Luca 12
Luca 12:15-32
Cap. 12
Il lievito dei Farisei.
Questo detto circa il lievito dei Farisei si trova in tutti e tre i vangeli sinottici.
Vs. 1. Nel frattempo, essendosi radunata la folla a migliaia, così da calpestarsi gli uni gli altri,
Luca ci dice che una grande moltitudine seguiva Gesù e che la calca era molto consistente. Molti, infatti, desideravano ascoltare la Parola. Il termine “murias” significa specificatamente “diecimila” e veniva utilizzato per indicare un gruppo consistente di persone, di numero indefinito.
Quindi: moltissime persone sono attorno a Cristo, tuttavia egli si rivolge primariamente ai suoi discepoli, per i quali desidera una crescita particolare.
Gesù prese a dire ai suoi discepoli: "Prima di ogni cosa guardatevi dal lievito dei farisei, che è ipocrisia.
Questa metafora a quel tempo era molto comprensibile, poiché le persone preparavano il pane per la propria famiglia. Tutti, quindi, sapevano che il lievito trasforma la pasta. Nel Nuovo testamento con il termine “lievito” si intende il peccato, il quale entra nell’essere umano e lentamente lo trasforma.
Paolo scrive ai Corinzi circa il peccato di adulterio che si viveva all’interno della chiesa ed ordina loro di togliere questo “lievito” dal loro interno, affinché esso non contamini tutta la comunità, danneggiandola.
Il lievito è composto da microrganismi, ossia da qualcosa di infinitamente piccolo, osservabile solamente attraverso il microscopio. Nonostante le sue dimensioni, però, riesce a far fermentare tutta la pasta. Pertanto Gesù ci insegna a non permettere a questo piccolo peccato di ipocrisia di rovinare la nostra anima, dal momento che ne basta anche molto poco per portarci alla rovina: esso crescerà, si gonfierà e prenderà il sopravvento. Questo è esattamente l’atteggiamento dei farisei, i quali erano gonfi in se stessi, pieni di stima personale e di orgoglio.
Gesù, quindi, sta dicendo ai discepoli e a noi oggi di fare attenzione a questo peccato, poiché egli ha il potere di crescere e di renderci ipocriti.
Vs. 2-3. Ma non vi è nulla di nascosto che non debba essere palesato, né di occulto che non debba essere conosciuto. 3 Perciò tutto quello che avete detto nelle tenebre sarà udito nella luce; e ciò che avete detto all’orecchio nelle stanze interne, sarà predicato sui tetti delle case".
Il vs. 2 può sembrare simile a quello di Matteo 10:27, se letto in modo superficiale. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce, e ciò che udite dettovi all’orecchio, predicatelo sui tetti. Qui, infatti, Gesù afferma che verrà un giorno in cui tutti i credenti proclameranno apertamente la Parola di Dio, mentre nel versetto di Luca è detto di fare attenzione perché un giorno, quello del giudizio, sarà noto a tutti ciò che abbiamo detto di nascosto, a tu per tu con altre persone. Ogni parola che l’uomo pronuncerà sarà giudicata nell’ultimo giorno, perciò soppesiamo le nostre parole. Riflettere su tali cose dovrebbe incutere in noi un santo timore e portarci a parlare di meno, ma a pregare di più.
Chi si deve temere
Vs. 4-5. "Or dico a voi, amici miei, non temete coloro che uccidono il corpo, ma dopo questo non possono far niente di più. 5 Io vi mostrerò chi dovete temere: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna; sì, vi dico, temete lui.
Gesù sta parlando di Dio, l’unico che può gettare nella Geenna l’anima degli uomini.
Innanzi tutto il Signore insegna ai discepoli quale sia la corretta valutazione dei valori.
Non dobbiamo temere il parere degli altri: infatti normalmente ciò accade poiché desideriamo essere stimati e ben accettati. Al contrario, coloro che sono veri seguaci di Cristo vengono generalmente disprezzati e considerati dei fanatici poiché non sono compresi. Da qui nasce il desiderio di conformarsi alla gente comune ed il timore di essere rifiutati porta all’ipocrisia. Questo era il peccato dei Farisei, i quali non temevano Dio, bensì il parere della folla; amavano essere stimati e lodati da tutti, mentre non si curavano di mettere al primo posto la lode per Dio.
