Luca 16

Luca 16:1-13
Craig Quam
Luca 16:14-31
Craig Quam

Cap. 16.

Parabola del fattore infedele.

Nei versetti seguenti Gesù non sta approvando l’inganno, tuttavia sta facendo comprendere l’importanza dell’accorgersi di quando il tempo a noi concesso è giunto alla fine. In questo caso, il fattore disonesto ha compreso di non avere più altre possibilità nella casa del proprio padrone, ed allora fa tutto ciò che è in suo potere per salvare il salvabile. Allo stesso modo i cristiani, comprendendo che stiamo vivendo gli ultimi tempi, devono darsi da fare in tutti i modi per preparare il ritorno di Cristo ed essere avveduti. La venuta del Signore mette tutti gli uomini davanti ad una scelta e fa sì che essi debbano prendere una decisione.

Vs. 1-2. Or egli disse ancora ai suoi discepoli: "Vi era un uomo ricco che aveva un fattore; e questi fu accusato davanti a lui di dissipare i suoi beni. 2  Allora egli lo chiamò e gli disse: "Che cosa è questo che sento dire di te? Rendi ragione della tua amministrazione, perché tu non puoi più essere mio fattore". 

Questo racconto è rivolto ai discepoli, mentre i precedenti erano per i farisei.

Un fattore era uno schiavo al quale veniva data la responsabilità amministrativa di un podere, allo scopo di sollevarne il padrone. In questo caso il fattore, invece, doveva essere un uomo libero, poiché poteva stipulare contratti al posto del padrone. Quest’ultimo si accorge del suo agire disonesto e decide di licenziarlo.

Vs. 3-7.  E il fattore disse fra se stesso: "Che farò ora, dato che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? A zappare non son capace, e a mendicare mi vergogno. 4  Io so cosa fare affinché, quando io sarò rimosso dall’amministrazione, mi accolgano nelle loro case. 5  Chiamati dunque ad uno ad uno i debitori del suo padrone, disse al primo: "Quanto devi al mio padrone”? 6  Quello rispose: "Cento bati di olio". Allora egli gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siedi e scrivi subito cinquanta". 7  Poi disse ad un altro: "E tu quanto devi". Ed egli disse: "Cento cori di grano". Allora egli gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". 

Prima che si sparga la voce del suo licenziamento, il fattore decurta il debito che deve riscuotere, ma lo incassa per se stesso. In questo modo i debitori del suo padrone avrebbero provveduto per un tempo al suo mantenimento.

Il bato è un’unità di misura che corrisponde a circa 40 litri di olio, mentre il Koros è circa 350 Kg.

Vs. 8.  Il padrone lodò il fattore disonesto, perché aveva agito con avvedutezza, poiché i figli di questo mondo, nella loro generazione, sono più avveduti dei figli della luce. 

“I figli del mondo”, ovvero coloro che pongono la loro mente solamente nelle cose materiali, generalmente sono più avveduti in queste cose dei “figli della luce”, ovvero dei figli di Dio, poiché questi ultimi non sono allenati negli imbrogli.

A nostro carico c’è il fatto di essere creduloni e di cadere nelle reti di coloro che, ad esempio, con il pretesto di essere portatori di spiritualità, ci inducono a versare a loro i nostri averi.

Dobbiamo essere avveduti circa i tempi che stiamo vivendo, poiché la Bibbia ci mette in guardia e ci annuncia i segni della fine; Dio ci ha dato delle opportunità e noi, che sappiamo che il tempo stringe, le dobbiamo sfruttare, usandole per il suo regno.

Vs. 9.  Or io vi dico: Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste perché, quando esse verranno a mancare, vi ricevano nelle dimore eterne. 

Se investiamo del tempo con le persone del mondo, esse si convertiranno ed allora, quando questo tempo materiale sarà passato, il frutto delle nostre opere ci accoglierà in paradiso.

Impieghiamo il nostro danaro per le cose spirituali, cioè per fare del bene e per ingrandire l’opera di Dio, in modo che le cose di questo mondo edifichino per noi un tesoro in cielo. Sfruttiamo il nostro tempo di permanenza nel luogo in cui viviamo e lavoriamo, perché le persone che ci conoscono sentano parlare di Dio ed  abbiano la vita eterna. Siamo gli strumenti che l’Eterno vuole utilizzare in questo tempo ed in questo luogo, a noi sta la scelta e la disponibilità per portare a termine tale progetto.

Vs. 10.  Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto. 

