Luca 15
Cap. 15.
Qui troviamo degli esempi che ci illustrano come Dio non resti inattivo nell’attesa della conversione delle anime, bensì si adoperi per cercarle senza riposo. Qui è il cuore del Padre.
Parabola della pecora e della dramma smarrite.
Vs. 1-2. Or tutti i pubblicani e i peccatori, si accostavano a lui per udirlo. 2 E i farisei e gli scribi mormoravano, dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro".
I pubblicani erano gli esattori delle tasse e, come tali, non erano affatto benvoluti dai giudei, poiché collaboravano con i Romani e si arricchivano sulle spalle dei loro concittadini. Pertanto erano allontanati ed emarginati da tutti.
I peccatori erano le persone ritenute immorali o che svolgevano lavori considerati incompatibili con la Legge.
Gesù frequentava tali persone ed i Farisei e gli Scribi criticavano il suo comportamento. Egli, infatti, era sempre dalla parte delle persone più lontane dalla Parola di Dio, così come fa oggi, che ricerca ogni uomo per trarlo in salvo. Rallegriamoci perché il suo cuore non è cambiato.
Vs. 3-7. Allora egli disse loro questa parabola: 4 "Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? 5 E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; 6 e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta 7 Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.
Dio è come questo pastore, che lascia le pecore al sicuro per cercare con accanimento quella che si è perduta. Certamente egli non rincasa fino a quando, con grande gioia, trova la pecora smarrita e se la pone sulle spalle. Questo è il cuore del Padre per noi.
Vs. 8. O quale donna, se ha dieci dramme, e ne perde una, non accende la lampada, non spazza la casa e non cerca accuratamente finché non la ritrova?
Al posto della nostra fede nuziale, che è il simbolo della fedeltà nel matrimonio, le donne ebree avevano una collana con 10 monete. Tale simbolo, quindi, era molto importante per loro e, quando questa donna perde una moneta, spazza tutta la casa nella ricerca spasmodica di quanto ha perduto.
Altre persone interpretano nel seguente modo: una dramma equivaleva al salario ricevuto da un operaio per una giornata di lavoro, perciò 10 dramme rappresentavano un buon risparmio per una donna anziana e, quindi, erano molto importanti. A quel tempo le case non avevano finestre, oppure ne avevano di molto piccole, perciò era necessario accendere una lampada per cercare qualcosa di molto prezioso.
Vs. 9-10. E quando l’ha trovata, chiama insieme le amiche e le vicine, dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta". 10 Allo stesso modo vi dico, vi sarà gioia presso gli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede".
Se la donna gioisce nel ritrovare qualcosa di caro per lei, tanto più Dio e gli angeli fanno di fronte al ravvedimento di un’anima.
Parabola del figlio prodigo.
Troviamo qui tre personaggi:
il Padre, cioè Dio,
il figlio, cioè ognuno di noi,
il figlio maggiore, ossia ognuno di noi che assuma tale atteggiamento.
Vs. 11-13. Disse ancora: "Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane di loro disse al padre: "Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta". E il padre divise fra loro i beni. 13 Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente.
Il figlio più giovane chiede al padre la parte di eredità a lui spettante allo scopo di avere il danaro sufficiente per allontanarsi dalla casa di origine e vivere lussuosamente. Il padre gli concede quanto sarebbe stato suo in futuro, anche se a malincuore, poiché sapeva che suo figlio si sarebbe allontanato da lui. Qui è anche il comportamento di Dio, il quale ci ha dotato del libero arbitrio e permette che ci comportiamo secondo il nostro volere. Tuttavia, quando le nostre azioni ci conducono alla rovina, generalmente incolpiamo il Signore delle proprie disgrazie, non considerando più che, invece, esse sono frutto di una scelta personale. Perché Dio ha permesso che tale cosa mi capitasse? Il Signore non desidera mai per noi le cose negative, ma sovente noi le ricerchiamo facendo delle scelte lontane dalla Parola del Padre.
Vs. 14. Ma quando ebbe speso tutto, in quel paese sopraggiunse una grave carestia ed egli cominciò ad essere nel bisogno.
Il ragazzo comincia ad essere in una situazione di bisogno e se ne rende conto. Questa consapevolezza è qualcosa di molto positivo, poiché distoglie l’uomo da se stesso e lo fa volgere verso Dio. Infatti, quando gli esseri umani vivono in una condizione agiata si dimenticano del Signore e ritengono di non avere bisogno di Lui, anzi di essere sufficienti a se stessi. Al contrario, coloro che sono bisognosi, sviluppano un cuore aperto al Padre e grato per ogni benedizione che ricevono.
Qui vediamo che il giovane si trova contemporaneamente di fronte a due grandi guai: rimane senza danaro e scoppia una carestia. Quanto al primo problema, egli ne è la sola ed unica causa, mentre il secondo aumenta smisuratamente la sua pessima situazione. Nessuno lo aiuta, vuoi perché i suoi compagni di gozzoviglie non erano veri amici, vuoi perché anche essi si trovavano in gravi difficoltà.
Vs. 15. Allora andò a mettersi con uno degli abitanti di quel paese, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Quando un figliolo di Dio stringe un’alleanza con un non credente, stia pur certo che questa è la fine che farà, ovvero a pascolare i porci, cioè finirà in una situazione disperata.