Non dobbiamo temere ciò che gli altri possono farci, poiché, anche se perdiamo la vita, la nostra anima è al sicuro presso Dio.
Temiamo, invece, quest’ultimo, il quale ha potere su di noi anche dopo la morte. Oggi preferiamo pensare a Dio solamente come fonte di amore, tuttavia dobbiamo ricordare che il timore per l’Eterno è un aspetto necessario per vivere nel bene.
Qui il termine “inferno” è reso come “geenna”, mentre in altri passi è definito “ades”.Quest’ultimo è il nome generico con il quale si indica il luogo ove sono gli spiriti dei morti, mentre la “geenna” è il luogo ove sono coloro che devono essere puniti. La parola deriva dall’ebraico “ge Hinnom”, “la valle di Hinnom”, luogo nel quale anticamente erano stati sacrificati dei bambini al dio Moloc (Lev18:21, I Re 11-7). Giosia pose fine a questi omicidi (2 Re 23:10), ma il luogo fu considerato maledetto per sempre (Ger 7:31, Ger 19:6). Ai tempi del Nuovo Testamento la valle era un luogo adibito alla raccolta delle immondizie, che venivano bruciate da un fuoco che ardeva continuamente. Da qui l’idea di un luogo di tormento eterno per le anime dei dannati.
Vs. 6-7. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure neanche uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 7 Anzi, persino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non temete dunque; voi valete più di molti passeri.
Gesù ci incoraggia affermando che agli occhi di Dio abbiamo un grande valore e perciò Egli ha per noi un’immensa cura. Di noi conosce i particolari più insignificanti, quelli che sono sconosciuti anche a noi stessi, proprio perchè desidera custodire ogni più piccola parte di noi. Perciò ancora di più dobbiamo ignorare ciò che gli altri pensano di noi ed interessarci solamente a Dio, l’unico nostro vero amico.
Vs. 8-9. Or io vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio. 9 Ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Ecco come si comporta un vero discepolo di Dio: si pone al fianco di Gesù, a dispetto dell’opinione degli altri. Infatti, il nostro atteggiamento verso il Signore è veramente importantissimo poichè da esso dipende il destino eterno dell’uomo. Possiamo rinnegare Gesù affermando che i suoi insegnamenti siano poco importanti, superati rispetto alla realtà di oggi, oppure mettendo in dubbio la divinità dell’ispirazione della Bibbia.
Gesù non ci chiede di essere perfetti, bensì di proclamare pubblicamente la nostra fede nella sua persona; da qui l’importanza del battesimo.
Vs. 10. E chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo sarà perdonato, ma chi bestemmierà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Dai versetti precedenti abbiamo compreso quanto sia importante Gesù per la nostra vita, eppure anche una bestemmia pronunciata contro di Lui, pur essendo un fatto gravissimo, può essere perdonata se frutto del pentimento. Invece, la bestemmia contro lo Spirito Santo non può essere perdonata perchè comporta un perseverare nel peccato senza pentimento. Nel VT si è rivelato il Padre, nel NT è stata la volta del figlio e, con la resurrezione di questi, è sceso lo Spirito Santo sulla chiesa. Chi ha rigettato il Padre e il Figlio può essere perdonato, se si ravvede, ma lo Spirito Santo è la nostra ultima possibilità: dopo tale epoca ci sarà il giudizio.
Vs. 12-13. Quando poi vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa rispondere a vostra difesa, o di quel che dovrete dire, 12 perché lo Spirito Santo in quello stesso momento vi insegnerà ciò che dovrete dire".
Lo Spirito Santo è colui che ci guida e ci aiuta, conduce il popolo di Dio e dona le parole adatte per diffondere la Parola ai non credenti. Se siamo timidi, chiediamo allo Spirito di darci franchezza.
Circa il corretto uso dei beni materiali.
Parabola del ricco stolto
Gesù insegna qual’è la corretta attitudine che dobbiamo adottare nei confronti dei beni materiali. La Bibbia non insegna la necessità di fare voto di povertà, tuttavia dobbiamo adottare un corretto atteggiamento verso le cose materiali.
