Luca 11
Cap. 11
Il Padre nostro
Questa è una preghiera modello, che insegna il modo più corretto per avvicinarci a Dio e quali siano le priorità secondo il Suo pensiero.
Vs. 1-2. E avvenne che egli si trovava in un certo luogo a pregare e, come ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: "Signore, insegnaci a pregare, come Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli". 2 Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite (la preghiera deve essere usata come modello per altre preghiere):
"Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo.
La preghiera non inizia con le nostre necessità, come avviene invece quando noi ci rivolgiamo al Padre. Al contrario, mette al primo posto il nome di Dio, il Suo regno e la Sua volontà, non le nostre necessità. Generalmente accade che, invece, nella preghiera diamo priorità al nostro volere, quasi cercando di costringere il Signore a realizzarlo. Non possiamo conformare la volontà del Creatore alla nostra, mentre certamente dobbiamo fare al contrario e chiederGli di trasformarci in base all’immagine di Cristo.
Matteo 6:7-13. Questa è la versione data da Matteo, più completa della precedente. Gesù non insegna “una” preghiera qualsiasi, bensì dà proprio delle indicazioni su come pregare sempre.
7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.
Dobbiamo comprendere ogni parola della preghiera che stiamo pronunciando, perché altrimenti si tratta di una ripetizione di suoni molto sterile ed inutile. Tale comportamento è pagano e non cristiano e il Signore non desidera che ripetiamo delle parole meccanicamente.
8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate. 9 Voi dunque pregate in questa maniera:
Gesù insegna a pregare perché il fatto di essere figli di Dio non dà per scontato l’essere ascoltato, né tanto meno esaudito.
"Padre: Se Dio deve rispondere alle nostre preghiere deve essere il nostro genitore poiché in caso contrario egli non ascolterà. “Padre” corrisponde all’aramaico “Abba”, ovvero il termine con il quale un bambino piccolo si rivolge al suo papà.
1 Pietro 3:12. perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male".
Proverbi 28:9. Se uno volge altrove l’orecchio per non ascoltare la legge, la sua stessa preghiera sarà un abominio.
Salmo 66:18-19. Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto. 19 Ma DIO mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera.
Se vogliamo vedere le nostre preghiere esaudirsi dobbiamo essere cristiani, ovvero seguaci di Cristo o persone uguali a Lui. Anche la nostra vita deve dimostrare tale trasformazione o nuova nascita.
Giovanni 3:1-7. Or c’era fra i farisei un uomo di nome Nicodemo, un capo dei Giudei. 2 Questi venne a Gesù di notte e gli disse: "Maestro, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio, perché nessuno può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui". 3 Gesù gli rispose e disse: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio". 4 Nicodemo gli disse: "Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?". 5 Gesù rispose: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6 Ciò che è nato dalla carne è carne; ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito. 7 Non meravigliarti se ti ho detto: "Dovete nascere di nuovo".
Se non siamo nati di nuovo non possiamo chiedere a Dio di ascoltare le nostre preghiere, poiché non possediamo un requisito fondamentale. Se abbiamo ascoltato la Parola ed abbiamo chiuso le nostre orecchie ad essa, allora non siamo figli e, pertanto, la nostra preghiera è un’abominazione per Dio, ovvero qualcosa di repellente.
L’essere figli è la base per entrare in contatto con Lui e vedere realizzate le nostre preghiere; per questo dobbiamo nascere di nuovo. L’unica preghiera di un peccatore che Dio ascolterà è quella del pentimento, quella che chiede perdono al Signore e lo riconosce come salvatore. Per fede questa persona nasce di nuovo e diviene figlio di Dio.
La preghiera è basata sulla relazione con l’Eterno, riconosciuto come padre. Solo un figlio può rivolgersi al proprio papà.
Romani 8:14-17. Poiché tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. 15 Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: "Abba, Padre". 16 Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.
Questa è la nostra posizione presso il Padre, se siamo nati di nuovo. In noi c’è questa certezza, ma non per nostro merito, bensì per la grazia di Dio.
Ebrei 10 dice che possiamo presentarci davanti al trono di Dio per il sangue di Gesù, che è morto per i nostri peccati. Tale sacrificio è stato da noi accettato per fede ed è stato siglato nel nostro cuore dallo Spirito Santo. Grazie a tale fatto siamo figli di Dio, di un Padre che ci ha amato così tanto da sacrificare per noi il proprio figlio. Il suo amore è grandissimo e per noi ha un cuore di padre, che vuole benedire la nostra vita ogni giorno. Ogni cosa che ci accade persegue il piano del Signore per la nostra vita, anche le cose negative, poiché la Sua mano è su di noi e ci benedice.
Luca 12:31-32. Cercate piuttosto il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 32 Non temere, o piccol gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
Dio prova piacere nel benedirci, nel donarci cose belle, anzi, le più eccellenti che possiamo immaginare. Per questo la nostra preghiera deve iniziare in questo modo: “Padre”.
Matteo 6:9-13. Voi dunque pregate in questa maniera: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. 11 Dacci oggi il nostro pane necessario. 12 E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. 13 E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen".
“Nostro”:Dopo aver riconosciuto Dio come Padre, dobbiamo ricordare che facciamo parte di una famiglia e che il Padre non è qualcuno che appartiene solamente a noi. E’ vero che con Lui abbiamo un rapporto personale e intimo, però Egli è Padre di una moltitudine. Pertanto ci ha destinati a far parte del corpo di Cristo, nel quale dobbiamo integrarci per vivere assieme, come in una famiglia. Vivendo assieme e scontrandoci scopriamo i nostri difetti e veniamo modificati da Dio, che vuole conformarci all’immagine di Cristo.
Ebrei 10:19-23. Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, 20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne,
Nel tempio c’era un velo che separava il luogo santo da quello santissimo, entrambi inavvicinabili dal popolo. Il velo era una figura di Cristo, spezzato per noi, così come questa separazione da Dio è stata annientata dal Signore, che con il suo sacrificio permette a tutti gli uomini di accedere al Padre.
21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede,
Oggi possiamo entrare nel luogo santissimo, certi di poter arrivare fino al trono di Dio e venir ascoltati.
avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse.
Dio ci ha promesso alcune cose e noi, certi della loro veridicità, possiamo proclamarle per fede quali affermazioni indirizzate personalmente ad ognuno di noi, ovvero promesse per la nostra vita.
24 E consideriamo gli uni gli altri, per incitarci ad amore e a buone opere,
Chi riceve la grazia di Dio non dimentica gli altri, stimolandoli nel compiere buone opere e nell’ amore. Ciò è realizzabile attraverso l’esempio: se dimostro amore e buone opere, sarò un esempio per gli altri.
25 non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete approssimarsi il giorno.
Non abbandoniamo le assemblee con i fratelli perché sta per tornare Gesù e deve trovarci uniti e pronti.
Matteo 5:23-25. Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta. 25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo prigione.
Abbiamo detto che Dio non è solamente il nostro Padre personale, ma lo è anche degli altri cristiani. Quindi, devo avere un rapporto con Lui, ma anche con gli altri e tale comunione deve essere limpida e pura. Evitiamo le dispute con i fratelli e, se c’è amarezza, poniamo rimedio. Nel VT offrivano dei sacrifici all’altare, ma dopo l’avvento di Cristo ogni cristiano presenta se stesso e le proprie preghiere.
Matteo 18:15-20. "Ora, se il tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e riprendilo fra te e lui solo; se ti ascolta, tu hai guadagnato il tuo fratello; 16 ma se non ti ascolta, prendi con te ancora uno o due persone, affinché ogni parola sia confermata per la bocca di due o tre testimoni. 17 Se poi rifiuta di ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta anche di ascoltare la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18 In verità vi dico che tutte le cose che voi avrete legate sulla terra saranno legate nel cielo; e tutte le cose che avrete sciolte sulla terra saranno sciolte nel cielo 19 Ancora io vi dico che, se due di voi si accordano sulla terra per domandare qualunque cosa, questa sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. 20 Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro".
I torti subiti non devono restare all’interno dell’animo, ma vanno chiariti al più presto e, principalmente, non diffusi a tutta l’assemblea. I cristiani devono essere uniti e quindi, se nell’animo c’è qualche malcontento, essi non riusciranno ad operare proficuamente per Cristo. Il corpo deve essere unito, senza falsità ed ipocrisie, senza bagagli di amarezza. Se il nostro rapporto con gli altri non è buono, allora le nostre preghiere saranno impedite.
1 Pietro 3:1-7. Similmente voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti affinché, anche se ve ne sono alcuni che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati senza parola dalla condotta delle loro mogli, 2 quando vedranno la vostra casta condotta accompagnata da timore. 3 Il vostro ornamento non sia quello esteriore: intrecciare i capelli, portare i gioielli d’oro o indossare belle vesti 4 ma l’essere nascosto nel cuore con un’incorrotta purezza di uno spirito dolce e pacifico, che è di grande valore davanti a Dio. 5 Così infatti si adornavano una volta le sante donne che speravano in Dio, stando sottomesse ai loro mariti 6 come Sara che ubbidiva ad Abrahamo, chiamandolo signore, di essa voi siete divenute figlie, se fate il bene e non vi lasciate prendere da alcun spavento. 7 Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.
Prima mettiamo a posto il rapporto con Dio, poi con gli altri, perché le nostre preghiere non siano impedite, ostacolate da un animo indurito.
Vs.2. Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo.
che sei nei cieli.Dio è sopra a tutto il creato, è sovrano e creatore di ogni cosa. Vede ogni cosa ed ha cura di ogni creatura, conosce tutta la nostra vita e l’ordine degli avvenimenti della storia mondiale.
Romani 1:18-21. Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà
Un giorno Dio farà giustizia di ogni azione umana che sia stata malvagia.
e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato. 20 Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili. 21 Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno però glorificato né l’hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato.
Paolo spiega il concetto che, alla fine dei tempi, ogni uomo che non avrà ricevuto Cristo nella propria vita non sarà scusato dal Padre. Infatti, Egli si è rivelato nel creato, al fine di essere palese a tutti gli uomini, anche a coloro che non hanno mai letto il Vangelo. Per questo non hanno diritto ad alcuna scusa, poiché Dio si è rivelato a tutti attraverso la natura, che manifesta tutta la Sua potenza e divinità.
L’Eterno deve essere glorificato nelle preghiere attraverso il riconoscimento della Sua grandezza, del Suo essere creatore di ogni cosa e padrone della vita del suoi figli.
Sia santificato il tuo nome. Fino a questo momento la preghiera non ha nulla a che vedere con noi e con i nostri bisogni. Essa è l’esaltazione e la glorificazione di Dio che è il fulcro della preghiera. “Santificato” significa “reso santo”, “onorato”, “glorificato”, “messo da parte per un uso sacro”.
La Bibbia riporta numerosi nomi attribuiti a Dio, ognuno dei quali spiega una sua qualità. Da essi, quindi, possiamo comprendere chi Egli sia.
Il primo nome con il quale l’Eterno descrive se stesso lo troviamo in
Esodo 3:14. DIO disse a Mosè: "IO SONO COLUI CHE SONO". Poi disse: "Dirai così ai figli d’Israele: "L’IO SONO mi ha mandato da voi"".
Egli è l’essere da cui proviene ogni altro essere; ogni cosa si trova in Lui ed ogni verità è stata da Lui stabilita; ogni cosa visibile ed invisibile è stata creata da Lui, sorgente di ogni cosa, l’Eterno, l’Onnipotente.
Quando Abramo doveva sacrificare Isacco, ha detto a quest’ultimo che l’Eterno avrebbe provveduto l’agnello da immolare. Ecco un nome di Dio, Jehowah Jira, ovvero “L’Eterno provvederà”. Non sappiamo come gli ebrei pronunciassero il nome di Dio, poiché esso si scriveva con le sole consonanti, ovvero Jhwh; forse si pronunciava Jahweh, ma non vi è la certezza. E’ certo, invece, che il suo nome significava “Dio provvederà”. Egli, quindi, è colui che provvede per la nostra vita, che veglia su di noi da buon padre.
Esodo 17:8-15. Allora venne Amalek a combattere contro Israele a Refidim. 9 E Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi degli uomini ed esci a combattere contro Amalek; domani io starò sulla vetta del colle col bastone di DIO in mano". 10 Giosuè fece come Mosè gli aveva detto e combatté contro Amalek, mentre Mosè, Aaronne e Hur salirono sulla vetta del colle. 11 Or avvenne che, quando Mosè alzava la sua mano, Israele vinceva; quando invece abbassava la sua mano, vinceva Amalek. 12 Ma le mani di Mosè si erano fatte pesanti, così essi presero una pietra e gliela posero sotto, ed egli vi sedette sopra mentre Aaronne e Hur sostenevano le sue mani, l’uno da una parte, l’altro dall’altra così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Questa è una figura della preghiera, poiché Mosè, Aronne e Hur intercedevano per il popolo; ci fa comprendere come la nostra guerra spirituale non sia contro carne e sangue, ma contro principati e potestà. In questo caso, infatti, la battaglia non veniva vinta grazie alla forza dei guerrieri, ma per la preghiera.
13 Perciò Giosuè sconfisse Amalek e la sua gente, passandoli a fil di spada. 14 Poi l’Eterno disse a Mosè: Scrivi questo fatto in un libro, perché se ne conservi il ricordo, e fa’ sapere a Giosuè che io cancellerò interamente di sotto al cielo la memoria di Amalek. 15 Mosè costruì quindi un altare, al quale pose nome: L’Eterno è la mia bandiera"; Il termine è “Jahweh nissi”: nelle battaglie, il popolo vincitore alza la bandiera e questo è il segno del proprio trionfo. Dio è il nostro trionfo, colui che ci dà la forza di vincere le battaglie, anche spiritualmente.
