma che in realtà adempivano il piano dell’Eterno: Egli, per far nascere Suo Figlio a Betlemme, ha spostato tutto l’impero romano poiché Egli è signore della storia.
Vs. 6. Così mentre erano là, giunse per lei il tempo del parto.
E’ molto singolare il modo in cui Dio stabilisce che avvenga la nascita di Cristo: in una stalla, ossia un luogo poverissimo, freddo e sporco, in Giudea, una provincia sperdutissima dell’Impero romano, e a Nazareth, una città che aveva una pessima reputazione (v. Natanaele che dubita che da tale luogo possa nascere qualcosa di buono). Dio stabilisce che il Messia nasca in tali condizioni, e soprattutto da una ragazza madre, fatto che a quel tempo era altamente scandaloso.
Vs. 7. Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
Come 2000 anni fa, neanche oggi c’è posto per Gesù. Infatti, durante i giorni delle feste, di tutto si parla tranne che di Cristo, morto per i nostri peccati.
Ogni giorno Egli desidera nascere nella vita delle persone, perdonare e lavare i peccati, tuttavia molto spesso viene rifiutato.
Vs. 8-9. Ora in quella stessa regione c’erano dei pastori che dimoravano all’aperto nei campi, e di notte facevano la guardia al loro gregge. Alcuni affermano che Cristo non è nato in dicembre in quanto il clima troppo rigido avrebbe impedito ai pastori di dormire all’aperto. 9 Ed ecco, un angelo del Signore si presentò loro e la gloria del Signore risplendette intorno a loro, ed essi furono presi da grande paura.
Dio sceglie degli umili pastori quali annunciatori della nascita di Gesù (pensiamo, al contrario, ad Absalom, figlio di Saul, il quale fa annunciare agli araldi il proprio arrivo). Anche allora i pastori avevano una cattiva reputazione, in quanto non erano persone devote e molto spesso si impossessavano delle cose altrui. Quindi, Dio concede loro il privilegio di annunciare la nascita del Suo figlio, proprio perché erano persone socialmente disprezzate.
L’angelo (la parola significa “messaggero”) non viene identificato.
Vs. 10-14. Ma l’angelo disse loro: "Non temete, perché vi annunzio una grande gioia che tutto il popolo avrà; Dio vuole riconciliarsi con gli uomini di ogni nazione e tale fatto deve far gioire tutto il mondo. Normalmente con “popolo” (laos) si intende il popolo di Israele, non la gente in generale. La notizia del Salvatore avrebbe avuto grande importanza per tutta la terra, ma arrivò in primo luogo all’antico popolo di Dio. 11 poiché oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. Cristo è venuto per tutti noi, prendendo su di sé i nostri peccati e donandoci la vita eterna. Cristo significa “unto, messia”. L’unzione avveniva in vista di un servizio speciale, come quello di un sacerdote o di un re. 12 E questo vi servirà di segno: Voi troverete un bambino fasciato, coricato in una mangiatoia". 13 E ad un tratto si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio, dicendo: 14 "Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini, su cui si posa il suo favore". I pastori vedono gli angeli che cantano per la gloria di Dio, chiedendo la pace tra gli uomini e con il Padre. Egli vuole riconciliarsi con noi, cancellando tutti i nostri peccati, anche quelli più gravi, poiché ci ama. Il favore di Dio vuole porsi su tutti gli uomini che accettano Cristo quale salvatore personale. Soltanto colui il quale è dotato di una “buona volontà”, ossia del desiderio di porre il volere di Dio al di sopra del proprio, potrà accettare Cristo, mentre colui che ha una mente chiusa esclude Gesù e la salvezza dalla propria vita.
Vs. 15. E avvenne che, quando gli angeli si allontanarono da loro per ritornare in cielo, i pastori dissero tra loro: "Andiamo fino a Betlemme, per vedere ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto conoscere".
Dopo aver udito il messaggio, i pastori decidono di muoversi e di andare urgentemente, in tutta fretta, dal Signore. Anche oggi gli uomini non dovrebbero perdere tempo e correre da Gesù, il nostro rifugio sicuro.
Vs. 16. Andarono quindi in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva in una mangiatoia.
Dio onnipotente ha scelto di nascere in un posto sporco, dove le mucche mettono il muso e perdono la bava, certamente per farci capire che Egli è il Dio di tutti, anche dei più poveri e dei rifiutati.