Vs. 13-14. Or qualcuno della folla gli disse: "Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità". 14 Ma egli gli disse: "O uomo, chi mi ha costituito giudice e arbitro su di voi?".
In questo passo vediamo un uomo che chiede a Gesù di emettere una sentenza a suo favore circa la divisione dell’eredità con suo fratello, considerandolo come un qualunque maestro della legge. A quel tempo, infatti, i rabbi potevano intervenire per risolvere questioni quotidiane sui punti controversi della legge. Vediamo che, invece, Gesù non vuole interessarsi degli aspetti materiali, poichè egli è venuto per salvare l’anima delle persone, ovvero per compiere una missione spirituale. Per il Signore le cose materiali hanno un misero valore e non intende prendersene cura, poichè Egli desidera che tutti gli uomini arrivino a Dio: questa è la missione che deve portare a compimento, e non far sì che i beni materiali giungano nelle tasche degli uomini.
Vs. 15. Poi disse loro: "Fate attenzione e guardatevi dall’avarizia, perché la vita di uno non consiste nell’abbondanza delle cose che possiede".
Questo è esattamente l’opposto di ciò che la gente ritiene giusto comunemente. Eppure qui Gesù afferma con forza di fare molta attenzione all’avarizia, la quale nasce dal vivere in un mondo di abbondanza, dove ogni cosa è basata su ciò che una persona possiede.
Ora parla di un uomo di successo di quel tempo e della fine che questi ha fatto, proprio allo scopo di ribadire il concetto appena espresso.
Vs. 16-17. Ed egli disse loro una parabola: "La tenuta di un uomo ricco diede un abbondante raccolto; 17 ed egli ragionava fra sé dicendo: Che farò, perché non ho posto dove riporre i miei raccolti?
Ecco l’atteggiamento di questo uomo: egli ha avuto grandi benedizioni da Dio, eppure non si rivolge a Lui per chiedere cosa deve fare con tali cose, magari aiutare qualcuno che è nel bisogno o comunque impiegarli per l’avanzamento dell’opera di Dio. Infatti, domanda a se stesso cosa LUI ritiene giusto fare, poiché ritiene che tutte queste cose siano SUE.
Vs. 18. E disse: "Questo farò, demolirò i miei granai e ne costruirò di più grandi, dove riporrò tutti i miei raccolti e i miei beni,
Decide come custodire i beni che possiede senza tenere conto del parere di Dio. Ogni buon cristiano, invece, dovrebbe sempre anteporre ad ogni desiderio il pensiero: “Se Dio vuole farò questo o quello”, per essere certo che tale decisione sia benedetta dal Padre celeste. L’uomo della parabola, invece, non pensa affatto a Dio e considera sua proprietà ogni cosa che possiede. Notiamo la ripetizione dell’aggettivo possessivo “mio, mia, miei”, così come il pronome “io” si trova molte volte, anche se sottinteso. Non vuole utilizzare le proprie ricchezze per gli altri, non pensa a vivere in modo più agiato egli stesso, nè tanto meno ritiene di dover servire Dio con tali cose.
Vs. 19-20. poi dirò all’anima mia: Anima, tu hai molti beni riposti per molti anni; riposati, mangia, bevi e godi. 20 Ma Dio gli disse: "Stolto, questa stessa notte l’anima tua ti sarà ridomandata e di chi saranno le cose che tu hai preparato?"
Questo uomo ha commesso tre errori fatali per la vita eterna:
ritiene che la vita consista nell’abbondanza dei beni posseduti;
crede di avere ancora molto tempo davanti a sè;
non è pronto per affrontare l’eternità.
Questo uomo è uno stolto poichè fonda la sua sicurezza su qualcosa di molto aleatorio, quale la vita umana ed i beni terreni. Nessun uomo può conoscere la durata della propria esistenza, poichè essa è appesa ad un filo; allo stesso modo è assurdo dare tanta importanza ai beni materiali, i quali si consumano, arrugginiscono e marciscono. Poniamo la nostra attenzione ai beni celesti ed alla vita eterna, che abbiamo in Gesù. La nostra anima è nelle mani di Dio e lì è al sicuro, dove nessuno può nuocerle. Dobbiamo avere la certezza della vita eterna grazie al sangue di Gesù, se in Lui abbiamo posto la nostra fede.