La fedeltà è qualcosa che fa parte dell’interiorità della persona e si vede prima nelle piccole cose, poi in quelle grandi. Chi è avaro nel dare secondo ciò che possiede ora, certamente lo sarà anche nella ricchezza.

Vs. 11.  Se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere? 

Se non siamo fedeli verso Dio con le cose materiali, Egli non ci affiderà mai quelle di gran valore, cioè quelle spirituali.

Vs. 12-13.  E se non siete stati fedeli nelle ricchezze altrui, chi vi darà le vostre? Qui Gesù ci dice che le ricchezze materiali che possediamo in realtà non ci appartengono, poiché sono un’abbondanza dataci dal Creatore. 13  Nessun servo può servire a due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro; voi non potete servire a Dio e a mammona". 

Mammona è il danaro, e se noi diveniamo suoi servitori, allora non possiamo più esserlo di Dio. Osserviamo come Gesù non ci dice che servire Dio e il denaro allo stesso tempo sia una questione difficile oppure gravosa, bensì è categorico nell’affermare l’impossibilità della cosa. Perciò la vita di un cristiano non deve basarsi sull’ammucchiare il danaro.

L’autorità della legge.

Vs. 14.  Or i farisei, che erano amanti del denaro, udivano tutte queste cose e si beffavano di lui. 

Qui comprendiamo che, mentre il Signore raccontava la storia del fattore infedele ai suoi discepoli, poco lontano i farisei erano in ascolto e si beffavano di Lui.

Vs. 15.  Ed egli disse loro: "Voi siete quelli che giustificate voi stessi davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori; poiché ciò che è grandemente stimato tra gli uomini è cosa abominevole davanti a Dio. 

Gesù mette a nudo i loro peccati poiché conosce i loro cuori, pertanto afferma che il danaro che essi amano tanto è cosa abominevole davanti a Dio.

I farisei sono coloro che si giustificano davanti agli altri, cosa che tutti gli uomini tendono a fare: non è colpa mia, ma dei miei genitori, del governo, della polizia...Possiamo prendere in giro chiunque, ma non Dio, che conosce i nostri cuori fino in profondità.

In questo mondo, coloro che non conoscono Dio stimano grandemente il danaro, la posizione sociale o lavorativa, l’essere famoso, tuttavia tali cose, così preziose sulla terra, sono abominevoli per Dio, ovvero addirittura ripugnanti. Oggi ci viene detto che dobbiamo acquisire una mentalità aperta verso le diversità di ognuno, perciò ben vengano i programmi sull’omosessualità o su ogni altro tipo di peccato umano, tutte cose repellenti per Dio. Ogni cristiano, perciò, deve fare attenzione a non lasciarsi risucchiare dalla mentalità del mondo e rimanere fermamente ancorato alla Parola di Dio.

Il Signore stima cose ben diverse da quelle umane: l’umiltà, le anime degli uomini, la vita umana, ovvero tutte cose che per Lui sono preziosissime, tanto da sacrificare suo figlio per tali cose.

Vs. 16.  La legge e i profeti arrivano fino a Giovanni; da allora in poi il regno di Dio è annunziato e ognuno si sforza di entrarvi. 

Il tempo di Giovanni Battista è stato uno spartiacque tra ciò che Dio ha rivelato tramite la Legge e i Profeti, e la venuta di Gesù, ovvero tra il Vecchio e il Nuovo Testamento. Il primo è il tempo di Israele, il secondo ha aperto la salvezza a tutti gli uomini.

Vs. 17.  Ma è più facile che passino il cielo e la terra, piuttosto che cada un sol apice della legge. 

La legge di Mosè non è mai qualcosa di superato poiché contiene le giuste norme del vivere umano. Perciò neanche il più piccolo puntino della legge e della Parola verrà mai vanificato.

Vs. 18.  Chiunque manda via la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio".

La legge permetteva ad un uomo di ripudiare la propria moglie, cosa che la donna non poteva fare (Deut. 24: 1 e segg.). I farisei erano molto permissivi su questo argomento e permettevano il divorzio anche per futili motivi, quali ad es. il bruciare i cibi oppure trovare una donna più carina della propria. Per Dio il matrimonio deve durare tutta la vita e non avere come scopo il divorzio; esso è stato istituito per la durezza del cuore umano (Mc. 10:5). Facciamo attenzione come cristiani a non farci risucchiare anche da questa usanza terrena, poiché in molte chiese evangeliche esso è divenuto una pratica comune. 

Il ricco e il mercante Lazzaro.