Vs. 17-20. Dopo averlo visto, divulgarono quanto era stato loro detto a proposito di quel bambino. 18 E tutti coloro che li udirono si meravigliarono delle cose raccontate loro dai pastori.
Quando una persona vede il Figlio di Dio ed entra in contatto con Lui non può fare a meno di raccontare questo fatto eccezionale a tutte le persone. Il mondo può discutere sulla data della Sua nascita, ma certamente ogni cristiano conosce perfettamente il momento in cui Egli è entrato nella sua vita.
19 Maria custodiva tutte queste parole, meditandole in cuor. 20 E i pastori se ne ritornarono, glorificando e lodando Dio per tutte le cose che avevano udito e visto, come era stato loro detto.
Vs. 21. E quando furono trascorsi gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu posto nome Gesù, il nome dato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Gesù viene circonciso l’ottavo giorno, secondo la legge, sotto la quale Egli è nato. Gli viene attribuito il nome dato dall’angelo, secondo il volere di Dio.
Vs. 22-24. Quando poi furono compiuti i giorni della purificazione di lei secondo la legge di Mosé, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore 23 come è scritto nella legge del Signore: "Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore", 24 e per offrire in sacrificio, come è detto nella legge del Signore, un paio di tortore o due giovani colombi.
Qui vengono descritte due cerimonie ben distinte, ossia la purificazione della madre e la presentazione del bambino.
Quest’ultima avveniva solo per il primogenito della madre, il quale veniva consacrato al Signore (Es. 13:2, 12, 15; Num. 18:15). Sebbene Luca non ne faccia menzione, certamente furono pagati i consueti cinque sicli per riscattare il primogenito (Num. 18:15).
La legge levitica disponeva che dopo la nascita di un figlio la donna rimaneva impura per sette giorni e per altri trentatré doveva astenersi dalle cose sacre (per la nascita di una figlia i tempi si raddoppiavano) (Lev. 12:1-5). Poi la madre poteva offrire un agnello, un piccione o una tortora. Se era troppo povera, in luogo dell’agnello poteva offrire un altro piccione. L’offerta di Maria, quindi, fu quella del povero.
Simeone e Anna.
Qui Luca racconta il modo con il quale due persone che amavano Dio reagiscono alla vista del Cristo.
Anche oggi dobbiamo domandarci di cosa abbiamo bisogno per vedere Gesù, poiché molte persone credono con la mente, ma non con il cuore. La quasi totalità della gente afferma di credere in Gesù, eppure Egli non fa parte della loro vita, bensì è un’entità astratta, molto lontana da loro.
Simeone.
Vs. 25. Or ecco, vi era a Gerusalemme un uomo chiamato Simeone; quest’uomo era giusto e pio e aspettava la consolazione d’Israele; e lo Spirito Santo era su di lui.
Simeone era un uomo che si comportava giustamente verso gli altri. Inoltre era pio, ossia devoto verso Dio. Ancora di lui si dice che era paziente, in quanto attendeva la venuta del Messia, secondo i tempi di Dio. Nei giorni in cui la nazione era oppressa, gli uomini di fede cercavano ancora di più la venuta del Liberatore, il quale avrebbe risolto i loro problemi.
Lo Spirito santo lo accompagnava in ogni momento della sua vita. Infatti:
Vs. 26. E gli era stato divinamente rivelato dallo Spirito Santo, che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore.
Simeone vede il Cristo proprio grazie alla presenza dello Spirito Santo, il quale illumina il suo cuore. Analogamente accade per tutti gli esseri umani, i quali hanno bisogno dell’illuminazione da parte dello Spirito per volere la presenza di Cristo nella loro vita e per vederlo agire.
Vs. 27-28. Egli dunque, mosso dallo Spirito, venne nel tempio, e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù, per fare a suo riguardo quanto prescriveva la legge, 28 egli lo prese tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
Come adempimento alla promessa, lo Spirito conduce Simeone nel tempio proprio quando Giuseppe e Maria vi entrano con il loro bambino. Le prescrizioni della legge riguardano il pagamento del riscatto dei cinque sicli, versari “a suo riguardo”. Quando Simeone vede il Messia, non si limita a guardarlo, ma agisce prendendolo in braccio e benedicendo Dio: anche noi nel vedere Cristo non possiamo rimanere indifferenti, al contrario dobbiamo abbracciarlo ed accoglierlo nella nostra vita, tenendolo vicino al nostro cuore.