Giudici 6:22-24. Così Gedeone si rese conto che era l’Angelo dell’Eterno, e disse: "Ahimè, o Signore, o Eterno! Poiché ho visto l’Angelo dell’Eterno faccia a faccia!". 23 L’Eterno gli disse: "La pace sia con te; non temere, non morrai!". 24 Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare all’Eterno e lo chiamò "Jehovah Shalom". Esso si trova anche oggi a Ofrah degli Abiezeriti.
Il popolo di Israele era oppresso da quello di Madian ed anche per affilare gli strumenti di lavoro doveva chiedere il permesso a loro. Gedeone era un uomo che riteneva di essere molto debole. “Jahweh shalom”, “l’Eterno è la nostra pace”: egli è colui che ci dona pace e tranquillità.
Geremia 23:5-6. "Ecco, i giorni vengono", dice l’Eterno "nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da re, prospererà, ed eserciterà il giudizio e la giustizia nel paese. 6 Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele dimorerà al sicuro. Questo sarà il nome con cui sarà chiamato: "L’Eterno nostra giustizia"
E’ interessante notare che Dio rivela i propri nomi in tempo di tribolazioni, alla fine dei quali viene eretto un altare, simbolo della preghiera.
Qui la scrittura parla di Gesù, un uomo, progenie di Davide, colui che, a detta di Dio stesso, è la nostra giustizia ed anche “l’Eterno”. Gesù è Dio ed in Lui avremo giustizia e perdono dei peccati.
Giovanni 17:5-6. Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. 6 Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dato dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola.
Gesù stesso, verso la fine della sua vita sulla terra, afferma di aver manifestato il nome dell’Eterno attraverso la propria vita e il proprio agire. Chiunque ha visto Cristo in azione, infatti, ha visto Dio e ne ha compreso il carattere. Chiedere in preghiera di veder santificato il nome di Dio vuol dire che esso venga palesato nella vita del cristiano, ovvero che gli altri vedano in lui un uomo vicino a Dio e dotato del Suo carattere.
Giovanni 17:25-26. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e costoro hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26 E io ho fatto loro conoscere il tuo nome e lo farò conoscere ancora, affinché l’amore, del quale tu mi hai amato, sia in loro e io in loro".
Gesù fa conoscere l’amore di Dio alle persone, affinché tale sentimento sia in noi e si espanda sempre di più. Dimoriamo in Gesù con la preghiera e la lettura della Parola, affinché Dio possa regnare in ogni area della nostra vita. Quando il suo amore è in noi, allora viene manifestato anche agli altri.
Vs.2. Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo.
Venga il tuo regno. E’ la richiesta dell’instaurazione del regno di Dio. Esso è già presente sulla terra nel cuore e nella vita dei credenti, tuttavia in un altro senso si realizzerà nella pienezza solamente quando la volontà di Dio sarà attuata nel mondo, ovvero al ritorno di Cristo. Tale fatto è stato profetizzato da Isaia:
Isaia 9:6-7. 6 (9-5) Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno. Principe della pace. 7 (9-6) Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti.
Isaia parla di Gesù, Dio che si fa carne come Messia.
Daniele 2:43-45. Come hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, essi si mescoleranno per seme umano, ma non si uniranno l’uno all’altro, esattamente come il ferro non si amalgama con l’argilla. 44 Al tempo di questi re il Dio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto; questo regno non sarà lasciato a un altro popolo, ma frantumerà e annienterà tutti quei regni, e sussisterà in eterno, 45 esattamente come hai visto la pietra staccarsi dal monte, non per mano d’uomo, e frantumare il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il grande Dio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d’ora in poi. Il sogno è veritiero e la sua interpretazione è sicura".
Un re sogna una statua formata da quattro metalli e Daniele interpreta tale sogno affermando che si tratta di quattro regni che entreranno in relazione con il popolo di Israele. L’ultimo è quello dei Romani, durante il quale Dio farà sorgere un regno eterno sulla terra, che distruggerà totalmente tutti gli altri regni: questo è il regno di Dio, stabilito da Cristo, il cui corpo è la chiesa. Il regno di Dio verrà a distruggere tutti gli altri regni perché è simile a una pietra che diventerà sempre più grande. Ciò avverrà durante il regno di questo ultimo re. Questo non è avvenuto nei primi tempi dell’impero romano, perché il regno di Dio non ha ancora invaso tutta la terra. Quindi l’impero romano risorgerà. Come avverrà?
Nel gennaio 1957 è stato firmato un trattato a Roma, un’alleanza economica per permettere il libero commercio fra i paesi europei.
Oggi esiste la comunità europea, geograficamente corrispondente all’ex impero romano, che sta risorgendo con un’unica moneta. Noi viviamo in questi giorni.
Verrà una pietra non tagliata da mano d’uomo, che frantumerà e annienterà tutti gli altri regni. In passato molte forze politiche hanno cercato di distruggere la chiesa, intesa come unione di veri cristiani: l’inquisizione da parte della chiesa cattolica intendeva soffocare la diffusione della Parola, ma invano; analogamente in Francia i Valdesi sono stati perseguitati, ma inutilmente; i comunisti in Russia, essendo un’ideologia atea, si sono scagliati contro i credenti, eppure hanno fallito, mentre la chiesa esiste ancora. Anche la Cina è stata oggetto di persecuzione, eppure centinaia di persone ogni mese si convertono a Dio: tutti questi esempi dimostrano che la persecuzione ravviva la fede. Ancora oggi non è possibile portare la Bibbia nell’Arabia Saudita, là dove non c’è libertà religiosa.
La medesima profezia viene ripetuta in Daniele 7.
Pregare che venga il regno di Dio vuol dire desiderare che Egli domini incontrastato nel mondo, ma anche nella nostra vita personale, pronti ad obbedire incondizionatamente.
Luca 17:20-30. Ora, interrogato dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro e disse: "Il regno di Dio non viene in maniera che si possa osservare 21 né si dirà: "Eccolo qui" o: "Eccolo là", poiché, ecco, il regno di Dio è dentro di voi".
Il regno di Dio è qualcosa di interiore, che nasce nell’uomo nel momento in cui egli accetta l’operato di Gesù. Non è racchiuso in un’ideologia, ma un processo interiore che trasforma l’individuo: diveniamo sudditi del Re quando a Lui rendiamo la nostra vita.
22 Poi disse ai suoi discepoli: "Verranno i giorni in cui desidererete vedere uno dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. 23 E vi si dirà: "Eccolo qui" o: "Eccolo là" non vi andate e non li seguite. 24 Perché come il lampo che, guizzando da una estremità all’altra del cielo, illumina ogni cosa, così sarà anche il Figlio dell’uomo nel suo giorno. 25 Ma prima è necessario che egli soffra molte cose e sia rigettato da questa generazione. 26 E, come avvenne ai giorni di Noè, così avverrà anche nei giorni del Figlio dell’uomo. 27 Le persone mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e venne il diluvio e li fece perire tutti. 28 Lo stesso avvenne anche ai giorni di Lot: la gente mangiava, beveva, comperava, vendeva, piantava ed edificava; 29 ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma, piovve dal cielo fuoco e zolfo e li fece perire tutti. 30 Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo sarà manifestato.
Il giorno in cui Gesù tornerà, verrà visto da tutti, credenti e non, poiché Egli sarà evidente. Qui comprendiamo che il giudizio è caduto sulla terra quando Noè è entrato nell’arca e quando Lot è uscito da Sodoma: la stessa cosa accadrà ai credenti, che verranno rapiti dalla terra quando Gesù verrà a giudicare il mondo. Siamo la sua sposa ed Egli verrà a prenderci, a rapirci per portarci in cielo.
Quando preghiamo che il regno di Dio venga sulla terra, in un luogo o nell’altro, dobbiamo essere disponibili che esso venga innanzi tutto dentro di noi e che la sua presenza sia chiaramente visibile. Pregare che venga il regno di Dio, quindi, vuol dire chiedere che Egli sia il padrone indiscusso della nostra vita. Egli è il re e noi siamo i suoi sudditi, che devono obbedirgli in modo assoluto.
Il battesimo dello Spirito Santo è una manifestazione del regno di Dio che travolge il credente.
Pietro qui sta predicando alla folla:
Atti 5:30-32. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi uccideste, appendendolo al legno. 31 Dio lo ha esaltato con la sua destra e lo ha fatto principe e salvatore per dare ad Israele ravvedimento e perdono dei peccati. 32 E di queste cose noi gli siamo testimoni, come pure lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono".
Un requisito necessario per ottenere il battesimo dello Spirito Santo è l’obbedienza, nel senso di avere la disposizione d’animo ad essa, ovvero a mettere al primo posto quanto Dio afferma. L’Eterno comanda ad ogni credente di essere ripieno di Spirito Santo, non considerando tale fatto, quindi, come qualcosa di secondario (Ef 5:18).
Atti 1:4-8. E, ritrovandosi assieme a loro, comandò loro che non si allontanassero da Gerusalemme, ma che aspettassero la promessa del Padre: "Che, egli disse, voi avete udito da me. 5 Perché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo, fra non molti giorni". 6 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: "Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?". 7 Ma egli disse loro: "Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità. 8 Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra".
Gesù non rivela quando sarebbe stato ristabilito il regno di Dio sulla terra, bensì afferma che per i discepoli era necessario ricevere il battesimo dello Spirito Santo al fine di avere dentro di loro il regno di Dio ed esserGli testimoni su tutta la terra.
Vs. 2. Ed egli disse loro: "Quando pregate, dite: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà sulla terra, come nel cielo.
Sia fatta la tua volontà: noi preghiamo per glorificare Dio, perché il suo regno prenda possesso della terra e perché la Sua volontà sia stabilita in modo totale e incondizionato. Egli è la risposta ad ogni problema che possiamo avere e, quindi, è importante capire che se siamo in difficoltà, se la vita sulla terra è difficile, se regna la violenza e l’ingiustizia, ciò è dovuto alla lontananza delle persone dalla volontà di Dio.
Fare la volontà di Dio non è un fattore dovuto ad una libera scelta, ma un obbligo:
Matteo 7:21. Non chiunque mi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Colui che desidera accedere al paradiso deve necessariamente obbedire a Dio. Certamente il Signore si prenderà cura dei propri figli e in un modo o nell’altro, ovvero con le buone o con le cattive farà in modo che essi obbediscano; infatti, una promessa di Dio è quella di portare a termine l’opera che ha iniziato in noi ed Egli la completerà. Pensiamo a Giona, che ha cercato di ribellarsi contro il piano di Dio, eppure in un modo o nell’altro ha dovuto obbedire. In questo esempio, inoltre, è molto incoraggiante pensare che il Padre, di fronte alla ribellione di quest’uomo che Egli aveva scelto, non ha rivolto la sua attenzione verso qualcuno più disponibile, abbandonando Giona a se stesso. Al contrario, ha modificato gli eventi affinché questo figlio potesse divenire lo strumento perfetto nelle sue mani. Qui è la misericordia di Dio.
Marco 3:31-35. 31 Nel frattempo giunsero i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. 32 Or la folla sedeva intorno a lui; e gli dissero: "Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano". 33 Ma egli rispose loro, dicendo: "Chi è mia madre, o i miei fratelli?". 34 Poi guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno, disse: "Ecco mia madre e i miei fratelli. 35 Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre".
Chiunque compie la volontà di Dio diviene membro della famiglia di Gesù. Pertanto, nessuno andrà in cielo senza fare la volontà di Dio ed essere sottomesso al Suo volere.
Matteo 26:36-42. 36 Allora Gesù andò con loro in un luogo, chiamato Getsemani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". 37 E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e grande angoscia. 38 Allora egli disse loro: "L’anima mia è profondamente triste, fino alla morte; restate qui e vegliate con me". 39 E andato un poco in avanti, si gettò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, allontana da me questo calice; tuttavia, non come io voglio, ma come vuoi tu".
Qui si racconta di come anche per Gesù uomo talvolta era difficile fare la volontà di Dio, poiché tale fatto stride con il vivere nella carne. Anche per noi è così. Un esempio è Paolo, il quale in Romani afferma di vivere questa continua tensione, tra ciò che vorrebbe fare e ciò che poi realmente compie.
Gesù non vuole morire e la sua volontà va a scontrarsi con quella di Dio. Durante tutto il corso della sua vita era stato vittima delle stesse tentazioni che possiamo provare noi, eppure era sempre riuscito a dominarle. Ora sta vivendo una situazione terribile, che lo vede vittima di tutti i peccati umani e separato da Dio e dalla comunione con Lui. Nessuno di noi potrà mai vivere una condizione simile alla sua.
40 Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano, e disse a Pietro: "Così non avete potuto vegliare neppure un’ora con me? 41 Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, poiché lo spirito è pronto ma la carne è debole". 42 Si allontanò di nuovo per la seconda volta e pregò, dicendo: "Padre mio, se non è possibile che questo calice si allontani da me senza che io lo beva sia fatta la tua volontà!".
Vediamo di nuovo la lotta tra la volontà di Gesù e quella di Dio e la sottomissione del Signore al volere del Padre. Noi siamo il frutto di tale sottomissione.
Come possiamo pregare secondo la volontà di Dio?
Giacomo 4:1-3. 1 Da dove vengono le guerre e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 2 Voi desiderate e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 3 Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.
Non riceviamo risposte alle preghiere per vari motivi:
perché non chiediamo, cioè perché non preghiamo per quel determinato problema.
Perché chiediamo in modo errato, ossia secondo le nostre concupiscenze, egoisticamente. Ogni richiesta, invece, deve essere sottoposta alla volontà di Dio.
1 Giovanni 5:14-15. Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 E se sappiamo che egli ci esaudisce in qualunque cosa gli chiediamo, noi sappiamo di avere le cose che gli abbiamo chiesto.
Se chiediamo qualcosa secondo la volontà di Dio, noi avremo questa cosa; non è detto che l’avremo subito, anzi forse ci vorrà del tempo, ma l’otterremo. Al contrario, le preghiere che esulano dal volere divino non saranno ascoltate.