Notiamo come qui ci viene detto chiaramente il nome del mendicante, ossia di un uomo da nulla per la società, mentre quello del ricco non viene neanche menzionato. Lazzaro significa “Dio è il mio aiuto”. In proverbi è scritto che del malvagio sarà cancellato anche il suo ricordo sulla terra.

Non dobbiamo intendere il senso del racconto come l’esaltazione della sofferenza e della povertà per ottenere la beatitudine eterna, in contrapposizione alla ricchezza terrena, che conduce al tormento negli inferi. Lazzaro, se è in cielo, credeva in Dio, così come il ricco dal suo comportamento fa comprendere di essere un non credente. Infatti, non aiutava il povero mendicante e non gli riservava neppure le proprie briciole.

Vs. 19. "Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente. 

La porpora era un tessuto che veniva tinto  con un colorante molto costoso, estratto da un mollusco, il murice. Scopritori di tale modalità di tintura furono i Fenici. Il bisso era una tela molto fine, che veniva usata per creare gli indumenti intimi, posti sotto i vestiti. Questo uomo ricco vestiva lussuosamente e viveva una vita agiata. Non viene detto che abbia compiuto gravi peccati, tuttavia la sua condanna deriva dall’aver vissuto per se stesso.

Vs. 20-21.  Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose 21  e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco, e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 

Lazzaro si trova nella condizione antitetica: è pieno di piaghe ed ha fame, tuttavia non riesce a soddisfare neppure uno dei suoi bisogni.

Vs. 22.  Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abrahamo; morì anche il ricco e fu sepolto. 

Lazzaro era certamente un credente in Dio, dal momento che dopo la morte si trova presso Abramo ed ora la sua condizione è veramente felice. Il ricco, invece, è tormentato e soffre.

Vs. 23.  E, essendo tra i tormenti nell’inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno. 

L’Ades è il luogo generico in cui soggiornano tutti i defunti, ma tale termine nel Nuovo Testamento non è mai utilizzato per i salvati. La Geenna è il luogo dei tormenti eterni.

Vs. 24.  Allora, gridando, disse: "Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. 

Che quest’uomo dia per scontato che Lazzaro, che in vita era un povero, fosse obbligato ad andare fino da lui per dargli sollievo? Se è così, anche dopo la morte dimostra poco rispetto  e non ha capito che i valori terreni non esistono più.

Vs. 25-26.  Ma Abrahamo disse: "Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. 26  Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi. 

Nella vita il ricco ha avuto quello che ha scelto; avrebbe potuto fare delle elemosine con i suoi beni, prendersi cura dei poveri e dedicarsi allo studio della Parola di Dio. Al contrario, ha pensato solamente a se stesso

Inoltre, dice Abramo, nell’al di là non è possibile passare da uno stato di cose all’altro, perciò Lazzaro neanche volendo avrebbe potuto portargli l’acqua.

Vs. 27-29.  Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, 28  perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. 29  Abrahamo rispose: "Hanno Mosé e i profeti, ascoltino quelli". 

Il ricco chiede allora che Lazzaro sia inviato a casa di suo padre perché testimoni ai suoi 5 fratelli, ed essi si ravvedano. Evidentemente tutti sapevano che Lazzaro fosse un credente, mentre il ricco lo era solo in apparenza e nella vita aveva dimostrato tutt’altro. Abramo afferma che i parenti ricchi del morto dovevano investigare le scritture e lì avrebbero tratto ogni verità.

Notiamo come durante tutto il colloquio Lazzaro non interviene mai per lamentarsi della sorte che ha vissuto in vita, né per rinfacciare all’uomo la sua insensibilità. Egli accetta quanto Dio nella sua bontà gli sta donando.

Abramo era ricco nella vita ed ora era in cielo. Quindi, la Bibbia non denigra la ricchezza, tuttavia insegna ad usarla quale benedizione per gli altri e non con egoismo.

Vs. 30-31.  Quello disse: "No, padre Abrahamo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno". 31  Allora egli gli disse: "Se non ascoltano Mosé e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti"". 

Le apparizioni soprannaturali oppure gli avvenimenti di potenza spirituale (es. guarigioni) possono incuriosire, però non cambieranno il cuore umano. Solo la Parola di Dio converte le anime perché è potente e vivente. Essa si infiltra piano piano nell’essere umano, lo fa crescere spiritualmente e gli dà la vita eterna.

Se una persona non riesce a provare compassione avendo in mano la Parola e Lazzaro alla porta, allora nulla può scuotere il suo cuore.

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