Vs. 29-32. "Ora, Signore, lascia che il tuo servo muoia in pace secondo la tua parola, 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31 che tu hai preparato davanti a tutti i popoli; 32 luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Simeone è pronto a morire ora che ha visto il bambino per mezzo del quale, a Suo tempo, Dio avrebbe attuato la salvezza. Poi afferma che tale evento riguarderà tutte le nazioni, poiché se il popolo eletto non accetta di partecipare alla Sua mensa, allora Dio si rivolgerà a tutte le nazioni e a tutte le genti, là dove il figlio sarà accolto.
Vs. 33-34. E Giuseppe e la madre del bambino si meravigliavano delle cose che si dicevano di lui. 34 Poi Simeone li benedisse e disse a Maria sua madre: "Ecco, costui è posto per la caduta e per l’innalzamento di molti in Israele e per essere segno di contraddizione,
Anche oggi Gesù può essere pietra di inciampo per chi lo respinge oppure motivo di innalzamento dal peccato per colui che lo accoglie. Chi comprende di aver bisogno di Lui per essere lavato e purificato erediterà il regno dei cieli, mentre chi lo rifiuta verrà schiacciato da quella pietra. Sono evidenti i segni del suo prossimo ritorno, quando egli si presenterà come giudice per salvare chi crede e giudicare chi lo ha rigettato. Quel giorno tutti gli uomini affermeranno la Sua regalità, ma sarà tardi: meglio farlo oggi e proclamare la nostra dipendenza da lui a tutto il mondo.
Vs. 35. e a te stessa una spada trafiggerà l’anima, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori".
Anna. Questo nome significa “grazia”.
Per centinaia di anni non vi era stato alcun profeta, per cui è degno di nota il fatto che Dio abbia suscitato una profetessa. Il Talmud ( in ebraico significa “insegnamento”. Il termine completo è Talmud Torah ed indica l’insegnamento che si trae dallo studio della scrittura) riconosceva solo sette profetesse, onore certamente non comune.
Vs. 36-37. Vi era anche Anna, una profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser, Essa è una delle 10 tribù perdute, ma evidentemente alcuni appartenenti ad essa erano sopravvissuti ed avevano mantenuto le proprie genealogie. la quale era molto avanzata in età, avendo vissuto dopo la sua verginità sette anni con il marito. Anna era stata sposata per sette anni e poi era rimasta vedova. 37 Ella era vedova e, sebbene avesse ormai ottantaquattro anni, Ciò dimostra che ad ogni età è possibile servire l’Eterno, utilizzando i mezzi a propria disposizione: questa donna anziana serviva Dio con il digiuno e la preghiera. non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Anna non si allontanava mai dalla casa di Dio, per cercare la Sua presenza; in lei si vedono i frutti della sua perseveranza. La preghiera è l’arma potente in grado di distruggere le fortezze del maligno.
Vs. 38. Sopraggiunta ella pure in quel momento, lodava il Signore e parlava di quel bambino a tutti coloro che aspettavano la redenzione in Gerusalemme.
E’ una donna assidua anche nell’evangelizzazione. Questa è una chiamata per tutti noi credenti.
Vs. 39-40. Ora, quando ebbero compiuto tutto quello che riguardava l’osservanza della legge del Signore, ritornarono in Galilea nella loro città di Nazaret. 40 Intanto il bambino cresceva e si fortificava nello spirito, essendo ripieno di sapienza; e la grazia di Dio era su di lui.
Nulla sappiamo dell’infanzia di Gesù, tranne ciò che è riportato in Luca.
Dal vs. 38 al 41 sono passati ben 12 anni.
Vs. 41. Or i suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Tutti i maschi ebrei dovevano presentarsi a Gerusalemme presso il tempio tre volte all’anno: a Pasqua, a Pentecoste e alla festa dei Tabernacoli (Es. 23:14-17). Le donne erano esonerate da quest’obbligo, ma a quanto sembra alcuni rabbini pensavano che anche esse dovessero parteciparvi ed alcune di loro certamente vi andavano. E’ difficile pensare che tutti gli ebrei sparsi per il mondo romano riuscissero a partecipare a tutti e tre gli eventi, ma certamente si sforzavano di andarvi almeno una volta all’anno. Giuseppe e Maria si recano a Gerusalemme per la Pasqua, la festa che ricorda la liberazione degli Ebrei dall’Egitto (es. 12).
Vs. 42. E, quando egli compì dodici anni, essi salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa.