1 Giovanni 5:11-12. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 12 Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.
Ogni essere umano non deve basare la certezza della propria vita eterna su una religione o su un gruppo di appartenenza, poichè a Dio interessa solamente se abbiamo accettato Cristo o meno quale nostro personale salvatore. Solo così potremo avere la vita eterna. Afferriamo la salvezza che il Signore ha preparato per noi.
Vs. 21. Così avviene a chi accumula tesori per sé e non è ricco verso Dio".
Qui è la contrapposizione tra chi è ricco in modo egoistico e chi lo è davanti a Dio.
Le sollecitudini
Gesù ha parlato dell’avarizia e dell’egoismo, ora afferma l’importanza di porre la propria fiducia in Dio, distaccandoci dalle cose materiali.
Vs. 22-23. Poi disse ai suoi discepoli: "Perciò vi dico: Non siate in ansia per la vostra vita di che mangerete, né per il vostro corpo di che vi vestirete. 23 La vita vale più del nutrimento e il corpo più del vestito.
Gesù non sta parlando alla folla, ma ai soli credenti e dice loro di non essere in ansia per i bisogni di tutti i giorni, poichè ad essi sovviene Dio, se siamo suoi figlioli. Ciò non vuol dire che non dobbiamo lavorare e mendicare il cibo ed il vestiario, bensì ci viene detto di non vivere in modo ansioso, ma nel riposo di Cristo.
Quindi:
1. non siamo in ansia.
Vs. 24. Osservate i corvi, essi non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre; ebbene, voi valete molto più degli uccelli.
Gli uccelli non lavorano, eppure non sono in ansia per la loro sopravvivenza e cantano sempre, quasi lodassero Dio, ponendo fede in Lui.
2. Prendiamo esempio dalle altre creature e riponiamo in Dio tutte le nostre preoccupazioni.
Vs. 25. E chi di voi può con la sua ansietà aggiungere alla sua statura un sol cubito?
L’ansietà non cambia la vita in positivo, anzi la peggiora. Dio ci chiama a percorrere un cammino confidando in Lui.
Vs. 26-27. Se dunque non potete far neppure ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto? 27 Osservate come crescono i gigli: essi non lavorano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, in tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro.
Dio si prende cura anche dei fiori e li veste con eleganza; allo stesso modo farà con noi, che i siamo i suoi figli e la pupilla dei suoi occhi.
Vs. 28-30. Ora se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto maggiormente rivestirà voi, o gente di poca fede? 29 Inoltre non cercate che cosa mangerete o che cosa berrete, e non ne state in ansia, 30 perché le genti del mondo cercano tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che voi ne avete bisogno.
Gesù ci ordina di non stare in ansia, poichè essa ci fa perdere il vero senso del valore della vita. Ciò non significa che non dobbiamo lavorare e la Bibbia stessa afferma che chi non lavora non è degno del proprio pasto; qui il Signore sta solamente dicendo che non dobbiamo fissare la nostra mente su tali preoccupazioni. Esse sono comuni tra la gente non credente, ma non si addicono al popolo di Dio, per il quale Egli ha un occhio di riguardo e provvederà.
Vs. 31. Cercate piuttosto il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.
Ogni credente deve mettere al primo posto le cose di Dio, riconoscerne l’importanza e dare a Lui la giusta gloria. Ogni cosa che possediamo appartiene a Dio, anche ad esempio l’educazione dei nostri figli, perciò Egli provvederà. Investiamo la nostra vita sulle cose celesti.
Vs. 32. Non temere, o piccol gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
Il cuore di Dio per ognuno di noi è un cuore di benedizione e non solo nel senso materiale, anzi le vere benedizioni non sono materiali. La vera felicità è in Gesù, che è venuto per donarci vita in abbondanza e che prova gioia nel donare.