Come possiamo sapere quale sia la volontà di Dio? Essa è contenuta nella Bibbia, quindi dobbiamo conoscerla bene e fare sì che diventi un tutt’uno con noi.
Romani 8:26-27. Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. 27 E colui che investiga i cuori conosce quale sia la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi, secondo Dio (secondo la volontà di Dio).
Per pregare secondo la volontà di Dio dobbiamo conoscere la Parola, come già detto, e pregare attraverso lo Spirito. Tale dono è disponibile per ogni credente.
1 Corinzi 14:5. Io vorrei che tutti parlaste in lingue, ma molto più che profetizzaste, perché chi profetizza è superiore a chi parla in lingue a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.
1 Corinzi 14:15. Che si deve dunque fare? Pregherò con lo spirito, ma lo farò anche con la mente; canterò con lo spirito, ma canterò anche con la mente.
Paolo sta dicendo che è il suo volere che tutti parlino in lingue e, certamente, anche di Dio. Tutti ne abbiamo bisogno per la nostra edificazione personale, utilizzando tale dono in privato nella devozione verso il Signore. E’ un dono importante, da non trascurare. Tutti gli altri sono a vantaggio dell’assemblea, mentre questo è l’unico che va a vantaggio di colui che lo possiede.
Vs.3. Dacci di giorno in giorno il nostro pane necessario.
Solo al vs. 3 iniziano le nostre richieste personali, le quali, però, sono espresse al plurale, da un “io” che fa parte di un corpo. Il pane spezzato durante la santa cena rappresenta Cristo, del quale si nutrono tutti i credenti; tutti assieme ricompongono il corpo. Siamo una famiglia, una pluralità e l’egoismo non rientra nel modello di vita che Dio ci ha dato.
Oggi nell’Occidente siamo molto fortunati e ricchi rispetto alle condizioni in cui vivono tante persone nel mondo. Al tempo di Gesù, invece, si era soliti vivere alla giornata, sperando in un lavoro temporaneo che avrebbe potuto consentire l’acquisto del cibo anche quel giorno. Da qui il motivo di questa parte della preghiera.
Chiedere al Signore il pane ogni giorno equivale al riconoscere la nostra dipendenza da Lui per ogni cosa e al non dare nulla per scontato; nella nostra realtà non dobbiamo ancora pregare per il pane, ma certamente dovremmo ringraziare per quello che possediamo. La Bibbia ci dice che il Padre si prenderà cura di noi se metteremo al primo posto il Regno di Dio; ovviamente, se così non è, tale promessa non è valida per noi.
Salmo 37:23-25. I passi dell’uomo sono guidati dall’Eterno, quando egli gradisce le sue vie. 24 Se cade, non è però atterrato, perché l’Eterno lo sostiene per la mano. 25 Sono stato fanciullo ed ora sono divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua progenie mendicare il pane.
Se siamo figlioli di Dio, Egli prenderà sotto la sua cura la nostra anima e ancora di più queste piccole cose. Il Padre ci chiama ad essere un popolo di fede, che quotidianamente pone fiducia nel proprio creatore, considerandolo Colui che guida ogni aspetto della vita umana. Se mettiamo al primo posto il Suo regno, Egli ci darà ogni cosa di cui abbiamo bisogno: il cibo, l’acqua, l’affitto, l’auto… Questo aspetto che Dio ci chiede è qualcosa di spirituale.
Giovanni 6:47-51. In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna. 48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50 Questo è il pane che discende dal cielo affinché uno ne mangi e non muoia. 51 Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo".
Gesù è il nostro pane, del quale dobbiamo mangiare quotidianamente, affinché la nostra vita spirituale si arricchisca. Non poniamo fede nelle nostre forze, ma unicamente nel Signore.
Geremia 17:5-8. Così dice l’Eterno: "Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dall’Eterno! 6 Egli sarà come un tamerisco nel deserto; quando viene il bene non lo vedrà. Dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra salata senza abitanti. 7 Benedetto l’uomo che confida nell’Eterno e la cui fiducia è l’Eterno! 8 Egli sarà come un albero piantato presso l’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume. Non si accorgerà quando viene il caldo e le sue foglie rimarranno verdi, nell’anno di siccità non avrà alcuna preoccupazione e non cesserà di portare frutto.
Vs. 4. E perdona i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore;
Qui è la nostra seconda richiesta al Padre, che nasce dall’esigenza di avere una relazione felice con gli altri, affinché lo sia anche quella con Dio. Se abbiamo amarezza nel cuore e non riusciamo a perdonare gli altri, pur rimanendo costante la nostra salvezza, tuttavia la nostra relazione con Dio subisce un’interruzione. Infatti, la salvezza non nasce da un’azione umana, ovvero dal nostro perdonare gli altri, bensì dalla grazia di Dio.
L’amarezza ed il non perdonare.
Matteo 5:23-24. Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.
Per un cristiano l’altare è il luogo della preghiera. Nel VT esso era il luogo in cui veniva presentata l’offerta, mentre nel NT è il luogo in cui offriamo le nostre preghiere a Dio. Quindi qui Gesù ci sta dicendo di non cercare Dio in preghiera se la nostra relazione con i fratelli non è a posto. L’amarezza, infatti, rovina la relazione con Dio, poiché ci divora dall’interno, lentamente, come un cancro che si diffonde e ci invade totalmente.
Ebrei 12:14-15. Procacciate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore, 15 badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati;
Qui il Signore ci esorta ad essere in pace con tutti, poiché tale condizione fa parte della santità; senza di essa nessuno vedrà il Signore. Non sta parlando della salvezza, ma afferma che se permettiamo all’amarezza di prendere il sopravvento, allora cammineremo lontani dalla grazia di Dio e non saremo liberi in Lui.
Si parla di “radice” di amarezza: le radici delle piccole piante sono sottili come capelli, ma poi crescono, si diffondono e ingrandiscono, sempre più forti e robuste. Se permettiamo ad una piccola radice di amarezza di radicarsi in noi, essa ci contaminerà e tale contaminazione si espanderà a molti altri membri della chiesa.
Nel VT c’è la storia di un uomo, che illustra molto bene tale concetto: II Samuele:
Ahitofel era il fidato consigliere di Davide e andava assieme a lui a pregare. Era il suo braccio destro, la persona a lui più vicina, amico e compagno di battaglia. Assieme avevano conquistato dei territori e egli stesso ha acquisitato una grande gloria personale.
Poi avvenne qualcosa. Davide non va in guerra, vede Baath-Scheba e commette adulterio con lei. Per coprire questo peccato fa ubriacare Uriah, marito della donna, sperando che avesse rapporti con lei, ma quando questo piano fallisce, ne decreta la morte. Ordina che Uriah, uomo fedele a Davide, fosse posto in prima linea in battaglia affinché fosse ucciso. A questo punto sposa Baath-Sceba, sempre allo scopo di coprire il proprio peccato. Nonno della donna è Ahitofel, il suo amico, che si allontana da Gerusalemme poiché si sente ferito dal comportamento terribile di Davide: ha commesso adulterio con sua nipote e ne ha ucciso il marito, sotto gli occhi di tutti. Il più caro amico di Davide si sente amareggiato e va in esilio.
Al suo ritorno organizza una rivolta contro Davide, un vero e proprio colpo di stato che vuole porre Absalom, figlio di Davide, sul trono al posto del padre. In seguito a tali fatti Davide è costretto a fuggire. E’ il momento della vendetta per Ahitofel, ricolmo di amarezza per Davide, covata per ben dieci anni:
Cap. 16 vs. 15-17. Nel frattempo Absalom e tutto il popolo, gli uomini d’Israele, erano entrati in Gerusalemme, Ahithofel era con lui. 16 Quando Hushai, l’Arkita, l’amico di Davide, giunse da Absalom, Hushai disse ad Absalom: "Viva il re! Viva il re!". 17 Absalom disse a Hushai: "E’ questo l’amore che porti al tuo amico? Perché non sei tu andato col tuo amico?".
Vs. 20-22. Allora Absalom disse a Ahithofel: "Date il vostro consiglio! Cosa dobbiamo fare?". 21 Ahithofel rispose ad Absalom: "Entra dalle concubine di tuo padre, che egli ha lasciato a custodire la casa così tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre e si rafforzerà il coraggio di quelli che sono con te". 22 Eressero quindi una tenda sulla terrazza per Absalom, e Absalom entrò dalle concubine di suo padre sotto gli occhi di tutto Israele.
Ahitofel era amico di Davide, ma ora dà sfogo all’amarezza e vuole una vendetta. Consiglia al figlio del suo amico di avere relazioni con tutte le concubine di lui e poi di ucciderne i figli e le mogli. Allora Dio fece in modo che Absalom ricevesse un consiglio sbagliato da parte di Ushai, che seguisse tale parere invece di quello di Ahitofel, perchè Davide avesse il tempo di organizzare una difesa e raggruppare un gruppo di uomini.
Cap. 17:23. Quando Ahithofel vide che il suo consiglio non era stato seguito, sellò il suo asino e partì per andare a casa sua nella sua città. Mise in ordine le faccende di casa sua e s’impiccò. Così morì e fu sepolto nel sepolcro di suo padre.
L’amarezza porta Ahitofel alla morte.
Cap. 18:7. Il popolo d’Israele fu là sconfitto dai servi di Davide; e in quel luogo la strage fu grande: in quel giorno caddero ventimila uomini.
In quello stesso giorno molti uomini morirono a causa dell’amarezza di Ahitofel: se questo sentimento cresce in noi, allora molti altri saranno contaminati. Per questo motivo Dio desidera che siamo purificati. Come possiamo farlo?
Come possiamo essere purificati.
Ebrei 12:1-4. Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. 3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato,
Per essere liberi dall’amarezza e dal peccato dobbiamo guardare alla croce di Gesù, all’azione che ha compiuto per noi. Guardiamo lui, teniamo gli occhi fissi su di lui, consideriamolo. Non fece mai nulla contro alcuno: guarì, liberò le persone, le amò e fece loro del bene. Cosa ricevette in cambio? La flagellazione, una corona di spine sul capo, una croce. E cosa disse al termine di tutto questo? Chiese a Dio di perdonarli.
Se guardiamo alla croce di Gesù ed al Suo comportamento, allora possiamo venir liberati dall’amarezza.
Se qualcuno provoca in noi dell’amarezza, allora perdoniamolo e benediciamolo, poiché non sa quello che sta facendo.
Matteo 18:23-35. Perciò il regno dei cieli è simile ad un re, il quale volle fare i conti con i suoi servi. 24 Avendo iniziato a fare i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25 E non avendo questi di che pagare, il suo padrone comandò che fosse venduto lui con sua moglie, i suoi figli e tutto quanto aveva, perché il debito fosse saldato. 26 Allora quel servo, gettandosi a terra gli si prostrò davanti dicendo: "Signore, abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". 27 Mosso a compassione, il padrone di quel servo lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Ma quel servo, uscito fuori, incontrò uno dei suoi conservi, che gli doveva cento denari; e, afferratolo per la gola, lo soffocava dicendo: "Pagami ciò che mi devi" 29 Allora il suo conservo, gettandosi ai suoi piedi, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto". 30 Ma costui non volle, anzi andò e lo fece imprigionare, finché non avesse pagato il debito. 31 Ora gli altri servi, visto quanto era accaduto, ne furono grandemente rattristati e andarono a riferire al loro padrone tutto ciò che era accaduto. 32 Allora il suo padrone lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai supplicato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" 34 E il suo padrone, adiratosi, lo consegnò agli aguzzini finché non avesse pagato tutto quanto gli doveva. 35 Così il mio Padre celeste farà pure a voi, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello i suoi falli".
Il primo servo aveva contratto un debito molto ingente, pensiamo ad esempio a milioni di euro; il secondo aveva un debito irrisorio, pensiamo ad esempio a dieci euro. Il re condona al primo servo questo debito enorme, che egli non avrebbe mai potuto pagare, dimostrando una grandissima grazia e misericordia.
Al contrario, il primo servo aggredisce fisicamente e verbalmente il secondo servo per riscuotere il suo credito ridicolo. Ha già dimenticato la grazia che poco prima aveva toccato la sua vita.
Questo è il nostro rapporto con Dio: innumerevoli volte siamo venuti meno e lui ci ha perdonato, eppure con difficoltà passiamo sopra ai torti che subiamo.
Filippesi 3: 13-14. Fratelli, non ritengo di avere già ottenuto il premio, ma faccio una cosa: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso le cose che stanno davanti, 14 proseguo il corso verso la méta, verso il premio della suprema vocazione di Dio in Cristo Gesù.
Paolo ci dice di dimenticare le cose passate, poiché solo in questo modo possiamo protenderci verso Gesù, guardando alla croce. Ponendo davanti ai nostri occhi il Suo operato possiamo crescere spiritualmente.
e non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno.
Matteo 6:13. perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen.
Circa la tentazione.
Giacomo 1:12-16. Beato l’uomo che persevera nella prova, perché, uscendone approvato, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a coloro che l’amano. 13 Nessuno, quando è tentato dica: "Io sono tentato da Dio", perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno. 14 Ciascuno invece è tentato quando è trascinato e adescato dalla propria concupiscenza.
Dio non tenta mai nessuno; pertanto, se stiamo attraversando un periodo di prova, essa non è dovuta a Dio, ma al nemico.
Gesù stesso, nella sua umanità, è stato tentato da Satana, ma non nella sua divinità, poiché in quanto Dio non può essere tentato.
Giacomo ci spiega la nascita del peccato in noi, fatto che riguarda ogni essere umano: la tentazione è qualcosa di naturale, che colpisce ogni persona e che ha riguardato anche Gesù stesso. Essa, pertanto, non è un peccato, ma la prova dell’ essere figlio di Dio. Ciò che ci fa cadere è il venire adescato dal desiderio carnale.