Gesù aveva 12 anni. Un bambino ebreo doveva aver compiuto i 13 anni per poter diventare un “figlio della legge” o membro a pieno titolo della sinagoga; allora avrebbe assunto tutte le responsabilità derivategli dalla circoncisione.
Vs. 43. Terminati quei giorni, mentre essi ritornavano, il fanciullo Gesù rimase in Gerusalemme; ma Giuseppe e sua madre non lo sapevano.
In quest’occasione Gesù viene lasciato indietro, mentre ritornavano a casa. Bisogna pensare che essi viaggiavano nelle carovane, gremite di gente, e sovente capitava che i genitori non sapessero dove fossero i propri figli. Un’usanza del tempo faceva sì che gli ebrei fossero soliti far viaggiare avanti le donne e i bambini più piccoli, mentre gli uomini rimanevano dietro con i più grandi. Forse sia Maria che Giuseppe credevano che Gesù fosse con l’altro genitore.
Spiritualmente parlando, possiamo riflettere sul fatto che anche noi dobbiamo fare attenzione a non perdere di vista la via che porta a Gesù, convinti di camminare vicino a Lui. Se il nostro recarci in chiesa diventa un’abitudine, perdiamo il gusto di avere una relazione vivente con Dio. Dobbiamo stare attenti a non raffreddarci, dedicandoci alla preghiera, poiché solo in essa c’è la presenza di Cristo.
Vs. 44-45. Supponendo che egli fosse nella comitiva, essi fecero una giornata di cammino, poi si misero a cercarlo fra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme in cerca di lui.
Chi si rende conto di aver perso lo zelo per il Signore deve cercare di tornare indietro, là dove aveva ancora un cammino ardente.
Apocalisse 2:1-5. "All’angelo della chiesa in Efeso scrivi: queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e che cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. 2 Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi, e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. 3 Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. 4 Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore.
Apparentemente agli occhi umani la chiesa di Efeso aveva tutte le carte in regola, operava con costanza per il Signore, con pazienza, agiva contro i malvagi e li eliminava dal gruppo della chiesa, era sana dottrinalmente e attraverso l’analisi accurata della Parola provava l’autenticità dei predicatori; amava il Signore, eppure aveva perso il primo amore. Questo è il pericolo.
Poi il Signore, dopo averli rimproverati, indica loro la via per rimediare:
5 Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi.
riconoscere di essere caduti
ricordare in quale momento ci siamo allontanati dalla sua presenza
ravvedersi, ossia rivedere la propria rotta e tagliare tutti i compromessi
agire come facevamo quando abbiamo conosciuto il Signore.
Vs. 46. E avvenne che, tre giorni dopo, lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, intento ad ascoltarli e a far loro domande.
Giuseppe e Maria impiegano un giorno per rendersi conto di aver smarrito Gesù, e ben tre per ritrovarlo. Anche per noi avviene la medesima cosa: dobbiamo sforzarci di cambiare le cose sbagliate della nostra vita per afferrare di nuovo il Signore. E dove lo hanno ritrovato? Nel Tempio, ossia nella casa di preghiera, ove c’è quell’intimità tra l’uomo e Dio. Anche nella nostra casa possiamo inginocchiarci, poiché l’incontro con Dio può avvenire in ogni luogo.
Vs. 47-50. E tutti quelli che l’udivano, stupivano della sua intelligenza e delle sue risposte. 48 E, quando essi lo videro, rimasero stupiti, e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo!". 49 Ma egli disse loro: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". 50 Ma essi non compresero le parole che aveva detto loro.
Gesù dimostra di avere sete di conoscenza e tale fatto stupisce i suoi genitori. Per lui essere nel Tempio era un fatto naturale, poiché quello era il luogo ove dimorava Suo Padre. Ancora oggi, dopo più di duemila anni, Egli continua ad occuparsi delle cose di Dio, avendo cura per gli uomini molto più di quanto non facciano i credenti. Anche noi oggi, ovunque viviamo, dobbiamo occuparci in primo luogo delle cose di Dio, e certamente Cristo che ci vede si rende conto di quanto siamo poco zelanti. Il Signore vuole operare, ma ha bisogno di noi quali strumenti: se non ci daremo da fare, egli adopererà altri fratelli.
Vs. 51. Ed egli scese con loro, tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. E sua madre serbava tutte queste parole nel suo cuore.
Questa è l’ultima volta in cui viene nominato Giuseppe. Intanto Maria, che non capiva alcune cose su suo figlio, tuttavia le teneva nella mente.
Vs. 52. E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.