Vs. 33-34. Vendete i vostri beni e dateli in elemosina; fatevi delle borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli dove il ladro non giunge e la tignola non rode. 34 Poiché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore".
Se investiamo la nostra vita nel regno di Dio, lì sarà anche il nostro cuore, mentre se poniamo importanza alle cose terrene, allora il nostro cuore sarà in esse. Non dobbiamo prendere come precetto il fatto di vendere tutti i nostri beni, poichè ricordiamo che Gesù era ospite di Marta e che affidò sua madre a Giovanni, il quale la ospitò in casa propria. Quindi, il Signore non ha mai reputato come un peccato il fatto di avere dei possedimenti, però ammonisce i discepoli di non diventare schiavi di tali cose. Confidiamo nel Signore.
Parabola dei servi vigilanti.
Luca descrive le caratteristiche che deve possedere un servo mentre attende il ritorno del suo signore. Tale discorso è collegato con il precedente: non poniamo eccessiva attenzione ai beni materiali, ma al vivere una vita santa nell’attesa del ritorno di Cristo, il quale è certo ed avverrà. Inoltre, comprendiamo che in ogni istante Gesù è con noi e ci vede, anzi legge ogni nostro pensiero. Siamo servi che stiamo attendendo il ritorno del nostro Signore? Oppure non siamo degni della sua venuta?
Vs. 35. "I vostri lombi siano cinti e le vostre lampade accese.
Al tempo di Gesù i matrimoni venivano celebrati sempre di notte ed accadeva che l’amico dello sposo precedeva quest’ultimo e ne annunciava a gran voce l’arrivo. In quel momento la sposa doveva essere pronta, vestita con l’abito nuziale e doveva avere la lampada piena di olio: così poteva accogliere lo sposo ed uscire con lui. Allora lo sposo l’avrebbe presa e portata con sè nella propria casa.
Qui la scena è quella dei servi che attendono il padrone sulla porta. Il cingersi i fianchi era un segno di preparazione: infatti, a quel tempo gli orientali usavano indossare lunghi abiti che scendevano fino ai piedi. Per i servitori tale abbigliamento era molto scomodo ed ostacolava loro il movimento. Per questo motivo erano soliti legare una corda attorno ai fianchi, al fine di poter sollevare il vestito. Quindi: un servo che indossa un abito stretto attorno alla vita è pronto per servire.
Giovanni 13:12-17. Così, dopo aver lavato i piedi riprese le sue vesti, si mise di nuovo a tavola e disse loro: "Comprendete quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l’ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.
Gesù ha appena servito i suoi discepoli ed afferma che questo è il corretto comportamento che tutti i credenti devono adottare. Infatti, non basta conoscere mentalmente tali cose, ma è necessario metterle in pratica. Solo così possiamo essere felici. Vogliamo essere felici? Serviamo gli altri. La felicità, infatti, non è nelle cose materiali.
Due sono le caratteristiche di un buon servo:
vs. 35. "I vostri lombi siano cinti e le vostre lampade accese.
i lombi cinti, perché sta servendo la chiesa;
le lampade accese. A quel tempo le lampade venivano alimentate con l’olio, simbolo dell’unzione dello Spirito Santo.
Quindi, un buon servo, in attesa del ritorno del Signore, sta servendo gli altri ed è ripieno dello Spirito Santo.
Vs. 36. E siate simili a coloro che aspettano il loro padrone quando ritorna dalle nozze, per aprirgli appena egli arriva e bussa.
Ecco un altro atteggiamento tipico di un buon servo: egli è in trepida attesa, pronto ad aprire al padrone in qualsiasi momento egli voglia tornare. Tale servo non sarà trovato impreparato. Ognuno di noi deve domandarsi se è pronto per accogliere Cristo in qualunque momento.