Il nemico ci pone davanti qualcosa che ci attira e ci tenta, fatto che non consiste affatto nel peccare e che è proprio di ogni essere umano. L’errore viene concepito e portato a termine quando alla tentazione si unisce la nostra volontà di attuare ciò che abbiamo visto. Infatti, di fronte ad ogni tentazione siamo chiamati ad effettuare una scelta e sta a noi e alla nostra volontà intraprendere o meno la strada giusta. Ogni credente è dotato del libero arbitrio e può scegliere se peccare o meno, dal momento che la conoscenza della Parola gli ha aperto gli occhi circa la strada corretta da percorrere. Al contrario, ogni non credente è schiavo di Satana e vive nel peccato, passando da un errore all’altro. I figli di Dio sono stati liberati da Gesù dalle catene del nemico, conoscono la verità e possono scegliere la via corretta. Chi è stato liberato dal Figlio è totalmente libero.
Quindi, colui che ci tenta è Satana, non Dio, anzi Gesù ci incoraggia a fuggire tutto ciò che può indurci al peccato. I cristiani sanno bene di essere creature deboli e quanto sia facile far posto alle tentazioni del mondo, della carne e del diavolo. Per questo motivo pregano Dio affinché li liberi da ogni tentazione.
15 Poi quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato e il peccato, quando è consumato, genera la morte. 16 Non lasciatevi ingannare, fratelli miei carissimi;
Il peccato genera la morte e, pur non facendoci perdere la salvezza, certamente ci allontana dalla comunione con il Padre, da quell’intimità che avevamo poco prima. A volte poi il peccato non viene confessato, cresce dentro di noi e ci allontana sempre di più, fino a portarci alla morte.
Romani 6:23.Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.
Dio desidera che viviamo in santità e la storia di Giuseppe ci mostra come possiamo fuggire il male e non essere adescati dal peccato. Se seguiamo il suo esempio viviamo nella libertà che Cristo ci ha dato e che ha pagato a caro prezzo.
Giuseppe amava Dio, era un figlio dell’Eterno; è stato tentato, tuttavia non ha permesso al peccato di venir concepito nella sua vita e, quindi, di far nascere il male dentro di lui.
Genesi 39:2-15. l’Eterno fu con Giuseppe; ed egli prosperava e stava nella casa del suo padrone, l’Egiziano. 3 E il suo padrone vide che l’Eterno era con lui, e che l’Eterno faceva prosperare nelle sue mani tutto ciò che faceva. 4 Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui ed entrò al servizio personale di Potifar, che lo fece soprintendente della sua casa e mise nelle sue mani tutto quanto possedeva. 5 Dal momento che l’ebbe fatto soprintendente della sua casa e di tutto quanto possedeva, l’Eterno benedisse la casa dell’Egiziano a motivo di Giuseppe; e la benedizione dell’Eterno fu su tutto quanto egli aveva, in casa e in campagna. 6 Così Potifar lasciò tutto quanto aveva nelle mani di Giuseppe e non si preoccupava più di cosa alcuna, tranne del suo proprio cibo. Or Giuseppe era bello di forma e di bell’aspetto. 7 Dopo queste cose avvenne che la moglie del suo padrone mise gli occhi su Giuseppe e gli disse: "Coricati con me". 8 Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: "Ecco, il mio padrone non si preoccupa di quanto ha lasciato in casa con me e ha messo nelle mie mani tutto quanto ha. 9 Non c’è alcuno più grande di me in questa casa; egli non mi ha proibito nulla tranne te perché sei sua moglie. Come dunque potrei io fare questo grande male e peccare contro Dio?". 10 Nonostante il fatto che lei ne parlasse a Giuseppe ogni giorno, egli non acconsentì a coricarsi con lei né a darsi a lei. 11 Un giorno avvenne che egli entrò in casa per fare il suo lavoro, e non vi era in casa nessuno dei domestici. 12 Allora ella lo afferrò per la veste, e gli disse: "Coricati con me". Ma egli le lasciò in mano la sua veste. fuggì e corse fuori. 13 Quando ella vide che egli le aveva lasciato in mano la sua veste e che era fuggito fuori. 14 Chiamò i suoi domestici, e disse loro: "Vedete, egli ci ha portato in casa un Ebreo per prendersi giuoco di noi; egli è venuto da me per coricarsi con me, ma io ho gridato a gran voce. 15 Come egli mi ha udito alzare la voce, gridare, ha lasciato la sua veste vicino a me, è fuggito ed è corso fuori".
Giuseppe viene tentato dalla moglie di Potifar e compie sette azioni per non cadere nel peccato:
non dimora vicino al peccato (vs. 10). Ogni giorno viene stuzzicato, ma non dimora vicino a questa donna. Ogni cristiano deve tenere a distanza ogni forma di tentazione che per lui è particolarmente dannosa (es. non tenere alcool in casa se hai problemi di alcoolismo, poiché tale tentazione è troppo forte e ti farà cadere). Non è possibile vivere vicino al peccato, sperando di non venirne risucchiato. La vicinanza con il diavolo porta alla morte e pertanto ogni figliolo di Dio deve fuggirne la presenza. Non possiamo pensare di avere dei contatti con esso e mantenere intatto il nostro rapporto con Dio, poiché una cosa esclude l’altra. Fino a che punto posso peccare senza rischiare di perdere la vita eterna? Questa è una domanda sciocca, poiché il peccato non dovrebbe far parte della vita cristiana. Certamente tale realtà è molto difficile, tuttavia ogni cristiano deve allontanare da sé ogni area debole della propria vita.
Comprende di essere in grado di rifiutare il peccato per grazia di Dio (vs. 8). Molti cristiani non hanno compreso di essere stati liberati dal peccato tramite il sacrificio di Gesù e credono di aver solamente ottenuto il perdono degli stessi; infatti, sono convinti di essere sempre schiavi dei peccati, ma di poterne ottenere l’assoluzione ogni volta. Ciò è sicuramente vero, ma le cose ovviamente vanno oltre: la morte di Cristo ci ha senz’altro permesso di essere perdonati, ma altresì ci dà la liberazione dal peccato. Se non crediamo a tale verità, allora rimarremo schiavi del peccato e saremo come quell’uomo, descritto nel Vangelo, che si reca al tempio e batte il proprio pugno sul petto, invocando pietà per se stesso, in quanto peccatore. Egli era senza dubbio un uomo umile, tuttavia il Signore non desidera che rimaniamo costantemente in questa situazione di caduta e di peccato, bisognosi del continuo del perdono da parte di Dio. Dobbiamo crescere nelle cose di Dio ed imparare a far fronte alle tentazioni. In Cristo siamo liberi e vittoriosi, anche se il diavolo ci vuole schiavi. La moglie di Potifar insisteva e continuamente spingeva Giuseppe verso l’adulterio, tuttavia egli resiste, poiché sa che per la grazia di Dio egli poteva fuggire il peccato.
Romani 6:14. Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.
Romani 6:18. E, essendo stati liberati dal peccato, siete stati fatti servi della giustizia.
Romani 6:22. Ora invece, essendo stati liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna.
Siamo stati liberati dal peccato grazie all’opera di Cristo, compiuta sulla croce; quando il nemico ci tenta sta a noi decidere e se il volere si unisce alla tentazione, allora il peccato viene concepito. Siamo liberi di scegliere, ovvero di rifiutare il peccato, così come ha fatto Giuseppe, comprendendo che tale situazione non fa per noi, oppure lasciarsi andare e compiere qualcosa che non fa bene al nostro Spirito.
3. (vs. 8-9) Giuseppe ha meditato sulle conseguenze del suo peccato. Se ogni cristiano si comporterà allo stesso modo, certamente comprenderà la sottigliezza delle tentazioni, che agiscono in noi in modo subdolo e apparentemente innocuo. L’agire di Satana è attraente, eppure pian piano porta alla morte, se non ne valutiamo attentamente le conseguenze.
Giuseppe vede la malvagità del peccato, ovvero lo valuta per ciò che è (vs. 9). Ogni peccato è ugualmente repellente per Dio e non dobbiamo mai pensare che le nostre azioni siamo meno gravi di quelle degli altri.
Giuseppe valuta la gravità del suo peccato agli occhi di Dio e quanto quest’ultimo ne sarebbe stato addolorato (vs. 9). Ogni nostro peccato ferisce Dio, nostro Padre e tale pensiero deve frenarci; il peccato ci deruba la gioia ed allenta la nostra intimità con il Padre celeste.
Giuseppe aveva una relazione molto profonda con Dio.
Salmi 119:9-12. Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola. 10 Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciarmi deviare dai tuoi comandamenti. 11 Ho conservato la tua parola nel mio cuore, per non peccare contro di te. 12 Tu sei benedetto, o Eterno; insegnami i tuoi statuti.
Giuseppe non cade nel peccato poiché è forte della propria relazione con Dio e della conoscenza della Parola. Se siamo innamorati di Gesù e trascorriamo la maggior parte del nostro tempo nella preghiera e nello studio, allora non avremo tempo per peccare. Quando siamo innamorati di un’altra persona non abbiamo occhi che per lei e tutti i nostri pensieri confluiscono in lei. Allo stesso modo, se amiamo Gesù, allora il peccato avrà poca presa nella nostra vita. Dio è colui che ci dà la forza per tenere lontano da noi il peccato e la tentazione, poiché tutta la nostra vita è nelle sue mani.
(vs. 15). Giuseppe fugge di fronte al peccato il più lontano possibile, quando esso diviene veramente insistente. Anche noi dobbiamo comportarci allo stesso modo: se ci sono degli ambienti che ci tentano particolarmente, delle persone o delle situazioni, dobbiamo fuggire da tali cose, perché esse non fanno bene al nostro rapporto con Dio.
Ebrei 12:1-2. Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.
Giuseppe fugge dal peccato, il quale ci è sempre attorno. Lasciamo le cose peccaminose, quelle che ci tentano, poiché ciò che conta è non compromettere il nostro rapporto con Dio. Giuseppe era pronto ad abbandonare ogni cosa a tale scopo, anche la sua posizione tra gli egiziani, e non cedere a compromessi con il nemico. La storia ci racconta che è stato carcerato, ma che da tale situazione è nato qualcosa di migliore per lui perché, da capo di una casa è divenuto capo di una nazione. Egli ha messo Dio al primo posto ed è stato esaltato, divenendo salvatore del popolo di Israele. Se ogni figliolo di Dio prenderà una posizione come credente, allora verrà usato dal Padre per salvare degli altri e diverrà un punto di riferimento di santità.
Parabola dell’amico importuno.
Qui Gesù racconta due parabole, mettendo in contrasto il nostro agire e quello di Dio e sottolineando il nostro essere malvagio con la bontà infinita del Padre. Infatti, non fa una similitudine, ma un contrasto, asserendo che anche un cattivo vicino dona qualcosa se costretto dall’insistenza dell’altro, così come un padre umano, che per natura è malvagio, dona buoni cibi ai figli affamati. Tanto più Dio, che è santo, donerà lo Spirito Santo ai propri figli.
La scena che andremo a leggere si svolge in un paesino privo di negozi, nel quale ogni famiglia cuoce il pane per sé tutte le mattine. Un uomo ha finito il pane e riceve la visita inattesa di un amico che è in viaggio. E’ mezzanotte, ma l’ospite ha fame e va sfamato, poiché l’ospitalità per gli ebrei era cosa sacra. L’uomo, quindi, va da un vicino a chiedere tre pani, ovvero la razione sufficiente per sfamare una persona adulta. Tuttavia il secondo personaggio sta già dormendo assieme ai propri figli, cosa che fa comprendere come non fosse benestante, dal momento che la sua casa era composta da una sola camera da letto per tutta la famiglia.
Vs. 5. Poi disse loro: "Chi è fra voi colui che ha un amico, che va da lui a mezzanotte,
L’amico sta dormendo, mentre Dio non dorme mai, come afferma il
Salmo 121:1-8.
<<Canto dei pellegrinaggi>> Io alzo gli occhi ai monti: da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dall’Eterno, che ha fatto i cieli e la terra,
Al tempo di Davide i popoli credevano che molti dèi pagani erano le divinità dei monti. Infatti, quando in una battaglia in montagna il popolo di Israele vince, esso desume che allora il proprio Dio è una divinità dei monti. Per questo motivo Dio decide di farli vincere nella valle, affinché comprendano che Egli è l’unico Dio, l’Eterno, il più potente di tutti in quanto creatore di ogni cosa e non qualcosa di misero come gli dèi pagani. Qui Davide afferma che l’aiuto a lui non viene dai monti ma dal Dio creatore dell’universo.
3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli, colui che ti protegge non sonnecchierà. 4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchia e non dorme. 5 L’Eterno è colui che ti protegge, l’Eterno è la tua ombra, egli è alla tua destra. 6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. 7 L’Eterno ti custodirà da ogni male; egli custodirà la tua vita. 8 L’Eterno custodirà il tuo uscire e il tuo entrare ora e sempre.
Dio non dorme mai ed è sempre disponibile per noi, sempre pronto.
dicendogli: "Amico, prestami tre pani, 6 perché un mio amico in viaggio è arrivato da me, e io non ho cosa mettergli davanti" 7 e quello di dentro, rispondendo, gli dice: "Non darmi fastidio, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me; non posso alzarmi per darteli"?
L’amico è infastidito dalla visita notturna del suo conoscente, mentre Gesù in
1 Pietro 3:10-12. Infatti "chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; 11 si ritragga dal male e faccia il bene, cerchi la pace e la persegua, 12 perché gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alla loro preghiera, ma la faccia del Signore è contro quelli che fanno il male”.
Le orecchie di Dio sono sempre attente ai bisogni dei suoi figli, anche quando noi non pensiamo a Lui.