Per un ebreo non esisteva occupazione più disgustosa, poiché i maiali erano animali considerati immondi, i più sporchi, e per loro era vietato mangiarli. Nessun ebreo avrebbe mai pascolato o curato i maiali, poiché impuri. Per accettare un simile lavoro, quindi, il giovane doveva essere davvero disperato e caduto in una situazione estremamente misera.
Vs. 16. Ed egli desiderava riempire il ventre con le carrube che i porci mangiavano, ma nessuno gliene dava.
Ecco la sua condizione: degli animali erano più importanti di lui.
Vs. 17. Allora, rientrato in sé, disse: "Quanti lavoratori salariati di mio padre hanno pane in abbondanza, io invece muoio di fame!
Il giovane rientra in sè, realizza il bisogno che ha di Dio, di tornare alla casa del padre, poiché è caduto talmente in basso da comprendere quanto era abbondante la condizione in cui era vissuto. Desidera tornare sui suoi passi.
Vs. 18-19. Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te 19 non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati.
Qui è il pentimento e la consapevolezza di avere bisogno di Dio; essere il più misero dei suoi servi é una condizione migliore che essere preda nelle mani di Satana.
Il giovane decide fermamente di tornare e chiedere perdono a suo padre, pur non conoscendone la reazione. Quest’ultimo, infatti, avrebbe potuto respingerlo e rimandarlo alla vita che aveva scelto.
Vs. 20. Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.
Qui si può ipotizzare che ogni giorno il padre era alla finestra nella speranza di vedere suo figlio tornare, intento a sperare e a pregare perché questo avvenisse. Il suo cuore era pieno di amore, di speranza, di compassione e di perdono per questo figlio lontano. Questo è il cuore del Padre celeste per tutto il mondo: ogni giorno Egli sta sperando nella conversione delle anime.
Vs. 21. E il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio".
Il figlio non riesce neppure a finire la sua frase, nella quale avrebbe voluto chiedere di divenire un servo salariato, che il padre lo interrompe e gli dona molto più di quanto avrebbe desiderato.
Vs. 22-24. Ma il padre disse ai suoi servi: "Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. 23 Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E si misero a fare grande festa.
Il figlio viene accolto con tutti gli onori ed a lui viene offerto quanto di meglio il padre aveva, poiché quella era un’occasione di festa.
Così Dio vuole rivestirci con l’abito reale, donarci l’anello di appartenenza alla sua famiglia e i sandali, che separeranno i nostri piedi dalla sporcizia del mondo.
Vs. 25-28. Or il suo figlio maggiore era nei campi; e come ritornava e giunse vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamato allora un servo, gli domandò cosa fosse tutto ciò. 27 E quello gli disse: "E’ tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano salvo". 28 Udito ciò, egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare.
Il figlio maggiore si adira, poiché viene manifestata tanta gioia per il ritorno di suo fratello.
Vediamo di nuovo il cuore del padre: era andato incontro al primo figlio ed ora esce incontro al secondo, pregandolo di entrare in casa. Dio va sempre verso l’uomo e non lo abbandona.
Vs. 29-30. Ma egli, rispose al padre e disse: "Ecco, son già tanti anni che io ti servo e non ho mai trasgredito alcun tuo comandamento, eppure non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma quando è tornato questo tuo figlio, che ha divorato i tuoi beni con le meretrici, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato.
Ecco il cuore del fratello maggiore:
il suo rapporto con il padre si basava sulle opere: aveva lavorato per lui ed ora voleva che il padre capisse quanto gli doveva. Non aveva sperimentato la grazia poiché Dio non ci dona le sue benedizioni in base ai nostri meriti, ma al sangue di Gesù. Il figlio minore, invece, pur avendo compiuto peccati evidenti ed esteriori, ha tuttavia compreso il proprio stato di bisogno e certamente sarà stato grato per quanto stava ricevendo immeritatamente e inaspettatamente.
Il fratello maggiore si sentiva giusto di fronte al padre, certo della rettitudine del suo comportamento e certamente riteneva di essere migliore del fratello. Ma di fronte a Dio nessuno di noi è giusto e fortunatamente non otteniamo da Lui quanto meritiamo per il nostro operare.
Vs. 31. Allora il padre gli disse: "Figlio, tu sei sempre con me, e ogni cosa mia è tua.
Il giovane non ha compreso di essere padrone di ogni cosa che appartiene a suo padre, un uomo ripieno di amore e di parole affettuose. Egli riconosceva la fedeltà del figlio e ne apprezzava le doti, ma l’amore che prova è uguale per tutti e due i suoi figli. Il primo certamente non comprendeva fino in fondo i propri diritti e non ne usufruiva appieno, come molti cristiani fanno verso Dio. Non può esserci la gelosia verso i fratelli, poiché essa toglie la gioia nel rapporto col Padre. Ogni giorno dobbiamo appropriarci per fede di ciò che Egli ci dona poiché siamo figli, ossia membri della sua famiglia ed eredi con Cristo; ciò è dovuto non ai nostri meriti, ma al sacrificio di Gesù, quindi per grazia.
Vs. 32. Ma si doveva fare festa e rallegrarsi perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"".
E’ necessario accogliere a braccia aperte coloro che tornano nella famiglia di Dio perché sono fratelli, membri della stessa famiglia. Qui, infatti, il padre non chiama l’altro figlio “mio figlio”, ma “tuo fratello”, volendo sottolinearne la parentela e l’affinità con l’altro figlio.