I tempi del ritorno sono maturi ed hanno avuto inizio nel 1948, quando Israele è stato riconosciuto nuovamente come stato dopo tanti secoli di dispersione. Essa, infatti, aveva avuto inizio nel 70 d.C., quando Tito aveva distrutto il tempio, dando vita alla diaspora degli Ebrei in tutto il mondo. Ma Ezechiele aveva profetizzato la ricostituzione di tale popolo, descrivendo delle ossa di morti che si ricomponevano e si rivestivano della loro carne. Il significato di tale profezia sta nella riunione di tutto il popolo da parte di Dio, preso in ogni angolo della terra, per formare di nuovo una vera nazione. Questo è un miracolo, perché nessun altro popolo è stato disperso per 2.000 anni e poi è stato ricostituito in una nazione. Geremia afferma che negli ultimi tempi Gerusalemme sarà una coppa di stordimento per tutto il mondo ed è proprio ciò che accade oggi: 1/3 delle disposizioni dell’ONU riguardano Israele, la cui popolazione ricopre 1/1.000 di quella mondiale. Sono, quindi, numericamente insignificanti, la loro terra è piccola e desertica, eppure sono all’attenzione di tutti. Ci sono guerre e conflitti in tutto il mondo, eppure su di esse non c’è l’attenzione mondiale che è dedicata a Gerusalemme. Perché? Perché Dio ha detto che negli ultimi tempi tale terra sarebbe stata una coppa di stordimento per tutto il mondo. Quindi i cristiani, vedendo queste cose, devono essere pronti per il ritorno di Cristo.
Vs. 37. Beati quei servi che il padrone troverà vigilanti quando egli verrà. In verità vi dico che egli si cingerà e li farà mettere a tavola, ed egli stesso si metterà a servirli.
Qui è una ricompensa inattesa: se attendiamo con ansia il ritorno di Gesù scopriremo che Egli è ansioso di servire noi. Ciò accadrà in cielo, dove il Signore ci servirà in una grande mensa poiché questo è il suo carattere, essendo un Dio di amore.
Vs. 38-40. E se verrà alla seconda o alla terza vigilia, e li troverà così, beati quei servi. 39 Or sappiate questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa. 40 Anche voi dunque siate pronti perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate".
Seconda e terza vigilia: I Romani dividevano la notte in quattro vigilie, mentre gli Ebrei in tre (Giu. 7:19). Quindi qui Gesù sta indicando l’intera notte, durante la quale i fedeli devono rimanere svegli in attesa del ritorno del Signore.
Egli tornerà inatteso, quindi neppure i credenti possono conoscere il giorno e l’ora del suo arrivo e per questo devono rimanere all’erta.
Vs. 41-44. E Pietro gli disse: "Signore, questa parabola la dici per noi soli o per tutti?". 42 E il Signore disse: "Chi è dunque quell’amministratore fedele e saggio, che il padrone costituirà sui suoi domestici per dar loro a suo tempo la porzione di viveri? 43 Beato quel servo che il suo padrone, arrivando, troverà a far così. 44 In verità vi dico che lo costituirà su tutti i suoi beni.
Il Signore non ci chiede, ad esempio, di essere i maggiori predicatori del mondo, bensì di essere fedeli con quel poco che ci ha affidato. Se un servo agisce in tale modo, tutta la casa ne trae giovamento. Ognuno sarà giudicato circa la fedeltà con la quale ha adempiuto ai compiti che ha ricevuto, siano essi la cura dei figli, della famiglia, oppure di qualche aspetto all’interno della chiesa. Se siamo fedeli nelle piccole cose diventeremo padroni di tutti i beni di Gesù. Ovviamente, non è a questo che dobbiamo aspirare, bensì a vedere il Padre un giorno in tutta la sua gloria per inchinarci davanti a Lui.
Vs. 45-46. Ma se quel servo dice in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire" e comincia a battere i servi e le serve, e a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui non se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; lo punirà severamente e gli assegnerà la sorte con gli infedeli.
Qui è la sorte del servo infedele il quale, per sua scelta, rigetta i privilegi che il Signore gli ha donato. Rimaniamo, invece, vicino a Dio, teniamo strettamente nelle nostre mani tutti i doni che ha preparato per noi, poiché solamente presso il Padre saremo protetti.
Vs. 47-48. Ora quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non si è preparato e non ha fatto la sua volontà, riceverà molte battiture. 48 Ma colui che non l’ha conosciuta, se fa cose che meritano le battiture, ne riceverà poche. A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto".