L’amico non è contento di dare il pane all’altro uomo e desidera mandarlo via. Ma in
Luca 12:22-32. è scritto che per Dio è un piacere darci tutte le cose del suo regno.
Poi disse ai suoi discepoli: "Perciò vi dico: Non siate in ansia per la vostra vita di che mangerete, né per il vostro corpo di che vi vestirete. 23 La vita vale più del nutrimento e il corpo più del vestito. 24 Osservate i corvi, essi non seminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre; ebbene, voi valete molto più degli uccelli. 25 E chi di voi può con la sua ansietà aggiungere alla sua statura un sol cubito? 26 Se dunque non potete far neppure ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto? 27 Osservate come crescono i gigli: essi non lavorano e non filano; eppure io vi dico che Salomone stesso, in tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 28 Ora se Dio riveste così l’erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto maggiormente rivestirà voi, o gente di poca fede? 29 Inoltre non cercate che cosa mangerete o che cosa berrete, e non ne state in ansia, 30 perché le genti del mondo cercano tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che voi ne avete bisogno. 31 Cercate piuttosto il regno di Dio, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 32 Non temere, o piccol gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno.
A volte noi pensiamo che con la preghiera obblighiamo Dio a darci le cose che desideriamo o delle quali abbiamo bisogno; al contrario, attraverso la preghiera entriamo nella presenza del Signore e veniamo trasformati, entrando in sintonia con il Suo cuore. Dio non desidera sacrifici da noi, ma fede, al fine di comprendere come Egli sia sempre disponibile per noi, sempre all’erta e pronto a rispondere alle nostre suppliche. Egli è felice nel donare e desidera benedirci perché ci ama. Egli ha un progetto per la nostra vita, fatto che ci spaventa perché non lo conosciamo ed esula dal nostro volere, tuttavia dobbiamo gioirne perché certamente è il meglio per noi. L’essere chiamato come missionario in terre lontane, ad esempio, fa paura, eppure coloro che sono partiti riferiscono di esperienze uniche e significative, spiritualmente appaganti. Pensiamo ad Adamo ed Eva prima del peccato: la loro vita consisteva nel passeggiare nel giardino assieme a Dio, mangiando di ogni albero fosse stato di loro gradimento. Questo era il piano di Dio per l’uomo, il quale desidera ripristinare spiritualmente quel rapporto originario con le sue creature. Il Padre desidera che il nostro cristianesimo nasca dalla comunione con Lui e che da tale comunione scaturisca un dolce frutto. Molti cristiani, purtroppo, credono che Dio sia un Padre duro, il quale elargisce i propri favori a fatica e dopo molte suppliche da parte dei propri figli. Questa non è la realtà e contro tale modo di pensare dobbiamo chiedere una liberazione.
Ebrei 10:11-23. Dio è un padre buono e amorevole.
Qui viene paragonato il sacerdozio umano con quello di Cristo. Il libro è stato scritto per gli ebrei convertiti, i quali tuttavia erano cresciuti all’ombra di una cultura che vedeva la figura del sacerdote come colui che ogni giorno doveva portare dei sacrifici a Dio nel tempio per espiare i peccati propri e quelli di tutto il popolo. La loro religiosità si basava sulle opere umane e tale lettera viene scritta a questi cristiani perché comprendano come il sacerdozio di Cristo sia qualcosa di molto più alto rispetto a quello umano.
11 E, mentre ogni sacerdote è in piedi ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte i medesimi sacrifici, che non possono mai togliere i peccati, 12 egli invece (=Gesù), dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio,
Gesù ha offerto se stesso come sacrificio vivente una volta e per sempre. Il suo sacrificio, quindi, non deve essere rinnovato, mentre quello offerto dai sacerdoti antichi doveva essere svolto di continuo.
Gesù è alla destra di Dio ed è seduto, ossia è a riposo, poiché la sua opera è conclusa e perfettamente completata.
13 aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi. 14 Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati.
Con questa unica offerta, Gesù ha pagato per noi e ci ha resi perfetti per sempre: questa è la nostra posizione davanti a Dio dal punto di vista spirituale. I credenti, infatti, per fede vivono una duplice realtà, essendo ancora nel mondo e quindi imperfetti, ed essendo spiritualmente già nei luoghi celesti, in Cristo. Quando abbiamo creduto in Dio, Egli ci ha posti in Cristo, e come Egli è ora in cielo alla destra di Dio, anche noi in Lui siamo nel medesimo luogo. Queste cose sono già in essere, ma ancora carnalmente siamo nel mondo e ci stiamo santificando. Mediante questo processo Dio ci sta portando alla perfezione che è già in essere in Cristo Gesù.
15 E ce ne rende testimonianza anche lo Spirito Santo; infatti dopo aver detto: 16 "Questo è il patto, che farò con loro dopo quei giorni, dice il Signore, io metterò le mie leggi nei loro cuori e le scriverò nelle loro menti", 17 aggiunge: "E non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità".
Dio ha dimenticato tutti i peccati che gli abbiamo confessati, per cui non dobbiamo più portarne il peso, così come Satana vorrebbe. I cristiani non devono entrare alla presenza di Dio con la speranza di venire ascoltati dal Padre e da Lui perdonati, bensì con la certezza di avere un Padre misericordioso.
18 Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.
Se Dio ha dimenticato ciò che abbiamo commesso, allora non è necessario che facciamo dei sacrifici.
19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù,
Grazie al sangue di Gesù ogni cristiano può entrare nel luogo santissimo, che un tempo poteva essere varcato unicamente dal sacerdote e solamente una volta all’anno. Noi possiamo accedervi unicamente in virtù del sangue di Gesù e non per le nostre opere, né per i nostri sacrifici. Grazie al sacrificio di Cristo siamo perdonati e resi perfetti, poiché Dio non ricorda più i nostri falli. Per questo motivo non dobbiamo più compiere dei sacrifici e possiamo entrare nella sua presenza con franchezza. In 1 Giovanni è scritto che se confessiamo i nostri peccati, allora il sangue di Gesù può cancellarli, purificandoci da ogni iniquità. Gesù è fedele ed è il nostro avvocato presso il Padre. In Timoteo è scritto che Egli è il nostro mediatore presso Dio. Egli ascolta le nostre preghiere, è dalla nostra parte e desidera benedire la nostra vita per merito del sangue di Cristo. Per questo motivo ogni giorno possiamo presentarci al Padre, senza orgoglio, ma solamente credendo che Egli sia un buon padre per noi e che il suo piano per la nostra vita sia il migliore possibile. Dio vuole benedirci.
20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede,
Questo è il segreto per ogni cristiano: fidiamoci ciecamente di Dio, poiché Egli ha un piano per la vita di ognuno di noi; talvolta siamo soddisfatti con le briciole, mentre Dio vuole che ci sediamo alla sua mensa, non essendo dei mendicanti, ma figli del Re. Non dobbiamo supplicare per ottenere le benedizioni, poiché esse sono già destinate a noi e dobbiamo solamente afferrarle.
avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse.
Colui che ci ha fatto queste promesse non è un uomo, ma l’Iddio onnipotente, le cui affermazioni sono “Si e amen”. Dobbiamo conoscere bene il carattere di Dio per appropriarci di esso; solamente così potremo vivere nella serenità e lodare Dio con una gratitudine traboccante.
L’Eterno ci vuole come i piccoli fanciulli, pronti ad essere grati per ogni cosa.
Vs. 8-9. Io vi dico che anche se non si alzasse a darglieli perché gli è amico, nondimeno per la sua insistenza si alzerà e gli darà tutti i pani di cui ha bisogno. 9 Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.
La preghiera richiede insistenza, non perché Dio desideri di essere implorato, quanto perché dobbiamo volere qualcosa con tutto noi stessi. Se la richiesta è tiepida, allora non viene esaudita poiché Dio dà a coloro che ricercano.
Ora Gesù ci dice di cercare, di bussare e di chiedere. Tali azioni sono espresse nella forma continuativa, ovvero non riguardano azioni isolate, ma qualcosa di persistente. Dio è pronto a dare, ma i figli devono ricercare le benedizioni, che sono già pronte per loro.
Vs. 10-12. Poiché chiunque chiede riceve, chi cerca trova e sarà aperto a chi bussa. 11 E chi è tra voi quel padre che, se il figlio gli chiede del pane, gli dà una pietra? O se gli chiede un pesce gli dà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli dà uno scorpione?
Qui Gesù mette in relazione il pane con una pietra, così come Satana lo aveva istigato a dimostrare la propria divinità tramutando una pietra in pane. In Israele la pietra era lo strumento del giudizio poiché era usata per lapidare le persone; Satana è l’accusatore dei fratelli ed istiga le persone a scagliare la prima pietra.
Il pesce e il serpente, l’uovo e lo scorpione: il serpente e lo scorpione sono la figura dei demoni e Gesù ha dato ai discepoli l’autorità su tali cose.
Il pane, il pesce e le uova non sono dei cibi ricercati, ma basilari e quotidiani e pertanto Dio è sempre ben disposto a darceli. Tutto ciò che è buono per la nostra vita materiale e spirituale ci viene da Dio, il quale certamente, di fronte alle nostre necessità, non ci darà mai qualcosa di dannoso, come un demone. Se noi umani diamo ai nostri figli ciò che desiderano, tanto più lo farà Dio. Noi riteniamo di essere dei buoni genitori, anche se mancanti, tuttavia la Bibbia ci definisce malvagi, poiché lo siamo paragonati a Dio.
Vs. 13. Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono".
Dio fa sempre del bene ai propri figli e ci dona tutto ciò che ci serve. Soprattutto i doni dello Spirito sono quanto di meglio fa per noi e nessuno di essi proviene dal diavolo, come alcuni asseriscono. Il parlare in lingue edifica lo spirito nella preghiera, anche se noi non comprendiamo come ciò sia possibile. Ogni dono carismatico è buono per la vita dei cristiani e non dobbiamo temerne alcuno, anche se non lo comprendiamo. Tutto ciò che Dio ha in serbo per noi è il meglio. Preghiamo per i doni dello Spirito.
La bestemmia dei farisei.
I Vangeli raccontano di come Gesù fosse sempre in conflitto con le forze del male e di come scacciasse i demoni. Era palese a tutti il fatto che egli avesse autorità su di essi, tuttavia i suoi antagonisti cercavano di screditarlo asserendo che tale potere gli venisse da Satana, non da Dio. Egli, al contrario, insegnava ai suoi discepoli a pregare, sottolineando l’importanza della preghiera ed il potere della stessa sulle forze del male. Egli stesso pregava.
Vs. 14. Or egli stava scacciando un demone che era muto; e avvenne che, quando il demone fu uscito, il muto parlò e le folle si meravigliarono.
Gesù tocca un uomo muto e questi parla. In un certo senso tutte le persone non cristiane sono mute, cioè non sono in grado di espletare le lodi di Dio. Tuttavia, nel momento in cui Gesù ci tocca, ci libera dal maligno ed ecco che la nostra bocca si apre ed afferma le Sue meraviglie, proclamandolo vivente e resuscitato.
Come a quel tempo le folle si meravigliavano davanti ai miracoli, così anche oggi i nostri amici si sono stupiti del cambiamento che hanno visto in noi, pur criticandoci molto spesso. Coloro che non credono non capiscono e rifiutano Dio perché le Sue verità mettono in luce ciò che di marcio c’è nell’essere umano. Il cristiano entra in contatto con il creatore, comprende molte verità della vita ed allora esalta il suo Dio.
Vs. 15. Ma alcuni di loro dissero: "Egli scaccia i demoni per mezzo di Beelzebub, il principe dei demoni".
“Beelzebub” significa “signore delle mosche”, mentre “Baalzebul” vuol dire “signore del letame”. Satana, infatti, è fastidioso, sussurra alla nostra mente delle parole di sconfitta e cerca di separarci da Dio in modo subdolo.
Vs. 16. Altri invece, per metterlo alla prova, chiedevano da lui un segno dal cielo.
Anche l’atteggiamento di queste persone non è molto diverso da quello delle precedenti, poiché evidentemente non ritengono che quanto era appena accaduto all’uomo muto fosse un segno dal cielo.
Vs. 17-18. Ma egli, conoscendo i loro pensieri, disse loro: "Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina, e ogni casa divisa contro se stessa crolla. 18 Se dunque anche Satana è diviso contro se stesso, come può durare il suo regno? Poiché voi dite che io scaccio i demoni per mezzo di Beelzebub.
Tutto ciò che è diviso al suo interno va in rovina, sia esso una casa, una città o anche una chiesa. Satana non è diviso al suo interno, ma è colui che ama portare la divisione ed opera al fine di mettere i fratelli contro gli altri fratelli.
Proverbi 6:16-19. L’Eterno odia queste sei cose, anzi sette sono per lui un abominio: 17 gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che versano sangue innocente, 18 il cuore che escogita progetti malvagi, i piedi che sono veloci nel correre al male, 19 il falso testimone che proferisce menzogne e chi semina discordie tra fratelli.
Attraverso Salomone il Signore dice di odiare le cose precedentemente elencate, considerandole un abominio, ovvero qualcosa di repellente. Il nemico cerca di dividere il popolo di Dio per sconfiggere il piano dell’Eterno, e Gesù afferma che una casa divisa al suo interno non può stare in piedi.
Vs. 19. Or se io scaccio i demoni per mezzo di Beelzebub, per mezzo di chi li scacciano i vostri figli? Perciò essi saranno i vostri giudici.
Gesù si riferisce agli esorcisti giudei, i quali cacciavano i demoni. Quindi, se cacciare i demoni significa essere alleati del diavolo, allora anche gli esorcisti giudei si trovavano in questa condizione. Con il termine “i vostri figli”, Gesù indica questi giudei, apostrofandoli come “la vostra stessa gente”, “alcuni di voi”.
Vs. 20. Ma se io scaccio i demoni col dito di Dio, il regno di Dio è dunque giunto fino a voi.
Gesù afferma di operare con la potenza di Dio, con il dito stesso di Dio, fatto che implica l’operare diretto del Padre in mezzo a loro.
Nel VT si parlava degli occhi di Dio, della mano e del braccio, simbolo quest’ultimo della forza maschile; qui Gesù afferma di operare con il dito di Dio, ovvero con una parte del corpo molto piccola. Il Padre, infatti, capovolge le situazioni in un attimo e con uno sforzo minimo, utilizzando solamente un dito poiché la sua potenza è infinita, mentre quella del demonio è notevolmente inferiore. Satana è già stato giudicato e tutti i membri della chiesa ne sono la testimonianza vivente, essendo stati salvati e già posti spiritualmente alla destra di Dio. Il nemico ci odia poiché siamo una sorta di pubblicità vivente che testimonia la possibilità di vincere il male e di essere liberati dalla schiavitù del peccato. Per questo motivo egli combatte strenuamente per rovinare la nostra testimonianza, provocandoci attraverso i suoi servi al fine di indurci alla caduta. Ogni cristiano proclama con la sua vita la vittoria sul male tramite Gesù, colui che è più potente del nemico e che è in grado di guarire, salvare e purificare. In Colossesi è scritto che se Satana e tutti i demoni avessero conosciuto il piano di Dio per la salvezza umana, non avrebbero ucciso il Principe della vita, poiché in Lui tale opera si è compiuta. Satana è un burattino nelle mani di Dio e la sua sorte è già segnata. Quindi, non esistono due regni in antitesi, quello del male e quello del bene, i quali combattono per ottenere la vittoria, in quanto Gesù è già vincitore ed ha legato Satana e tutti i demoni nello stagno di fuoco per l’eternità. Cristo vuole essere conosciuto da tutti gli esseri umani e desidera ristabilire con noi quel rapporto originario che c’era al tempo della creazione.
Vs. 21-23. Quando l’uomo forte, ben armato, custodisce la sua casa, i suoi beni stanno al sicuro. 22 Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, questi gli toglie l’armatura nella quale confidava e ne divide le sue spoglie. 23 Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.
Gesù è più forte di Satana perché lo ha appena battuto, cacciandolo dall’uomo muto. Ogni chiesa che nasce ed ogni cristiano che si converte è la prova tangibile della vittoria di Dio su Satana. Agli occhi umani può sembrare che, considerando l’andamento del mondo oggigiorno, il regno del bene stia soccombendo: legittimazione dei matrimoni omosessuali, omicidi puniti lievemente, criminalità infantile, ecc. Stiamo vivendo come ai tempi di Sodoma e Gomorra, tuttavia ciò non significa che il regno di Dio stia perdendo, bensì che esso va avanti e la presenza delle chiese e dei cristiani ne sono la prova. Gesù ha detto che le porte dell’inferno non potranno resistere alla sua presenza, poiché dobbiamo avere fede nelle sue parole. Noi serviamo il vincitore, colui che è il più forte e per questo motivo non dobbiamo credere che Satana abbia potere nella nostra vita: egli, infatti, ha solamente il potere che noi gli concediamo. In 1 Giovanni 4 è scritto: “Colui che è in voi è più forte di colui che è nel mondo”: Gesù è in noi ed è il vincitore sul male. Sapendo queste cose siamo obbligati a operare una scelta: o siamo dalla parte di Dio, oppure da quella di Satana. Non è possibile rimanere neutrali.
Vs. 24-26. Quando lo spirito immondo esce da un uomo, vaga per luoghi aridi, cercando riposo; e, non trovandone, dice: "Ritornerò nella mia casa dalla quale sono uscito". 25 E, se quando torna, la trova spazzata e adorna, 26 allora va e prende con sé sette altri spiriti peggiori di lui, ed essi entrano là e vi abitano; e l’ultima condizione di quell’uomo diviene peggiore della prima".
Non è possibile non prendere una posizione riguardo a Gesù: o siamo con lui o contro di lui. Prima della conversione siamo tutti figli di Satana, anche se tale idea non ci è gradita. Tuttavia la Bibbia afferma che le cose stanno esattamente in questo modo, che ci piaccia o meno. Quando un uomo viene a contatto con il Signore, o permette allo Spirito di dimorare in lui, oppure egli sarà a disposizione dei demoni. Analogamente, colui che viene liberato dai demoni, o dona la sua vita a Gesù, oppure verrà occupato da altri 7 spiriti, i quali si insedieranno in lui e se ne impossesseranno, come di una dimora di proprietà. Nessun figlio di Dio può essere posseduto poiché la scrittura insegna che “colui che il figlio ha liberato è libero veramente”, ossia totalmente libero. Romani 6 dichiara che il peccato non ha dominio sui credenti, ovvero non può avere il potere totale ed il controllo; possiamo dargli spazio, in base alla nostra volontà, e dobbiamo fare attenzione a non comportarci in tale modo perché il nemico tende ad occupare un posto sempre maggiore e a dividerci da Dio.
Nel mondo ci sono molte schiere di demoni, esseri molto forti che combattono contro i cristiani una guerra mortale, come al tempo degli antichi romani, quando un solo soldato vinceva, mentre l’altro moriva. Non vi è un’altra possibilità: il nemico vuole distruggere la vita dei cristiani e la nostra famiglia; ma il Signore è con noi e ci chiama a combattere come guerrieri spirituali, sapendo che la luce vince sempre sulle tenebre. In questa lotta dobbiamo scegliere da quale parte stare e lavorare secondo le nostre forze per il raggiungimento dello scopo, al fine di essere dei raccoglitori.
Circa Maria e i santi.
Vs. 27-28. Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna della folla alzò la voce e gli disse: "Beato il grembo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato". 28 Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano".
Gesù è in mezzo alla folla, ha liberato un uomo dai demoni, ed ecco che una donna pronuncia una frase di esaltazione su Maria, sua madre. Significativa è la risposta di Gesù.
Vediamo cosa dice la Bibbia riguardo a Maria.
1. Innanzi tutto, ella non è la madre di Dio, poiché Egli è eterno e non ha una madre:
Isaia 43:10-11. I miei testimoni siete voi, dice l’Eterno, insieme al servo che ho scelto, affinché voi mi conosciate e crediate in me, e comprendiate che sono io. Prima di me nessun Dio fu formato, e dopo di me non ve ne sarà alcuno. 11 Io, io sono l’Eterno, e all’infuori di me non c’è Salvatore,
Nessuno preesiste a Dio; egli è l’Eterno, il principio e la fine, l’alfa e l’omega, il creatore di ogni cosa. Maria non è la madre di Dio, ma dell’incarnazione di Gesù. E’ il vaso scelto da Dio per portare Cristo sulla terra nella sua carnalità. Gesù è Dio, ma è anche uomo, divenuto tale per salvarci dai nostri peccati; ora è l’unico mediatore tra l’uomo e Dio. Maria non è madre di Gesù in quanto divino, ma solo dell’uomo Gesù.
Sicuramente lei è in cielo, è beata ed onora Dio. E’ un esempio per tutti noi, così come lo sono tutti i servi di Dio, ma certamente né lei né questi ultimi sono oggetto di venerazione. Infatti, il culto e la preghiera sono dedicati solamente a Dio.
Giovanni 2:1-5. Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. 2 Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli. 3 Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: "Non hanno più vino". 4 Gesù le disse: "Che cosa c’è tra te e me o donna? L’ora mia non è ancora venuta". 5 Sua madre disse ai servi: "Fate tutto quello che egli vi dirà".
2. Questo è l’unico comandamento che ci ha dato Maria ed è buona cosa che tutti i cristiani lo seguano: dobbiamo fare tutto ciò che Gesù ci comanda.
Nel passo appena letto troviamo Gesù che riprende Maria.
Luca 8:19-21. Or sua madre e i suoi fratelli vennero da lui, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20 E da alcuni gli fu riferito: "Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti vogliono vedere". 21 Ma egli, rispondendo, disse loro: "Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica".
Anche qui Gesù non esalta Maria, ma sottolinea il fatto che l’appartenenza alla famiglia di Dio deriva dall’osservanza attiva dei precetti del Padre. In tale comportamento è la beatitudine.
Dio è molto severo circa l’adorazione, che vuole sia rivolta solamente a se stesso:
Deuteronomio 5:6-9. "Io sono l’Eterno, il tuo DIO, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. 7 Non avrai altri dèi davanti a me. 8 Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. 9 Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l’Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,
Dio non vuole essere raffigurato in nessun modo e in Giovanni 4 è scritto che Egli deve essere adorato in spirito e verità. Sono stati aboliti i vecchi statuti ebraici e le antiche usanze; Gerusalemme non è più la città santa, ma lo è la nuova Gerusalemme, in quanto composta da tutti i credenti della chiesa.
Qui di seguito vediamo come Dio è ancora più specifico circa le immagini:
Deuteronomio 4:14-29. E a me (=Mosè), in quel tempo, l’Eterno ordinò d’insegnarvi statuti e decreti, perché li mettiate in pratica nel paese in cui state per entrare per prendere possesso. 15 Poiché dunque non vedeste alcuna figura il giorno che l’Eterno vi parlò in Horeb dal mezzo del fuoco, vegliate diligentemente sulle anime vostre, 16 perché non vi corrompiate e vi facciate qualche immagine scolpita, nella forma di qualche figura: la rappresentazione di un uomo o di una donna, 17 la rappresentazione di un animale che è sulla terra, la rappresentazione di un uccello che vola nel cielo, 18 la rappresentazione di ogni cosa che striscia sul suolo, la rappresentazione di un pesce che è nelle acque sotto la terra; 19 perché alzando gli occhi al cielo e vedendo il sole, la luna, le stelle, tutto cioè l’esercito celeste, tu non sia attirato a prostrarti davanti a queste cose e a servirle, cose che l’Eterno, il tuo DIO, ha assegnato a tutti i popoli che sono sotto tutti i cieli; 20 ma l’Eterno ha preso voi e vi ha fatto uscire dalla fornace di ferro, dall’Egitto, per essere suo popolo, sua eredità, come siete oggi. 21 Or l’Eterno si adirò contro di me per causa vostra, e giurò che non avrei passato il Giordano e non sarei entrato nel buon paese che l’Eterno, il tuo DIO, ti dà in eredità. 22 Così io morirò in questo paese, senza passare il Giordano; ma voi lo passerete e possederete quel buon paese. 23 Guardatevi dal dimenticare il patto che l’Eterno, il vostro DIO, ha stabilito con voi, e dal farvi alcuna immagine scolpita nella forma di qualsiasi cosa che l’Eterno, il tuo DIO, ti abbia proibita. 24 Poiché l’Eterno, il tuo DIO, è un fuoco consumante, un Dio geloso. 25 Quando avrai generato figli e figli dei figli, e sarete rimasti a lungo nel paese, se vi corrompete e vi fate delle immagini scolpite nella forma di qualsiasi cosa, e fate ciò che è male agli occhi dell’Eterno, il vostro DIO, per irritarlo, 26 io chiamo oggi a testimoniare contro di voi il cielo e la terra, che voi presto scomparirete completamente dal paese di cui andate a prendere possesso attraversando il Giordano. Voi non prolungherete in esso i vostri giorni, ma sarete interamente distrutti. 27 E l’Eterno vi disperderà fra i popoli, e non rimarrà di voi che un piccolo numero fra le nazioni dove l’Eterno vi condurrà. 28 E là servirete dèi di legno e di pietra, fatti da mano d’uomo, che non vedono, non odono, non mangiano e non odorano. 29 Ma di là cercherai l’Eterno, il tuo DIO; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima.
Un vero credente non deve fare immagine di alcuna cosa, né di una persona, e non può prostrarsi davanti ad essa poiché Dio non lo consente. Il Signore non permetteva tale cosa in passato e non lo permette neppure oggi, eppure molti credenti si comportano in questo modo con le reliquie, con le foto, con le immagini e con le statue raffiguranti Dio, Gesù o i santi. Mosè afferma chiaramente che la raffigurazione delle immagini da adorare provoca l’ira di Dio, il quale distruggerà coloro che agiscono in tale modo.
Deuteronomio 27: 11-15. In quello stesso giorno Mosè diede quest’ordine al popolo, dicendo: 12 "Quando avrete attraversato il Giordano, ecco quelli che staranno sul monte Gherizim per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Giuseppe e Beniamino; 13 ed ecco quelli che staranno sul monte Ebal, per pronunziare la maledizione: Ruben, Gad, Ascer, Zabulon, Dan e Neftali. 14 I Leviti parleranno e diranno ad alta voce a tutti gli uomini d’Israele: 15 "Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, cosa abominevole per l’Eterno, opera delle mani di un artigiano, e la pone in luogo segreto". E tutto il popolo risponderà e dirà: "Amen".
Fare delle immagini non è una cosa di poco conto ed anche il NT ribadisce tale concetto:
Romani 1:18-25. Perché l’ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini, che soffocano la verità nell’ingiustizia, 19 poiché ciò che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, perché Dio lo ha loro manifestato. 20 Infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, essendo evidenti per mezzo delle sue opere fin dalla creazione del mondo, si vedono chiaramente, affinché siano inescusabili.
Paolo afferma che qualunque non credente, anche se non ha mai sentito parlare di Gesù, è senza scusa davanti a Dio, poiché quest’ultimo ha manifestato se stesso nella natura, la quale con le sue meraviglie è sotto gli occhi di tutti. Essa testimonia dell’esistenza di Dio e della sua potenza.
21 Poiché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno però glorificato né l’hanno ringraziato come Dio, anzi sono divenuti insensati nei loro ragionamenti e il loro cuore senza intendimento si è ottenebrato. 22 Dichiarandosi di essere savi, sono diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria dell’incorruttibile Dio in un’immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di bestie quadrupedi e di rettili. 24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, sì da vituperare i loro corpi tra loro stessi. 25 Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore che è benedetto in eterno. Amen.