Gesù conclude il proprio discorso avvertendo i cristiani circa la certezza della punizione che essi riceveranno se si ribelleranno al volere di Dio. Ogni credente, infatti, deve sforzarsi di conoscere il volere del Padre e di attuarlo.
Gesù getta sulla terra fuoco e discordia
Gesù esprime dei concetti spirituali:
vs. 49-50. "Io sono venuto a gettare fuoco sulla terra e quanto desidero che fosse già acceso. 50 Ora io ho un battesimo di cui devo essere battezzato, e come sono angustiato finché non sia compiuto.
Gesù parla della croce e la paragona ad un battesimo, e desidera si compia al più presto. Anche i credenti che si battezzano, mentre fanno una pubblica confessione di fede, in modo figurato muoiono e risorgono con Cristo.
Il fuoco che Gesù è venuto a spargere è quello dello Spirito Santo, che Egli elargisce sulla sua sposa.
Vs. 51. Pensate voi che sia venuto a mettere pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione;
La venuta di Cristo sulla terra ha portato una pace interiore nelle persone poiché esse, grazie al Suo sacrificio, si sono riconciliate con Dio, divenendone addirittura figli. All’esterno, però, la fede in Gesù non porta la pace nelle famiglie, poiché i credenti non sono compresi e, anzi, vengono criticati e considerati dei fanatici. La conversione porta la discordia nelle famiglie e derisione tra gli amici o nel posto di lavoro. La croce è una sfida e chiama i fedeli ad andare contro corrente, in opposizione ad un mondo che acclama valori opposti.
Vs. 52-53. perché, d’ora in avanti, cinque persone in una casa saranno divise, tre contro due e due contro tre. 53 Il padre sarà diviso contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia e la figlia contro la madre; la suocera contro la sua nuora e la nuora contro la sua suocera".
E’ più importante obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, anche a costo di attirarsi addosso del malcontento e delle incomprensioni; infatti, il credere porta alla vita eterna, l’obbedire agli uomini conduce all’inferno.
I segni dei tempi
Vs. 54-57. Or egli disse ancora alle folle: "Quando voi vedete una nuvola alzarsi da ponente, subito dite: "Viene la pioggia", e così avviene; 55 quando invece soffia lo scirocco dite: "Sarà caldo", e così avviene. 56 Ipocriti! Voi sapete discernere l’aspetto del cielo e della terra, ma come mai non discernete questo tempo? 57 E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?
Coloro che sono vissuti al tempo di Gesù erano molto abili nell’interpretare i fenomeni atmosferici, tuttavia non sapevano riconoscere i segni dei tempi, che avevano dimostrato la necessità della venuta di Gesù sulla terra. Essi avevano i Profeti, eppure non avevano compreso che Gesù era il Messia tanto annunciato e per questo lo hanno respinto.
Vs. 58-59. Quando vai col tuo avversario dal magistrato, per strada fa’ di tutto per accordarti con lui, perché non ti trascini dal giudice e il giudice ti consegni all’ufficiale giudiziario e l’ufficiale ti metta in prigione. 59 Io ti dico che non ne uscirai, finché tu abbia pagato fino all’ultimo spicciolo".
Se nelle questioni terrene siamo inclini a trovare un accordo con l’avversario per evitare di andare davanti al giudice, tanto più dovremmo fare di tutto per fare la pace con Dio, l’unico giudice giusto ed inflessibile. Infatti, se non seguiamo le vie di Dio, certamente stiamo andando incontro al giudizio e ad una condanna certa; se moriamo senza Cristo nella nostra vita, allora la nostra sorte è segnata e non ci sarà alcuna possibilità si scampare a tale fatto. Dio ce lo ha detto chiaramente ed ogni sua affermazione è certa. Anche se agli occhi degli uomini sembriamo delle persone integerrime, ricordiamo che il Signore ci conosce profondamente ed ha visto ogni nostro sguardo, conosce ogni pensiero ed ogni menzogna che abbiamo pronunciato. Perciò, se Cristo non è il nostro avvocato, la sorte a noi dovuta sarà molto triste. Oggi è il giorno per fare pace con Dio, poiché siamo ancora in vita, ma il domani è incerto: non perdiamo tempo.