Dio è senza macchia e senza peccato, è perfetto; analogamente è Gesù, il quale è stato tentato in ogni modo, eppure non ha ceduto al peccato. Tuttavia gli uomini hanno scelto di adorare qualcosa di corruttibile al posto di Dio, che è perfetto, preferendo le creature al creatore.
Per l’Eterno è cosa gravissima adorare dei santi, anche Maria, poiché è idolatria: è un peccato molto grave. Il Signore non ha mai avallato l’esaltazione di sua madre, sottolineando che la beatitudine nasce dal seguire la Parola e dal metterla in pratica.
Anche in Atti è scritto come la chiesa primitiva respingeva fermamente l’adorazione delle persone:
Atti 14:8-15. Or a Listra c’era un uomo paralizzato ai piedi, che stava sempre seduto e non aveva mai camminato, essendo storpio sin dal grembo di sua madre. 9 Costui udì parlare Paolo che, fissati gli occhi su di lui, e vedendo che egli aveva fede per essere guarito, 10 disse ad alta voce: "Alzati in piedi". Ed egli saltò su e si mise a camminare. 11 Quando la folla vide ciò che Paolo aveva fatto, alzò la voce, dicendo in lingua licaonica: "Gli dèi sono discesi fino a noi, in forma umana". 12 E chiamavano Barnaba Giove, Paolo Mercurio, perché era lui che parlava di più. 13 Or il sacerdote di Giove, il cui tempio era all’ingresso della loro città, condusse dei tori con ghirlande alle porte e voleva offrire un sacrificio assieme alla folla. 14 Ma gli apostoli Barnaba e Paolo, udito ciò, si stracciarono le vesti e si precipitarono in mezzo alla folla, gridando e dicendo: 15 "Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani con la vostra stessa natura e vi annunziamo la buona novella, affinché da queste cose vane vi convertiate al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi.
Per gli ebrei lo stracciarsi le vesti significava l’aver udito qualcosa di blasfemo, equivalente alle bestemmie, ovvero qualcosa di abominevole davanti a Dio. Paolo e Barnaba dimostrano che l’Eterno aborrisce tali manifestazioni e le ritiene qualcosa di vano, un’idolatria. Un vero cristiano adora solamente Dio.
Apocalisse 19:9-10. Un angelo è con Giovanni. Quindi mi disse: "Scrivi: Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello". Mi disse ancora: "Queste sono le veraci parole di Dio". 10 Allora io caddi ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: "Guardati dal farlo, io sono un conservo tuo e dei tuoi fratelli che hanno la testimonianza di Gesù. Adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia"
Giovanni è stato rapito in cielo, dove ha ricevuto la rivelazione riguardo agli ultimi tempi. E’ umanamente comprensibile che egli sia caduto ai piedi dell’angelo, tuttavia questo lo rimprovera e gli dice di non farlo, poiché è idolatria.
Apocalisse 21:1-8. Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare non c’era più. 2 E io, Giovanni, vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 E udii una gran voce dal cielo, che diceva: "Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Ed egli abiterà con loro; e essi saranno suo popolo e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima son passate". 5 Allora colui che sedeva sul trono disse: "Ecco, io faccio tutte le cose nuove". Poi mi disse: "Scrivi, perché queste parole sono veraci e fedeli". 6 E mi disse ancora: "E’ fatto! Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine; a chi ha sete io darò in dono della fonte dell’acqua della vita. 7 Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio. 8 Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda".
Questa sarà la fine degli idolatri. Oggi è il momento per effettuare una scelta tra Dio, e quindi seguire i suoi precetti punto per punto, e una religione.
1 Timoteo 2:5. Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo,
Solo Gesù è il mediatore, non Maria o qualche santo e solo Lui va adorato. Grazie al Suo sangue possiamo andare con franchezza davanti al trono del Padre e comunicare direttamente con Lui, chiedendo di essere purificati e riempiti con lo Spirito Santo.
La folla che segue Gesù ora ascolta tre esempi sui segni: quello di Giona, personaggio ben noto al popolo ebraico, quello della regina che percorre moltissima strada per ascoltare le parole di Salomone e quello della luce che è dentro i credenti, ovvero quello sul modo in cui ogni persona accoglie la luce.
Il segno di Giona.
Vs. 29-30. Ora, come le folle gli si stringevano attorno, egli cominciò a dire: "Questa generazione è malvagia; essa chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno del profeta Giona.
La gente che attornia Gesù cerca un segno e per tale motivo Gesù li definisce malvagi, poiché non bisogna cercare dei miracoli, ma porre la fiducia in Dio Padre. Tali persone non avranno alcun segno, se non quello del profeta Giona. Egli non aveva fatto miracoli, ma era uscito dal ventre del pesce dopo tre giorni, figura della morte e della resurrezione di Cristo. Pertanto, qui il Signore sta affermando che quella specifica generazione di Giudei aveva già assistito a molteplici segni, ma non aveva creduto, quindi non ne avrebbe visto più alcuno, al di fuori della sua resurrezione. Essa, infatti, è il maggiore di tutti i segni e dimostra che Cristo ha il potere sulla morte; inoltre dichiara che Dio da accettato la sua offerta, grazie alla quale la nostra fede ha un fondamento e non è vana. Il cristianesimo senza la resurrezione diviene uguale ad ogni altra religione, poiché tutti i fondatori di esse sono morti e le loro tombe sono ben visibili a tutti gli uomini. Al contrario, non esiste una tomba che accoglie Gesù, poiché è risorto. Tutte le persone non cristiane pregano un cadavere, mentre i seguaci di Gesù adorano una persona risorta dalla morte, la quale ha potere su ogni cosa. Per questo motivo il cristiano non deve temere la morte, poiché essa lo riporta alla casa del Padre, quella che è la nostra vera dimora e che lo sarà per l’eternità.
Il Signore afferma che coloro che cercano dei segni fanno parte di una generazione malvagia, eppure anche oggi molti cristiani nati di nuovo corrono dietro alle personalità di spicco e alle manifestazioni. Ciò non è corretto, poiché i doni sono qualcosa di apparente, mentre l’essenziale è il donatore, ovvero Cristo Gesù. E’ quest’ultimo che deve essere cercato con tutta la nostra forza, la nostra mente e la nostra anima, non i segni e i prodigi; questa sarebbe una malvagità ed una mancanza da parte nostra.
30 Infatti, come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell’uomo sarà un segno per questa generazione.
Vs. 31. La regina del Mezzodì si leverà nel giudizio con gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché essa venne dagli estremi confini della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Sta parlando della regina di Saba, località posta a sud dell’Arabia, l’attuale Yemen, una donna pagana che tuttavia compì un lunghissimo viaggio al fine di ascoltare le sapienti parole di Salomone. Nel giorno del giudizio gli uomini della generazione di Gesù saranno condannati perché non hanno fatto nulla per seguire il Cristo, ovvero uno di gran lunga maggiore di Salomone, anzi la Parola vivente. Quest’ultimo, infatti, fu un re di Israele, il quale all’inizio ha camminato con Dio, ma in seguito si è allontanato dal suo creatore.
Vs. 32. I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona, ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona".
I Niniviti risorgeranno poiché hanno ascoltato il profeta Giona e si sono ravveduti, ma coloro che non ascoltano Gesù, che è più grande di Giona, non avrà la vita eterna. E’ stata la predicazione di Giona lo strumento di conversione per i Niniviti, ovvero la Parola di Dio, la quale è vivente e potente.
Giovanni ci dice chi è Gesù:
Giovanni 1:1-14. Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio. 2 Egli (la Parola) era nel principio con Dio. 3 Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola), e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta. 4 In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini. 5 E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa. 6 Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni, 7 Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui; 8 egli non era la luce, ma fu mandato per rendere testimonianza della luce. 9 Egli (la Parola) era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo. 10 Egli (la Parola) era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non lo ha conosciuto. 11 Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, 12 ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, 13 i quali non sono nati da sangue né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. 14 E la Parola si è fatta carne ed ha abitato fra di noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, come gloria dell’unigenito proceduto dal Padre, piena di grazia e di verità.
Gesù è il “logos”, ovvero la Parola di Dio stesso; Egli era davanti alla gente, ma essa non lo ha accolto. Se la regina di Saba ha comminato per migliaia di chilometri per ascoltare un uomo, tanto più gli uomini dovrebbero ascoltare Gesù, che si è fatto come noi ed ha vissuto tra noi. E’ la Parola vivente, la luce del mondo, perciò non corriamo dietro ai segni e ai prodigi, ma solamente a lui.
Luca 16:19-31. E’ la storia dell’uomo ricco e del mendicante Lazzaro.
"Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente. 20 Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose 21 e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco, e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abrahamo; morì anche il ricco e fu sepolto. 23 E, essendo tra i tormenti nell’inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno. 24 Allora, gridando, disse: "Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. 25 Ma Abrahamo disse: "Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. 26 Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi. 27 Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. 29 Abrahamo rispose: "hanno Mosé e i profeti, ascoltino quelli". 30 Quello disse: "No, padre Abrahamo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno". 31 Allora egli gli disse: "Se non ascoltano Mosé e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti"".
Anche oggi siamo portati a pensare che le persone potrebbero convertirsi vedendo delle guarigioni o qualunque tipo di segni, ma la Parola di Dio dice chiaramente che ciò non corrisponde alla verità, poiché chi non ascolta la Bibbia non crede a nessun’ altra cosa. Un esempio esplicativo è Gesù, che per tre anni ha fatto moltissimi miracoli, eppure non è stato accolto. Quando ha resuscitato Lazzaro, ad esempio, quest’ultimo è stato vittima degli attacchi dei Farisei, i quali hanno cercato di ucciderlo di nuovo, poiché il loro cuore era talmente indurito contro Dio e lo Spirito Santo, che anche un tale miracolo non riusciva a cambiarli.
Questo è esattamente ciò che Gesù afferma nel versetto 33:
La lampada del corpo.
Vs. 33. "Or nessuno, quando ha acceso una lampada, la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candeliere, affinché coloro che entrano vedano la luce.
Gesù è la luce del mondo, ed oggi lo è la chiesa. Gesù, la luce, era davanti a loro: bisognava solamente riceverlo.
Vs. 34. La lampada del corpo è l’occhio se dunque il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà illuminato, ma se il tuo occhio è malato, anche tutto il tuo corpo sarà pieno di tenebre.
Gli antichi credevano che la luce uscisse dagli occhi umani, mentre oggi la scienza ha dimostrato che l’occhio riceve la luce dall’esterno e poi trasmette l’immagine al cervello. Ciò che Gesù voleva intendere con l’esempio dell’occhio è che se il nostro cuore è ben disposto nel ricevere la luce, allora tutto il nostro essere sarà illuminato da essa; al contrario, se il nostro essere è malato, esso respingerà la luce. Molti credenti si avvicinano alla Parola con un atteggiamento di superiorità, convinti di aver già appreso ogni parte della scrittura e dotati un cuore critico. E’ molto probabile, invece, che l’ascolto di un messaggio già trattato derivi dal fatto che quelle parole non sono state accolte completamente la volta precedente. E’ necessario deporre l’orgoglio ed ascoltare ogni virgola della Parola di Dio.
Questo era il problema dei Farisei, considerati “dottori della legge” e detentori della “luce”; essi avevano la legge di Mosè ed erano forti in questo. Sezionavano la Parola di Dio e, in base ad essa, davano addirittura la decima delle spezie, e per questo sono stati considerati esagerati anche da Gesù. Erano pignoli nel seguire le loro leggi e le regole, eppure ora avevano davanti Dio onnipotente ed erano ciechi a causa del loro cuore duro.
Vs. 35-36. Bada perciò che la luce che è in te non sia tenebre.
Essi ritenevano di essere detentori della luce e che tutti i gentili fossero nelle tenebre, eppure Gesù afferma che proprio la regina di Saba e i Niniviti, ovvero dei gentili, sarebbero stati accolti nel momento del giudizio. Infatti, proprio essi, che erano considerati come cani, ovvero come esseri spregevoli, avevano accolto una piccola luce, mentre gli ebrei, che avevano davanti la vera luce, cioè Gesù, lo avevano rigettato. Per questo motivo erano degni della condanna e giudicati da quei gentili. Stiamo attenti a come riceviamo la luce.
Giovanni 3:16-21. Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19 Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; 21 ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio".
Molte persone ritengono che, nel giorno del giudizio, Dio si presenterà a noi con l’elenco delle opere buone che abbiamo fatto, ma anche con quello delle azioni malvagie; se le opere buone saranno in numero maggiore, allora andremo in paradiso, ma se, al contrario, saranno inferiori, allora il destino è l’inferno. Ma Gesù ha dichiarato che le cose non stanno affatto così: la salvezza o la condanna dipende dal nostro accettare o meno la “luce”, ovvero Gesù. Dio non ci chiederà l’elenco delle azioni buone che abbiamo fatto, bensì quale rapporto abbiamo avuto con Cristo, il nostro salvatore. Egli è un dono prezioso dato per noi e solo a noi spetta la risposta e, quindi, la nostra sorte eterna.
36 Se quindi tutto il tuo corpo è illuminato senza avere alcuna parte tenebrosa, tutto sarà illuminato, come quando la lampada ti illumina col suo splendore".
Gesù censura i Farisei e gli Scribi.
Vs. 37-38. Ora, mentre egli parlava, un certo fariseo lo invitò a pranzo in casa sua. Ed egli entrò e si mise a tavola. 38 Il fariseo notò questo e si meravigliò che non si fosse lavato prima del pranzo.
Gesù ha appena terminato di predicare, quando un fariseo lo invita a pranzo, forse perchè interessato a quanto aveva appena udito.
Appena il Signore si siede a tavola, il fariseo si meraviglia per il fatto che non si lava le mani. Tale usanza non aveva nulla a che fare con l’igiene, ma era un rituale che garantiva la purezza. Infatti i Giudei prima di mangiare qualunque vivanda si facevano versare sulle mani dell’acqua, proprio al fine di eliminare ogni fonte di contaminazione, con la quale potevano venire in contatto nel mondo peccaminoso. Essi conoscevano perfettamente la quantità di acqua che dovevano utilizzare e le modalità del lavaggio, poichè la “Mishnah” li prescriveva minuziosamente.
Essendo Gesù un maestro religioso, ancora di più il Fariseo si meraviglia per il fatto che non rispetti tale usanza ritenuta fondamentale.
Vediamo allora la reazione molto dura di Cristo, il quale odia l’ipocrisia al di sopra di ogni altro peccato. La parola “ipocrita” deriva dal greco ed indicava gli attori, ovvero coloro che fingono di essere un determinato personaggio, ma che in realtà non lo sono.
Gesù è molto duro con i Farisei, tuttavia il suo comportamento è dettato dall’amore che nutre per queste persone, bisognose della riprensione per cambiare e comprendere le realtà spirituali. Facciamo attenzione a non essere come questi Farisei.
Circa i Farisei.
Ecco alcune caratteristiche dei Farisei:
Guardano l’agire degli altri per poterli criticare.
Questo uomo, infatti, invita Gesù a pranzo, tuttavia trova immediatamente un pretesto per vedere in Lui un difetto: “non ha lavato le sue mani”. Ricordiamo che Gesù era perfetto e che nulla gli si poteva rimproverare.
Vs. 39. E il Signore gli disse: "Ora voi farisei pulite l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di malvagità.
Essi guardano all’esteriorità delle cose ed il loro giudizio si ferma su di esse. Anche in Matteo 15:1-20 i discepoli vengono criticati perchè mangiavano con le mani sporche, ma Gesù ha affermato che il nostro corpo viene contaminato da ciò che esce dalla nostra bocca, ossia dalle parole malvagie.
Il Signore era perfetto e già da tempo pronunciava parole d’amore, guariva le persone e le consolava; tuttavia i Farisei bramavano coglierlo in fallo e vedere in Lui solamente quei particolari che ai loro occhi di religiosi sembravano sbagliati. In questo modo si sentivano autorizzati a non credere in Lui e ad escludere che Egli fosse il Messia.
Il Fariseo è una persona che cammina secondo la legge, ma che non è in grado si essere all’altezza degli standard di perfezione che egli stesso ha posto; per questo motivo si sente mancante davanti a Dio e cerca i falli negli altri, al fine di provare un certo sollievo.
Non è scritto che questo uomo abbia pronunciato alcun giudizio nei confronti di Cristo, tuttavia Egli si accorge della sua meraviglia e sa perfettamente da cosa deriva. Per questo afferma l’importanza dell’interiorità dell’essere umano, mentre i farisei si basavano su ciò che appare. Infatti:
Si interessano dell’apparenza.
A loro interessano le azioni umane, mentre Dio gradisce la sostanza del nostro essere interiore.
Vs. 40-41. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha fatto anche l’interno? 41 Ma date in elemosina quel che c’è dentro, e ogni cosa sarà pura per voi.
Cosa significa questa frase? Cosa dobbiamo dare in elemosina?
Alcuni interpretano che bisogna dare da mangiare ai poveri, ossia condividere il contenuto “della coppa e del piatto”; altri che bisogna donare i nostri beni in generale. In ogni caso, è necessario porre attenzione a ciò che c’è all’interno della nostra vita, in modo che le altre cose ne siano una conseguenza naturale.
Vs. 42. Ma guai a voi farisei! Poiché voi pagate la decima della ruta della menta e di ogni erba, e poi trascurate la giustizia e l’amore di Dio. Dovevate fare queste cose, senza trascurare le altre.
Sono estremamente pignoli nell’espletare le loro usanze esteriori, che portano a compimento fino nel minimo dettaglio. Gesù qui esprime rammarico per il modo in cui davano la decima, ordine contenuto nella Legge. Essa era nata per esprimere amore verso Dio, tuttavia era divenuta un estenuante calcolo matematico di ogni erba del giardino. Addirittura la Mishnah affermava l’esclusione della ruta dal calcolo della decima, perciò i Farisei andavano oltre il richiesto. Pertanto in questo versetto il Signore afferma che essi ponevano attenzione alle cose futili, trascurando quelle di vera importanza, quali la giustizia e l’amore per Dio. La giustizia è il fare ciò che è giusto davanti a Dio, facendoci guidare dallo Spirito Santo, liberi dalle regole predefinite.
Vs. 43. Guai a voi farisei! Perché amate il primo posto nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze.
Amano essere lodati dagli uomini.
I Farisei desiderano essere al centro dell’attenzione pubblica, essere considerati eminenti, al punto da avere i posti prenotati perfino nelle sinagoghe. Bramano essere salutati da tutti nelle pubbliche piazze con deferenza, sempre per sentirsi importanti. Quindi, preferiscono essere lodati essi stessi, piuttosto che dare lode a Dio.
Vs. 44. Guai a voi scribi e farisei ipocriti! Perché siete come i sepolcri che non si vedono, e gli uomini vi camminano sopra senza accorgersene".
Ora Gesù li paragona ad un sepolcro nascosto, il quale appunto non si vede, tuttavia contamina chi lo calpesta, sia pure inconsciamente. Per gli Ebrei la tomba era qualcosa di impuro, in grado di contaminare coloro che vi venivano in contatto. Pensiamo ai Farisei, che stimavano altamente se stessi, che qui vengono paragonati ad una fonte di contaminazione per gli altri. E Gesù stava dicendo proprio questo: coloro che seguono i Farisei, ritenendoli persone degne di stima, e ne imitano i comportamenti, saranno contaminati dai loro stessi errori.
In altri passi Gesù li paragona a dei sepolcri, a marmi bianchi e attraenti per gli occhi, ma che all’interno contengono ossa di morti e carne in putrefazione.
Numeri 19:16-19. Chiunque nei campi tocca uno ucciso per la spada o morto di morte naturale, o un osso d’uomo, o un sepolcro, sarà impuro per sette giorni. 17 E per una persona impura si prenderà della cenere della vittima arsa per purificare dal peccato e si verserà su di essa dell’acqua corrente, in un vaso; 18 poi un uomo puro prenderà dell’issopo, lo intingerà nell’acqua e ne spruzzerà la tenda, tutti gli utensili, tutte le persone che si trovano là e colui che ha toccato un osso o l’ucciso o il morto di morte naturale o il sepolcro. 19 L’uomo puro spruzzerà l’impuro il terzo giorno e il settimo giorno; nel settimo giorno l’uomo impuro si purificherà: laverà le sue vesti, laverà se stesso nell’acqua, e alla sera sarà puro.
Questa legge è stata scritta da Mosè più di 4.000 anni fa, quando l’uomo non conosceva i microbi e le infezioni, poichè dettata da Dio. La Sua maggiore preoccupazione, infatti, a quel tempo, era quella di dare delle norme igieniche che prevenissero il diffondersi delle epidemie
Quindi:
4. I farisei contaminano le anime che li prendono ad esempio.
Vs. 45. Allora uno dei dottori della legge, rispondendo, gli disse: "Maestro, dicendo queste cose, tu offendi anche noi".
I dottori della legge sono gli Scribi, gli avvocati, coloro che conoscono ogni punto più insignificante della legge.
Vediamo come Gesù parte all’attacco anche di queste persone:
vs. 46. Ed egli disse: "Guai anche a voi, dottori della legge! Perché caricate gli uomini di pesi difficili da portare, e voi non toccate questi pesi neppure con un dito.
Caricano gli altri con pesi insostenibili.
Essi sono coloro che mettono dei pesi sulle spalle delle persone, in quanto interpreti della legge attraverso regole minuziose ed innumerevoli. Sono gli autori della Mishnah, che contiene tutte le norme che gli Ebrei devono conoscere per essere certi di portare a termine ogni punto della Legge di Dio. Il loro compito sarebbe stato quello di aiutare le persone, mentre, al contrario, rendevano la Legge un fardello estenuante. Ad esempio: essi insegnavano che, nel giorno di sabato, le persone non potevano portare pesi “ nella mano destra o nella sinistra, nel seno o sulle spalle”, però era consentito che lo facessero “ sul dorso della mano, con il piede, con la bocca, con il gomito, con l’orecchio, nei capelli, nel portafoglio portato a bocca in giù, tra il portafoglio e la camicia, nell’orlo della camicia, nella scarpa o nel sandalo”. Se pensiamo che tali norme erano state formulate per tutti i punti della Legge, allora comprendiamo come per le persone comuni era ben difficile sapere se una cosa fosse consentita o meno. E’ bene comunque sapere che il giurista conosceva anche molte scappatoie, le quali gli permettevano di vivere come meglio gli pareva.
In ogni caso, la realtà che Dio ha progettato per noi è ben diversa da questa: il rapporto tra il Signore ed il cristiano deve essere gioioso, contrario a quello voluto dai giuristi.
Vs. 47-48. Guai a voi! Perché voi edificate i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. 48 Così facendo, voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri, infatti essi uccisero i profeti e voi edificate i loro sepolcri.
I dottori della Legge vengono accusati di onorare i profeti, i quali sono stati perseguitati ed uccisi dai loro predecessori; infatti, è molto facile onorare qualcuno che è morto, piuttosto che una persona viva.
Anche nel mondo occidentale è accaduta la medesima cosa, ossia molti santi, oggi onorati, un tempo furono perseguitati dalla chiesa. Un esempio è Francesco d’Assisi.
I Farisei credono di amare Dio attraverso le loro regole, mentre in realtà essi sono molto lontani da Lui.
Vs. 49-51. Per questa ragione anche la sapienza di Dio ha detto: "Io manderò loro dei profeti e degli apostoli, ed essi ne uccideranno alcuni ed altri li perseguiteranno". 50 Affinché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, che è stato sparso fin dalla fondazione del mondo: 51 dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il tempio; sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.
Gesù cita una frase pronunciata da Dio, ma che non è contenuta nella Bibbia. Probabilmente Egli sapeva che un’affermazione simile poteva essere detta da Dio, poichè conforme al Suo pensiero, oppure si tratta di una esclamazione di Gesù, piuttosto che di una citazione.
In ogni caso il Signore era certo che quella generazione avrebbe rifiutato degli uomini di Dio, e ciò viene attribuito loro come colpa. Infatti, così facendo si sono schierati dalla parte di coloro che hanno ucciso i profeti, perciò su di loro ricadrà il sangue di tutti gli uomini di Dio giustiziati.
Vs. 52. Guai a voi dottori della legge! Perché avete sottratto la chiave della scienza! Voi stessi non siete entrati e ne avete impedito l’accesso a coloro che entravano".
Qui è un altro paradosso: i dottori della legge ritenevano di conoscere perfettamente la Legge di Dio, poichè l’avevano analizzata minuziosamente; per questo motivo essi ritenevano di essere in grado di insegnarla a tutto il popolo, però non riconoscono Gesù, la chiave di tutta la conoscenza. Con i loro metodi avevano privato le persone della vera conoscenza di Dio, impedendo loro di instaurare un intimo rapporto con il Padre. Questi, infatti, veniva visto come un giurista, ossia qualcuno che ha stabilito solamente regole e leggi, piuttosto di un padre amorevole; allo stesso modo, la Bibbia è divenuta un libro di difficile comprensione, adatto solamente a pochi eletti.
Al contrario, la Parola ci presenta il carattere di Dio e soprattutto i Vangeli ci fanno comprendere il suo carattere pieno d’amore. Gesù è la chiave di ogni cosa e solo attraverso di Lui si può ottenere la vita eterna. Qui afferma che i Farisei non otterranno la vita eterna ed impediranno anche agli altri di venire a Cristo.
I Farisei impediscono alle persone di venire a Cristo.
Le persone non hanno bisogno di leggi e regole, ma di vedere Cristo nella vita dei credenti; solamente Cristo crocifisso, infatti, dona la vita e fa pulizia di ciò che è dannoso per noi.
I Farisei fanno discepoli di se stessi, non di Cristo.
In questo modo le persone avranno sempre bisogno di loro e non ricercheranno Cristo, ma tale fatto è errato poichè solo il Signore ha le parole di vita eterna. L’uomo ci offre la religione, ma Cristo dona la vita. Per questo motivo dobbiamo essere seguaci di Gesù e solo di Lui, affinchè tutta la nostra vita sia guidata da Lui e perfino le nostre parole.
Giovanni 8: 31-36. Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: "Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". 33 Essi gli risposero: "Noi siamo progenie di Abrahamo e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Diventerete liberi"?". Qui vediamo come questi Farisei non ponevano la propria fiducia in Gesù, ma nell’uomo; nel caso specifico erano orgogliosi si discendere da Abramo. 34 Gesù rispose loro: "In verità, in verità vi dico: Chi fa il peccato è schiavo del peccato. 35 Or lo schiavo non rimane sempre nella casa; il figlio invece vi rimane per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi sarete veramente liberi".
Se siamo nati di nuovo e figlioli di Dio siamo totalmente liberi, non guidati da leggi e regole ma da cristo Gesù. Questo è il credo di tutti i credenti: siamo liberi e allora camminiamo nella libertà.
Vs. 53-54. Ora, mentre egli diceva loro queste cose, gli scribi e i farisei, cominciarono ad irritarsi grandemente contro di lui e ad assalirlo con molte domande 54 tendendogli tranelli, per coglierlo in fallo e poterlo accusare per qualche sua parola.
Gli Scribi, o dottori della legge, ed i Farisei sono furibondi e cominciano a tempestare Gesù di domande, con lo scopo di trarlo irritarlo e fargli pronunciare qualche parola sconveniente. La parola tradotta con “cogliere” è “thereusai”, usata per indicare la caccia ad un animale feroce; qui vuole sottolineare un’opposizione molto serrata.